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Centrale Rischi

39 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un archivio informativo gestito dalla Banca d'Italia che raccoglie dati sui debiti di famiglie e imprese verso il sistema bancario e finanziario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fideiussione a prima richiesta: la Cassazione conferma il pagamento bancario
Un'Azienda ha ottenuto un finanziamento regionale per un impianto fotovoltaico, garantito da una fideiussione a prima richiesta emessa da una Banca. La Regione ha revocato il finanziamento per rendicontazione insufficiente. La Banca ha pagato la Regione e ha chiesto il rimborso all'Azienda. L'Azienda ha contestato, sostenendo che la fideiussione non era "a prima richiesta" e che la Banca avrebbe dovuto verificare l'inadempimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile. Ha rilevato che le questioni sulla natura della fideiussione a prima richiesta e sull'obbligo di pagamento erano già state decise in precedenti giudizi definitivi (giudicato esterno), precludendo nuove discussioni.
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Segnalazione illegittima Centrale Rischi: il danno va provato, non è automatico
Un'Azienda è stata segnalata alla Centrale Rischi per un importo superiore al dovuto da un Ente Finanziario, impedendole l'accesso a nuovi finanziamenti. L'Azienda ha chiesto il risarcimento dei danni, sostenendo che la segnalazione fosse illegittima e che il danno fosse "in re ipsa". Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, ritenendo che l'Azienda non avesse provato il danno subito. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il danno da segnalazione illegittima Centrale Rischi non è automatico e deve essere sempre dimostrato concretamente.
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Prescrizione del Diritto Bancario: Società Perde Contro Banca per Addebiti
Una Società ha citato in giudizio una Banca per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate e il risarcimento danni, a causa di interessi ultralegali, anatocismo e segnalazioni illegittime alla Centrale Rischi. La Banca ha eccepito la *prescrizione del diritto bancario*. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il diritto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della Società, ribadendo che l'interruzione della prescrizione decorre dalla ricezione dell'atto e che le domande erano state correttamente rigettate per difetto di prova e allegazione. La Società ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Segnalazione alla Centrale Rischi tra derivati e conto in rosso
Una Società ha chiesto il risarcimento dei danni contestando la Segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una Banca. La Società sosteneva che l'iscrizione a sofferenza dipendesse da contratti derivati rivelatisi inesistenti. I giudici hanno accertato che l'esposizione debitoria derivava da un saldo negativo di conto corrente del tutto autonomo rispetto ai derivati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società. L'impresa non ha infatti contestato la vera ragione della decisione, cioè l'esistenza del debito bancario da conto corrente che da solo giustificava la misura. La Società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Danno da Esecuzione Illegittima: Cassazione chiarisce i limiti
Una Debitore ha citato in giudizio diverse banche per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che avevano avviato procedure di esecuzione forzata illegittime e che avevano effettuato segnalazioni errate alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di risarcimento per danno da esecuzione illegittima deve essere presentata nell'ambito del giudizio di opposizione all'esecuzione, non in un processo autonomo. Ha inoltre confermato l'inammissibilità dell'appello della Debitore riguardo alla segnalazione alla Centrale Rischi, poiché non aveva specificamente contestato le motivazioni del giudice precedente né provato il danno effettivo. La Debitore ha perso su quasi tutti i fronti.
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Revocatoria fallimentare e banche: quando la prova non basta
Il Fallimento di una società ha proposto un'azione di revocatoria fallimentare contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di circa 55.000 euro versati dall'impresa prima del fallimento. Il Curatore sosteneva che la banca fosse a conoscenza dello stato di insolvenza al momento del versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della curatela, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno accertato che la segnalazione alla Centrale Rischi e i protesti erano avvenuti solo dopo il pagamento conteso. Mancano quindi le prove presuntive gravi, precise e concordanti idonee a dimostrare la consapevolezza dello stato di crisi da parte dell'istituto bancario. Di conseguenza, la banca trattiene legittimamente le somme ricevute e la procedura fallimentare viene condannata alle spese di giudizio.
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Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: spetta il danno
Un istituto di credito ha richiesto un decreto ingiuntivo contro alcuni presunti garanti per un debito societario. I garanti si sono opposti dimostrando la falsità delle proprie sottoscrizioni sui contratti. Nonostante la successiva rinuncia della banca al decreto, i garanti hanno preteso il risarcimento per i pregiudizi sofferti a causa delle azioni esecutive e della segnalazione illegittima alla Centrale Rischi. I giudici di primo e secondo grado hanno negato il risarcimento ritenendo non provato il danno economico o d'immagine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il danno da segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, pur non essendo automatico, si può dimostrare tramite presunzioni semplici, come la vicinanza temporale tra la segnalazione e il rifiuto di nuovi finanziamenti da parte di altri istituti.
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Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: il danno si paga
Un'impresa subisce una segnalazione illegittima alla Centrale Rischi da parte di una società finanziaria a seguito della distruzione di un autocarro in un incidente. L'errata iscrizione pregiudica l'immagine commerciale dell'azienda, impedendole di ottenere un nuovo veicolo in leasing per proseguire le proprie attività. Sebbene la presenza del danno sia stata accertata, i giudici di appello negano il risarcimento adducendo l'impossibilità di quantificarne la cifra precisa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa e afferma un principio fondamentale: quando l'esistenza del pregiudizio è certa, il giudice non può negare la tutela risarcitoria, ma deve determinarne l'ammontare ricorrendo alla liquidazione equitativa. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per la corretta quantificazione economica.
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Credito collegato: auto non consegnata e segnalazione illegittima
Un consumatore acquista un'auto tramite un finanziamento proposto direttamente dal concessionario. A causa della mancata consegna del veicolo, l'acquirente smette di pagare le rate. La banca lo segnala alla Centrale Rischi come cattivo pagatore. Il consumatore si rivolge al giudice chiedendo la cancellazione della segnalazione e il risarcimento dei danni, sostenendo l'esistenza di un contratto di credito collegato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della banca, confermando che esiste un collegamento legale tra acquisto e finanziamento se il venditore promuove attivamente il prestito per conto dell'istituto di credito. Di conseguenza, l'inadempimento del venditore legittima la sospensione dei pagamenti del prestito. Vince il consumatore.
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Foro convenzionale esclusivo: firma in blocco ma clausola valida
Una società concessionaria ha citato in giudizio una banca e una casa automobilistica dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria, contestando una segnalazione a sofferenza e la revoca del contratto di concessione. Le controparti hanno eccepito l'incompetenza del giudice adito, invocando la clausola contrattuale che stabiliva il foro convenzionale esclusivo di Milano. La società ha impugnato la decisione sostenendo che la clausola fosse una clausola vessatoria non validamente approvata per iscritto, poiché inserita in un blocco cumulativo di firme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Milano. I giudici hanno stabilito che la specifica approvazione per iscritto è valida se le clausole sono chiaramente elencate con numero e sintesi dell'oggetto, rendendo consapevole il firmatario.
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Segnalazione alla Centrale Rischi: la rinuncia estingue la lite
Un correntista e una società hanno citato in giudizio un istituto di credito per contestare l'illegittimità di una segnalazione alla Centrale Rischi e chiedere il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando illegittima la segnalazione e condannando la banca al risarcimento. La banca ha proposto ricorso per cassazione ma, prima dell'udienza, ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalle controparti con compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, escludendo la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Responsabilità precontrattuale: mutuo promesso e poi negato
Una società immobiliare avvia trattative con una banca per ottenere un finanziamento. Su rassicurazione dei funzionari, la società acquista cinque appartamenti accogliendosi un mutuo in sofferenza. Tuttavia, concluso l'acquisto, la banca nega il finanziamento e segnala erroneamente la società alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte riconosce la responsabilità precontrattuale dell'istituto di credito: le trattative erano giunte a uno stadio avanzato e l'affidamento della società era legittimo. Inoltre, la banca risponde dell'operato dei propri dipendenti e l'errata segnalazione alla Centrale Rischi, prolungata nel tempo, consente di presumere il danno alla reputazione commerciale della società. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Segnalazione alla Centrale Rischi: la banca perde in Cassazione
Un'azienda ha citato in giudizio una banca contestando il recesso dai conti e l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. Il Tribunale ha condannato la banca a pagare trentamila euro per la segnalazione. In appello, la banca ha contestato solo la mancanza di prove sul danno, senza criticare la dichiarazione di illegittimità della segnalazione. Ciononostante, la Corte d'Appello ha annullato l'intera condanna ritenendo corretta la segnalazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda: poiché la banca non aveva contestato l'illegittimità della segnalazione, su questo punto si era formato il giudicato interno. La Corte d'Appello non poteva riesaminare questo aspetto, commettendo un errore di ultrapetizione. La causa torna in appello per quantificare il danno da segnalazione alla Centrale Rischi.
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Scientia decoctionis: bilanci non pubblici ma la banca perde
Una banca ha impugnato la sentenza che la condannava a restituire oltre 120.000 euro alla curatela fallimentare di una società di persone. La banca sosteneva di non poter conoscere il dissesto finanziario della cliente, poiché i bilanci della società non erano pubblicati nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) può essere provata tramite presunzioni. Gli elementi chiave sono il monitoraggio costante imposto dalle regole internazionali di Basilea 2, le anomalie registrate nella Centrale Rischi (come utilizzi di credito oltre i limiti concordati) e la qualità di operatore professionale qualificato della banca. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve restituire le somme riscosse prima del fallimento.
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Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: serve la prova
Un'azienda agricola ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di una illegittima segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una banca. L'azienda sosteneva che tale errore avesse causato la revoca dei finanziamenti e il successivo dissesto aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità e sull'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi non è automatico (in re ipsa), ma costituisce un danno-conseguenza. Pertanto, chi richiede il risarcimento deve allegare e dimostrare concretamente sia il pregiudizio subito alla reputazione o al patrimonio, sia il legame diretto tra la segnalazione errata e la perdita economica subita.
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Liquidazione equitativa del danno: senza prove niente risarcimento
L'Impresa subisce il furto di un macchinario acquistato in leasing e assicurato. La Compagnia di Assicurazione ritarda il pagamento dell'indennizzo alla Banca Finanziatrice. L'Impresa chiede il risarcimento dei danni, lamentando una segnalazione alla Centrale Rischi e la conseguente revoca dei crediti. Il Tribunale liquida il danno in via equitativa, ma la Corte d'Appello riforma la decisione per mancanza di prove sul danno effettivo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Impresa. La Suprema Corte ribadisce che la liquidazione equitativa del danno richiede prima la prova certa della sua reale esistenza e non può colmare la totale mancanza di prove da parte del danneggiato. L'Impresa perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Errata segnalazione alla Centrale Rischi: nessun danno se c’è debito
Una cliente ha citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni derivanti da un'errata segnalazione alla Centrale Rischi. L'istituto di credito aveva segnalato a sofferenza l'intero importo di un mutuo, nonostante il piano di ammortamento non fosse ancora iniziato. Tuttavia, la cliente era effettivamente morosa per il mancato pagamento degli interessi di preammortamento. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta risarcitoria poiché la cliente non ha fornito alcuna prova di un danno concreto causato dall'errore della banca, anche in virtù di altre segnalazioni negative a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la segnalazione alla Centrale Rischi, sebbene parzialmente imprecisa nell'ammontare, non genera un danno automatico se il debitore è comunque inadempiente e non dimostra un pregiudizio effettivo alla propria reputazione.
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Revocatoria fallimentare: banca condannata senza data certa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Istituto di Credito contro la decisione che dichiarava inefficaci, tramite revocatoria fallimentare, alcune rimesse bancarie effettuate da una società poi fallita. La Curatela Fallimentare aveva chiesto la restituzione di somme confluite su un conto scoperto. La Suprema Corte ha stabilito che chiedere la revoca di ulteriori rimesse da accertare tramite consulenza tecnica non costituisce un mutamento inammissibile della domanda, se richiesto fin dall'inizio. Inoltre, ha chiarito che le segnalazioni alla Centrale Rischi non attribuiscono data certa ai contratti di apertura di credito, trattandosi di comunicazioni unilaterali della banca. L'Istituto di Credito è stato condannato a restituire oltre 650.000 euro e a pagare le spese processuali.
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Segnalazione illegittima in Centrale Rischi: risarcimento negato
Una società debitrice ha ottenuto d'urgenza la cancellazione del proprio nome dalla banca dati creditizia, lamentando una segnalazione illegittima in Centrale Rischi effettuata da un istituto finanziario con un codice errato. Successivamente, la società ha chiesto il risarcimento di oltre due milioni di euro per danni patrimoniali e non patrimoniali. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sul danno concreto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che non basta dimostrare l'errore della segnalazione, ma occorre provare concretamente il danno subito, senza potersi affidare a semplici ipotesi o a una consulenza tecnica d'ufficio per colmare la mancanza di prove. Inoltre, il ricorso non rispettava i requisiti di specificità e autosufficienza richiesti per il giudizio di legittimità.
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Segnalazione alla Centrale Rischi: niente risarcimento senza prove
Un cliente si è opposto a un decreto ingiuntivo chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda risarcitoria poiché il fascicolo contenente le prove era andato smarrito e il cliente non ne aveva chiesto la ricostruzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cliente, confermando che la segnalazione alla Centrale Rischi non costituisce un danno automatico (in re ipsa). Il cliente deve sempre dimostrare concretamente sia l'illegittimità della segnalazione sia il pregiudizio economico o patrimoniale subito. Non avendo fornito tali prove a causa dello smarrimento dei documenti, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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