\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Segnalazione illegittima in Centrale Rischi: risarcimento negato

Una società debitrice ha ottenuto d’urgenza la cancellazione del proprio nome dalla banca dati creditizia, lamentando una segnalazione illegittima in Centrale Rischi effettuata da un istituto finanziario con un codice errato. Successivamente, la società ha chiesto il risarcimento di oltre due milioni di euro per danni patrimoniali e non patrimoniali. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sul danno concreto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che non basta dimostrare l’errore della segnalazione, ma occorre provare concretamente il danno subito, senza potersi affidare a semplici ipotesi o a una consulenza tecnica d’ufficio per colmare la mancanza di prove. Inoltre, il ricorso non rispettava i requisiti di specificità e autosufficienza richiesti per il giudizio di legittimità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 25997 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 24 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

La segnalazione illegittima in Centrale Rischi e la richiesta di risarcimento

Una segnalazione illegittima in Centrale Rischi può causare gravi difficoltà a qualsiasi impresa, bloccando l’accesso ai finanziamenti e compromettendo i rapporti con i fornitori. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che l’errore commesso dalla banca non si traduce automaticamente in un risarcimento economico. Chi subisce questo disservizio deve dimostrare in modo rigoroso il danno subito, senza poter contare su automatismi o presunzioni generiche.

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questo tema, confermando una linea interpretativa molto severa. Per ottenere il ristoro dei danni patrimoniali e non patrimoniali, il danneggiato deve fornire prove concrete e dettagliate fin dal primo grado di giudizio.

Il caso concreto: l’errore di segnalazione e la richiesta milionaria

La vicenda nasce dall’errore di un istituto finanziario, il quale ha segnalato una società debitrice alla Centrale Rischi con il codice relativo al credito scaduto anziché a quello pagato. La società debitrice ha ottenuto d’urgenza la cancellazione del proprio nominativo dalla banca dati creditizia tramite un ricorso d’urgenza.

Successivamente, la stessa società ha avviato una causa ordinaria per chiedere la condanna dell’istituto finanziario al risarcimento dei danni. La richiesta risarcitoria superava i due milioni di euro, includendo sia il danno patrimoniale per la perdita di opportunità commerciali, sia il danno biologico (il danno alla salute). I giudici di merito hanno rigettato la domanda, rilevando la totale mancanza di prove circa l’effettiva esistenza di questi danni. La società ha quindi proposto ricorso davanti alla Suprema Corte.

L’onere della prova del danno nei rapporti bancari

Nel diritto civile italiano vige il principio fondamentale secondo cui chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provarne i fatti costitutivi. Nel caso di un errore nei sistemi di informazione creditizia, non esiste il cosiddetto danno in re ipsa (danno implicito nel fatto stesso).

La società danneggiata non può limitarsi a lamentare la gravità dell’errore o la durata della segnalazione errata. Essa deve allegare documenti contabili, rifiuti scritti di concessione del credito da parte di altre banche o prove di trattative commerciali fallite a causa della segnalazione. In mancanza di questi elementi, il giudice non può liquidare alcuna somma, né può utilizzare la consulenza tecnica d’ufficio per cercare le prove che la parte non ha prodotto.

Le motivazioni della sentenza sulla segnalazione illegittima in Centrale Rischi

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice, confermando la decisione dei giudici d’appello. Gli Ermellini hanno evidenziato come il ricorso fosse carente sotto il profilo dell’autosufficienza (il dovere di indicare con precisione gli atti e i documenti su cui si fonda l’impugnazione).

Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che la mancata acquisizione del fascicolo d’ufficio del primo grado non comporta la nullità della sentenza d’appello. Spetta sempre alla parte interessata indicare quali elementi decisivi il giudice avrebbe dovuto trarre da quel fascicolo. Infine, i giudici hanno confermato che il danno non patrimoniale non può essere riconosciuto in modo astratto a una persona giuridica, specialmente quando non viene fornita alcuna prova del discredito commerciale subito sul mercato.

Le conclusioni sul caso della segnalazione illegittima in Centrale Rischi

La decisione della Cassazione lancia un messaggio chiaro a tutte le imprese e ai professionisti del settore. La segnalazione illegittima in Centrale Rischi costituisce senza dubbio un comportamento illecito da parte dell’intermediario finanziario, ma non genera un diritto automatico al risarcimento.

La tutela dei propri diritti richiede una strategia difensiva estremamente precisa sin dalle prime battute della causa. Senza una dimostrazione analitica delle perdite economiche e del nesso di causalità (il legame diretto tra l’errore della banca e il danno), le richieste risarcitorie sono destinate al rigetto, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali.

La cancellazione di una segnalazione errata dà sempre diritto al risarcimento?
No, la semplice cancellazione o l’illegittimità della segnalazione non bastano. Per ottenere il risarcimento occorre dimostrare concretamente il danno economico o d’immagine subito.

Si può usare la perizia del giudice per cercare le prove del danno?
No, la consulenza tecnica d’ufficio serve a valutare tecnicamente prove già fornite dalle parti, non a cercarle o a rimediare alla pigrizia probatoria del danneggiato.

Cosa rischia chi presenta un ricorso generico in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, costringendo il ricorrente a pagare le spese di giudizio senza che il caso venga esaminato nel merito.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati