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Cessione Del Credito — Anno 2026

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111 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessione Del Credito

Provvedimenti

Responsabilità erariale: clinica condannata per crediti falsi
Una clinica privata accreditata ha eseguito prestazioni sanitarie oltre il tetto di spesa concordato. Invece di seguire le vie ordinarie, ha ceduto questi crediti contestati a una società terza, dichiarando falsamente che fossero certi ed esigibili. La società terza ha poi ottenuto il pagamento forzato dall'Azienda Sanitaria tramite pignoramento, causando un danno pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che sussiste la responsabilità erariale davanti alla Corte dei conti. Le Sezioni Unite hanno chiarito che le strutture sanitarie private accreditate sono inserite nell'organizzazione pubblica. Di conseguenza, la violazione dei limiti di spesa e l'uso di raggiri per ottenere pagamenti non dovuti rientrano pienamente nella giurisdizione del giudice contabile, in quanto configurano un danno erariale diretto alle casse pubbliche.
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Rimborso del credito IVA: perché il Modello Unico non basta
Il Cessionario ha richiesto il rimborso del credito IVA acquistato da una contribuente che aveva cessato l'attività. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per decadenza e per mancanza di prove sull'esistenza del credito. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha dato ragione al Fisco, evidenziando che il richiedente non ha fornito le fatture d'acquisto e i registri IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Cessionario, confermando che per ottenere il rimborso del credito IVA non basta la mera indicazione del credito nella dichiarazione dei redditi (Modello Unico). Il contribuente ha l'onere di provare i fatti costitutivi del credito esibendo la documentazione contabile di supporto, mentre l'Amministrazione Finanziaria può contestare l'esistenza del credito anche oltre i termini di accertamento.
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Legittimazione passiva: ASL non paga i debiti della finanziaria
Una società sanitaria fallita e una società di factoring chiedevano il pagamento di prestazioni sanitarie erogate tra il 2004 e il 2010 a un'Azienda Sanitaria Locale. L'ente pubblico eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva per gli anni dal 2004 al 2007, indicando come debitore la finanziaria regionale incaricata dei pagamenti dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato che la legittimazione passiva spetta esclusivamente all'ente regionale designato per quel periodo, escludendo la responsabilità dell'azienda sanitaria. La successiva revoca delle funzioni di pagamento alla finanziaria non ha effetto retroattivo sui debiti già sorti. Il ricorso dei creditori è stato quindi rigettato.
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Contratto di sconto bancario: valido anche senza firma scritta
Una società e i suoi fideiussori si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca per un debito derivante da un conto corrente e da operazioni di sconto cambiario. I debitori sostenevano la nullità delle commissioni e degli interessi applicati, lamentando la mancanza di un contratto di sconto bancario in forma scritta. La Corte d'Appello ha ridotto il debito ma ha ritenuto valide le operazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i ricorrenti non hanno specificato la data di inizio del rapporto. Questo dato è fondamentale poiché, per i contratti sorti prima della legge sulla trasparenza bancaria del 1992 e del Testo Unico Bancario del 1993, non era previsto l'obbligo della forma scritta per il contratto di sconto bancario.
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Cessione del credito bancario: la banca perde senza prove
Una mutuataria si è opposta al pignoramento immobiliare avviato da una banca che sosteneva di aver acquistato il suo debito da un altro istituto. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di contestazione da parte del debitore, la banca ha l'onere di dimostrare l'effettiva titolarità del credito. Nel caso di specie, la banca non ha fornito prove sufficienti della cessione originaria, limitandosi a produrre tardivamente in appello solo l'estratto della Gazzetta Ufficiale. La Suprema Corte ha chiarito che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non basta a provare l'inclusione del singolo credito nella cessione in blocco. Di conseguenza, i ricorsi delle banche sono stati rigettati, confermando l'illegittimità dell'azione esecutiva per mancanza di prova sulla cessione del credito bancario.
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Responsabilità professionale del notaio: ipoteca nulla e risarcimento
Un istituto di credito avvia un pignoramento contro il garante di un mutuo, ma scopre che l'ipoteca, redatta dal notaio, contiene dati catastali errati riferiti a immobili non più esistenti. Il garante si oppone e la società cessionaria del credito chiede il risarcimento dei danni al professionista. La Corte di Cassazione conferma la nullità parziale dell'ipoteca per l'incertezza dei beni e sancisce la responsabilità professionale del notaio. I giudici chiariscono che, sebbene non sia applicabile la teoria del contatto sociale poiché la società acquirente non esisteva all'epoca dell'atto, il notaio risponde a titolo di responsabilità extracontrattuale per aver leso il diritto di credito del terzo cessionario, impedendogli di riscuotere la garanzia. Il ricorso del notaio viene rigettato, con conseguente condanna al risarcimento.
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Cessione parziale del credito: il committente deve pagare lo studio
Un committente si oppone al decreto ingiuntivo richiesto da uno studio tecnico per prestazioni professionali di progettazione. Lo studio aveva precedentemente effettuato una cessione parziale del credito a un associato. Il committente eccepisce il difetto di legittimazione attiva dello studio e contesta gravi difformità edilizie. La Cassazione rigetta il ricorso del committente, confermando che la cessione parziale del credito non fa perdere al creditore originario la legittimazione ad agire per la quota residua. Inoltre, trattandosi di prestazione unitaria, il giudice può valutare l'intero rapporto contrattuale per quantificare il dovuto, escludendo l'inversione dell'onere della prova se l'adempimento risulta provato dagli atti di causa.
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Tasso di interesse convenzionale: l’Asl vince contro il Factor
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'Azienda Sanitaria contro una Società di Factoring riguardo al calcolo degli accessori su crediti sanitari ceduti. La Società di Factoring pretendeva l'applicazione di un tasso di interesse di favore previsto da un vecchio accordo regionale del 1990. La Suprema Corte ha chiarito che tale tasso di interesse convenzionale aveva natura premiale ed era strettamente subordinato alla rinuncia, da parte delle case di cura, a intraprendere azioni legali per i ritardi nei pagamenti. Inoltre, la norma regionale che legittimava quel tasso era stata annullata con effetto retroattivo per incompetenza legislativa della Regione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva concesso gli interessi maggiorati, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Azione Revocatoria Cessione Credito: Fuga di beni all’estero bloccata
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria su beni conferiti in società estere da alcuni fideiussori per sottrarli alla garanzia di un ingente debito. La questione centrale riguardava la legittimità della nuova società creditrice, subentrata tramite una cessione del credito, a beneficiare dell'azione. La Corte ha stabilito che l'azione revocatoria cessione credito è pienamente valida: gli effetti della sentenza favorevole si estendono automaticamente (ope legis) al nuovo creditore. È stata inoltre confermata la correttezza della procedura con cui la banca originaria ha agito in giudizio come rappresentante della nuova società. I fideiussori hanno perso la causa, vedendo vanificato il loro tentativo di proteggere il patrimonio.
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Cessione Credito Appalto: Impresa non Banca perde contro il Comune
Una società, cessionaria di un credito derivante da un contratto di appalto, ha tentato di riscuoterlo da un Comune. L'ente pubblico si è opposto, sostenendo l'invalidità dell'operazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, stabilendo un principio fondamentale sulla cessione credito appalto pubblico: è valida solo se il cessionario (chi acquista il credito) è una banca o un intermediario finanziario. La normativa speciale per gli appalti pubblici prevale sulle regole generali del Codice Civile, che prevedono una maggiore libertà di cessione. Di conseguenza, la società, non avendo i requisiti soggettivi richiesti, ha perso la causa e non ha potuto incassare il credito.
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Cessione del credito: paga l’ente giusto ma perde la finanziaria
Una società finanziaria ha citato in giudizio un ente sanitario per ottenere il pagamento di un credito acquistato da una struttura sanitaria. La controversia ruotava attorno alla validità della cessione del credito. Inizialmente, i giudici avevano ritenuto che l'ente avesse accettato la cessione effettuando dei pagamenti. Tuttavia, è stato poi dimostrato un errore di fatto decisivo: i pagamenti erano stati fatti al creditore originale, non alla società finanziaria. La Cassazione ha quindi confermato che, in assenza di una notifica o di un'accettazione valida (anche tramite comportamenti concludenti), la cessione del credito non è efficace verso il debitore. L'ente sanitario, avendo pagato il creditore originario, ha vinto la causa.
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Fornitura senza contratto scritto? L’Ente Pubblico non paga
Una società creditrice ha agito contro un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere il pagamento di alcune fatture. La richiesta è stata respinta perché mancava un contratto scritto tra l'ente pubblico e il fornitore originario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la forma scritta nei contratti con la Pubblica Amministrazione è un requisito di validità assoluto. L'assenza del documento scritto rende il contratto nullo, e questa nullità può essere dichiarata dal giudice in qualsiasi momento. Né l'effettiva esecuzione della prestazione né i pagamenti parziali possono sanare questo vizio. La società ha quindi perso la causa.
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Cessione del credito e garanzie: anche quelle autonome passano
La Corte di Cassazione affronta un caso di cessione del credito e garanzie personali. Due garanti si opponevano al pagamento verso il nuovo creditore, sostenendo che la loro non era una semplice fideiussione, ma un contratto autonomo di garanzia che non si sarebbe trasferito automaticamente con il credito. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'articolo 1263 del codice civile, che prevede il trasferimento degli accessori del credito, si applica a tutte le garanzie personali. Pertanto, anche un contratto autonomo di garanzia segue il credito e si trasferisce al nuovo creditore. I garanti sono stati condannati a pagare.
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Cessione azione revocatoria: automatica o serve l’ok del giudice?
Un amministratore, responsabile per la cattiva gestione della sua società poi fallita, vende un immobile personale. La società che acquista il credito per i danni derivanti dalla cattiva gestione agisce per revocare la vendita. La questione arriva in Cassazione: la **Cessione azione revocatoria** è automatica con il trasferimento del credito o serve una specifica autorizzazione del giudice fallimentare? Riconoscendo la novità e la rilevanza del quesito, la Corte non decide ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. L'esito finale resta quindi in sospeso.
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Cessione Credito IVA: Compra un Credito ma il Fisco lo Annulla
Una società, per ridurre un debito fiscale, acquista un credito IVA da un'altra azienda. L'Agenzia delle Entrate, però, disconosce l'operazione. Una verifica fiscale rivela che la società venditrice aveva già chiesto il rimborso dello stesso credito e che la procedura di trasferimento non era corretta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Fisco, stabilendo un principio chiaro: una cessione credito IVA che non rispetta le forme di legge è inefficace (inopponibile) nei confronti dell'Amministrazione Finanziaria. Di conseguenza, la società acquirente ha perso la causa e ha dovuto pagare le imposte originarie, oltre alle spese legali.
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Credito IVA falso: la culpa in vigilando del contribuente costa caro
Una società, per ridurre un ingente debito fiscale, acquista un credito IVA da un'altra azienda a metà del suo valore, fidandosi di un professionista. Il Fisco scopre che il credito è inesistente e annulla la compensazione, applicando pesanti sanzioni. La società si difende sostenendo di essere stata truffata. La Cassazione, però, le dà torto, affermando il principio della **culpa in vigilando del contribuente**. Secondo i giudici, la società è stata negligente: le condizioni troppo vantaggiose dell'operazione avrebbero dovuto insospettirla e spingerla a un maggiore controllo sul professionista. La mancanza di diligenza rende il contribuente corresponsabile e quindi soggetto a sanzioni.
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Querela di Falso: Firma Contesa ma il Credito Resta Valido
Una società debitrice si opponeva a una cessione di credito, presentando una querela di falso contro la scrittura privata che la formalizzava. Sosteneva che la firma fosse falsa e apposta da un soggetto senza poteri. Durante la causa, il credito è stato ulteriormente ceduto a una nuova società. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, la società che acquista il credito contestato è un legittimo convenuto nel processo. Secondo, il giudice non è vincolato alla sola perizia calligrafica, ma deve valutare tutte le prove per decidere sull'autenticità del documento. L'azione della società debitrice è stata respinta, confermando la validità della cessione.
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Azione Revocatoria: Vendita al Figlio non Salva la Casa dai Debiti
Un padre, debitore verso una banca, vende un immobile al figlio. Successivamente, il figlio e la moglie costituiscono un fondo patrimoniale su quello stesso bene. La società che ha acquisito il credito della banca agisce in giudizio. La Corte di Cassazione conferma la validità dell'azione revocatoria, dichiarando inefficaci sia la vendita sia la costituzione del fondo. Secondo i giudici, il rapporto di parentela tra padre e figlio è sufficiente a dimostrare la consapevolezza del danno al creditore. La diminuzione del patrimonio del debitore, che resta con un solo immobile di scarso valore, giustifica pienamente l'azione a tutela del credito.
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Cessione Credito IVA Fittizio: Società Perde Contro il Fisco
Una società ha utilizzato in compensazione un credito IVA acquistato da terzi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, emettendo una cartella di pagamento perché riteneva il credito originario inesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la pretesa del Fisco, stabilendo che le prove raccolte dalla Guardia di Finanza nel processo verbale di constatazione (p.v.c.) erano sufficienti a dimostrare la natura fraudolenta dell'operazione. La sentenza ribadisce che, di fronte a solidi indizi forniti dall'Amministrazione, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza del credito. Il caso evidenzia i rischi legati alla cessione credito IVA fittizio e l'importanza delle prove nel contenzioso tributario.
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Cessione Crediti PA: Ospedale perde contro la Banca per un vizio
Una banca ha acquistato i crediti che alcuni fornitori vantavano verso un'Azienda Ospedaliera. L'Ospedale si è opposto al pagamento, sostenendo che la cessione crediti Pubblica Amministrazione richiedesse la sua approvazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ospedale. La decisione non entra nel merito della necessità del consenso, ma si basa su un vizio procedurale: l'Ospedale non ha contestato in modo specifico la ragione principale della sentenza precedente. Di conseguenza, la banca vince la causa e l'Ospedale è tenuto a pagare i crediti ceduti.
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