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Cassazione Con Rinvio — Anno 2022

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916 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cassazione Con Rinvio

Provvedimenti

Società a ristretta base partecipativa: stop alle tasse senza certezze
Un socio al 51% di una società a ristretta base partecipativa impugnava l'avviso di accertamento IRPEF per presunti utili extracontabili. La Commissione Tributaria Regionale respingeva l'appello, ritenendo legittima la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero ai soci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che, in caso di pendenza separata dei giudizi sul maggior reddito della società e su quello del socio, il processo del socio deve essere obbligatoriamente sospeso in attesa della sentenza definitiva sulla società. La decisione sulla società costituisce infatti l'antecedente logico-giuridico necessario per determinare la tassazione del socio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanze tra costruzioni: centro storico batte limite dei 10 metri
I proprietari confinanti hanno citato in giudizio l'impresa costruttrice e gli acquirenti di un appartamento, lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni rispetto al proprio confine. I giudici di merito avevano ordinato la demolizione parziale dell'edificio applicando il limite dei 10 metri previsto dal D.M. 1444/1968. La Corte di Cassazione ha invece accolto i ricorsi dell'impresa e degli acquirenti, stabilendo che la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate non si applica agli edifici situati in Zona A (centro storico). Per i centri storici valgono infatti regole speciali legate ai volumi preesistenti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
Una società di noleggio barche impugna tre avvisi di accertamento per imposte dirette, Iva e Irap. I giudici d'appello annullano le pretese del Fisco per gli anni 2003 e 2004 ritenendole fuori tempo massimo, poiché mancava la prova di un processo penale in corso. Per il 2005, invece, confermano il recupero a tassazione di costi indeducibili per carenza di inerenza, trattandosi di un'attività di noleggio fittizia a uso personale dei soci. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici stabiliscono che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale di reati tributari, senza che sia necessario un procedimento penale pendente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Registrazione note di variazione IVA: la Cassazione frena il fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società contro l'Amministrazione Finanziaria in merito al recupero dell'imposta derivante dalla presunta ritardata registrazione note di variazione IVA. I giudici di secondo grado avevano confermato la sanzione per la mancata annotazione tempestiva di due note di credito del 2004. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello del tutto insufficiente e contraddittoria, poiché non chiariva come dovessero applicarsi le regole sui tempi di registrazione delle variazioni in diminuzione rispetto alla liquidazione annuale. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso.
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Opposizione allo stato passivo: la ricevuta batte il ritardo
Un creditore propone opposizione allo stato passivo del fallimento di una società. Il Tribunale dichiara il ricorso inammissibile perché tardivo, calcolando la scadenza su un secondo deposito. Tuttavia, il creditore dimostra di aver effettuato un primo tempestivo deposito telematico dell'atto, regolarmente accettato dal sistema con la ricevuta di avvenuta consegna. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del creditore, stabilendo che il deposito telematico accettato dal sistema informatico è pienamente valido e tempestivo. Eventuali anomalie non possono invalidare l'atto se non c'è stato un formale rifiuto di ricezione da parte della cancelleria. La sentenza viene cassata con rinvio al Tribunale per l'esame del merito.
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Abitazione principale IMU: niente sconti se i coniugi vivono divisi
Un contribuente ha richiesto l'agevolazione per l'abitazione principale IMU su un immobile di sua proprietà dove risiedeva. Tuttavia, la moglie non separata viveva e risiedeva in un altro comune per motivi di lavoro. Il concessionario della riscossione ha negato il beneficio emettendo avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del concessionario, stabilendo che per ottenere l'esenzione sia il possessore sia il suo nucleo familiare devono dimorare abitualmente e risiedere anagraficamente nello stesso immobile. Poiché la famiglia non condivideva la stessa dimora, l'agevolazione non spettava.
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Notifica cartella di pagamento al socio: valida senza l’avviso
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento per IRPEF e IVA nei confronti di un socio accomandante di una società in accomandita semplice fallita. Il socio ha impugnato l'atto lamentando la mancata notifica dell'avviso di accertamento originario emesso contro la società. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la notifica cartella di pagamento al socio è pienamente valida anche senza la preventiva notifica dell'accertamento societario. Il diritto di difesa del socio è comunque garantito, potendo egli contestare il merito della pretesa tributaria impugnando la cartella stessa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Posta ordinaria e assegno rubato: concorso di colpa del mittente
Un'agenzia assicurativa subisce un danno a causa del furto e dell'incasso illecito di un assegno non trasferibile, spedito da una banca tramite posta ordinaria. Il Tribunale esclude la responsabilità della banca mittente. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la spedizione di un assegno tramite posta ordinaria, anziché assicurata, espone il mittente a un rischio irragionevole. Tale condotta configura un evidente concorso di colpa del mittente in caso di sottrazione e pagamento a un soggetto non legittimato. La Corte accoglie il ricorso dell'operatore postale e rinvia la causa al Tribunale per rideterminare le responsabilità.
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Esenzione contributiva collaboratori sportivi: CONI non basta
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per cinque istruttori di una palestra gestita da un'associazione sportiva dilettantistica. La Corte d'Appello aveva annullato la richiesta dell'ente, ritenendo che l'affiliazione al CONI bastasse a presumere la natura non professionale delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'esenzione contributiva collaboratori sportivi non è automatica. Per ottenerla, l'associazione deve dimostrare concretamente l'assenza di scopo di lucro e la natura non professionale dell'attività svolta dagli istruttori. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Patrocinio a spese dello Stato: chi vince non paga le spese
Il Cittadino, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, si opponeva alla revoca del beneficio decisa dal Tribunale. Il Tribunale accoglieva l'opposizione ma ometteva di liquidare le spese del giudizio in suo favore. Il Cittadino ricorreva quindi in Cassazione lamentando la mancata condanna del Ministero della Giustizia al pagamento delle spese di lite. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che chi si oppone a provvedimenti in materia di patrocinio a spese dello Stato agisce a tutela di un proprio diritto patrimoniale. Di conseguenza, il giudice deve applicare le regole ordinarie sulla soccombenza e liquidare le spese del procedimento. La causa è stata rinviata al Tribunale per la quantificazione delle spese.
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Rettifica del corrispettivo IVA: stop alle presunzioni del fisco
L'Azienda e i suoi soci impugnavano gli avvisi di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria rettificava i corrispettivi delle vendite di alcuni immobili ai fini IRES, IRAP, IVA e IRPEF, ritenendoli sottocosto. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda in relazione alla rettifica del corrispettivo IVA. La Corte ha stabilito che, per l'anno d'imposta 2005, se il prezzo dichiarato nel rogito è pari o superiore al valore catastale, l'ufficio non può procedere alla rettifica del corrispettivo IVA basandosi su semplici presunzioni. La rettifica è legittima solo se l'ufficio possiede un documento scritto (come un preliminare o un mutuo) che provi un prezzo maggiore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale.
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Accertamento sintetico: vecchi incassi contro pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento sintetico emesso nei confronti di una contribuente che aveva dichiarato un reddito pari a zero per il 2007. La contribuente si era difesa sostenendo che le spese contestate derivassero dalla vendita di beni mobili nel 2005 e dal disinvestimento di titoli. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, in caso di accertamento sintetico, non basta dimostrare di aver percepito somme non tassabili in passato. Il contribuente deve provare anche la persistenza della disponibilità di tali somme e la durata del loro possesso al momento delle spese contestate, soprattutto se vi è un significativo distacco temporale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contraddittorio endoprocedimentale: quando il verbale salva il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza che annullava due avvisi di accertamento emessi contro un'associazione sportiva. La decisione precedente si basava sul mancato rispetto del termine di sessanta giorni per il contraddittorio endoprocedimentale, ritenendo necessaria la notifica di un formale verbale di constatazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il termine dilatorio decorre dal rilascio di qualsiasi verbale di chiusura delle operazioni, compreso quello di semplice accesso e acquisizione documentale. Poiché tra la consegna di tale verbale (luglio 2010) e la notifica degli accertamenti (dicembre 2010) erano trascorsi più di sessanta giorni, il diritto di difesa del contribuente è stato pienamente garantito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cancellazione della società e debiti tributari: pagano i soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per IVA e IRAP nei confronti dei soci di una società di persone dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese. I giudici di secondo grado avevano ritenuto nulli gli atti poiché notificati successivamente all'estinzione della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la cancellazione della società e debiti tributari non comporta la cancellazione del debito fiscale. Si verifica infatti un fenomeno di successione: i debiti tributari della società estinta si trasferiscono direttamente ai soci, che ne rispondono nei limiti della propria responsabilità societaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Servitù di passaggio carrabile: il Condominio batte la Società
Una società proprietaria di alcuni locali all'interno di un complesso immobiliare ha citato in giudizio il Condominio per far accertare una servitù di passaggio carrabile verso la sua proprietà, chiedendo la rimozione di fioriere e ostacoli. La richiesta si basava su una clausola del regolamento condominiale del 1979. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla società. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condominio, stabilendo che i giudici di secondo grado hanno interpretato erroneamente la clausola contrattuale. La facoltà di rimuovere fioriere e aprire varchi all'interno della propria proprietà non equivale alla costituzione di una servitù di passaggio carrabile su aree comuni o altrui. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Regolamento condominiale e competenza territoriale: foro scelto
Due condomini impugnano una delibera assembleare del proprio condominio contestando la ripartizione delle spese. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano la propria incompetenza territoriale a favore del tribunale del luogo in cui si trova l'immobile, ignorando la clausola del regolamento condominiale che stabiliva la competenza esclusiva del tribunale di Milano per ogni lite relativa al regolamento stesso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei condomini. I giudici chiariscono che il foro speciale delle cause condominiali è derogabile. Pertanto, la clausola che individua un foro convenzionale prevale sul criterio del luogo in cui si trova l'immobile. La Suprema Corte sancisce che la clausola si applica anche all'impugnazione delle delibere sulle spese. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza e rinvia la causa alla Corte d'Appello per la decisione sul merito.
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Obbligo contributivo istruttori sportivi: no a sconti facili
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi per quattro istruttori di un'Associazione Sportiva Dilettantistica. I giudici di merito avevano annullato la richiesta, ritenendo applicabile l'esenzione fiscale per i redditi diversi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che l'esenzione dall'obbligo contributivo istruttori sportivi non è automatica. Per goderne, l'attività non deve essere svolta in modo professionale e l'associazione deve dimostrare l'effettiva assenza di scopo di lucro, non bastando la sola affiliazione formale al CONI. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Esenzione contributiva collaboratori sportivi: CONI non basta
L'INPS ha contestato a una Società Sportiva Dilettantistica il mancato versamento dei contributi per sei collaboratori. La Corte d'Appello aveva concesso l'esenzione agli istruttori basandosi sulla sola affiliazione al CONI della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'esenzione contributiva collaboratori sportivi non è automatica. Per ottenerla, la società deve dimostrare concretamente la natura non professionale delle prestazioni e l'assenza di scopo di lucro effettivo dell'ente. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, il termine originario del 6 giugno 2010 era stato legalmente differito al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, anche l'inizio della prescrizione è slittato, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Retribuzione globale di fatto: sì agli aumenti post-licenziamento
Un lavoratore, licenziato illegittimamente e poi reintegrato, ha chiesto il pagamento degli incrementi retributivi e dei premi aziendali maturati durante il periodo di estromissione. I giudici di merito hanno respinto la domanda, calcolando il risarcimento solo sulla paga percepita al momento del licenziamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la retribuzione globale di fatto deve includere tutti gli aumenti e i compensi continuativi che il dipendente avrebbe percepito se avesse lavorato. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare la natura collettiva e non occasionale dei premi richiesti.
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