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Cassa Con Rinvio — Anno 2023

109 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cassa Con Rinvio

Provvedimenti

Risarcimento medici specializzandi: sì anche per i corsi pre-1982
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato italiano il risarcimento medici specializzandi per la mancata adeguata remunerazione durante i corsi di specializzazione frequentati prima del 1982. La Corte d'Appello aveva escluso il diritto per chi aveva iniziato i corsi prima del 31 dicembre 1982. La Corte di Cassazione, applicando i principi stabiliti dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha accolto il ricorso dei medici. I giudici hanno stabilito che il diritto al risarcimento spetta anche a chi ha iniziato la specializzazione prima del 29 gennaio 1982, limitatamente al periodo successivo al 1° gennaio 1983. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo esame.
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Uso esclusivo del bene comune: indennità solo dopo la richiesta
Due fratelli ereditano un immobile. Uno di essi lo utilizza in via esclusiva, mentre l'altra chiede la divisione e un'indennità di occupazione. La Corte d'Appello stabilisce che l'indennità decorra dall'apertura della successione e riconosce al fratello il rimborso per lavori di manutenzione. La Cassazione ribalta la decisione. Riguardo all'uso esclusivo del bene comune, i giudici chiariscono che l'indennità spetta solo dal momento in cui l'altro comproprietario richiede formalmente di poter utilizzare l'immobile o di goderne, e non dall'apertura della successione. Inoltre, la Cassazione accoglie il ricorso della sorella sul rimborso spese, rilevando che il fratello non poteva aggirare le decadenze processuali del primo giudizio introducendo le prove in una seconda causa poi riunita. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Collaboratori esperti linguistici: tutele piene senza firma
Alcune ex lettrici di lingua straniera hanno ottenuto la conversione giudiziale del proprio contratto a tempo determinato in un rapporto a tempo indeterminato con l'Università. La Corte d'Appello aveva negato l'applicazione della disciplina economica e contrattuale prevista per i collaboratori esperti linguistici a causa della mancata firma di un contratto formale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle lavoratrici, stabilendo che la sentenza di conversione equivale alla stipula del contratto. Di conseguenza, ai rapporti di lavoro si applica la disciplina di tutela legale e il contratto collettivo nazionale di comparto, a prescindere dalla firma materiale del documento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Catania.
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Onere della prova nel rimborso d’imposta: vince il Fisco
Un contribuente ha richiesto il rimborso delle ritenute fiscali applicate sulla liquidazione della sua quota di fondo pensione e sull'incentivo all'esodo. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha parzialmente accolto la richiesta applicando un'aliquota agevolata. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di prove sulla reale composizione delle somme (capitale rispetto ai rendimenti). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, stabilendo che l'onere della prova nel rimborso d'imposta spetta interamente al contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo il diritto a ricevere il rimborso (an), ma anche l'esatto ammontare della somma richiesta (quantum). La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Perdita di chance: il Comune risarcisce anche l’indennità
Un ingegnere dipendente pubblico chiedeva il trasferimento presso un altro Comune per coprire un posto vacante. L'ente rifiutava la domanda e assumeva un altro professionista a tempo determinato, attribuendogli un'indennità di posizione. I giudici di merito accertavano l'illegittimità del comportamento del Comune, ma escludevano dal risarcimento l'indennità di posizione, ritenendo necessario l'effettivo svolgimento dell'attività. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'indennità di posizione, essendo legata alla titolarità dell'ufficio e non al raggiungimento di obiettivi, deve essere inclusa nella valutazione del danno per perdita di chance. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Patrocinio dell’agente della riscossione: fisco contro cittadino
Un contribuente impugna un avviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agente della Riscossione. I giudici di merito dichiarano inammissibile l'appello dell'ente pubblico perché proposto tramite un avvocato del libero foro anziché dall'Avvocatura dello Stato, ritenendo necessaria una specifica delibera autorizzativa. L'ente ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, chiarendo le regole sul patrocinio dell'agente della riscossione. Secondo la Corte, la convenzione tra l'ente e l'Avvocatura dello Stato consente l'affidamento diretto a difensori privati per le liti davanti alle commissioni tributarie, senza bisogno di delibere formali o motivazioni particolari. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame del merito.
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Liquidazione dei compensi professionali: no ai tagli senza motivi
Un avvocato ha richiesto la liquidazione dei compensi professionali per l'attività svolta a favore di un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha liquidato una somma forfettaria di 600 euro, molto inferiore ai minimi tariffari, giustificandola con la semplicità della causa. L'avvocato ha proposto ricorso, lamentando la mancata specificazione delle voci e l'assenza di motivazione sul drastico taglio rispetto alla nota spese presentata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. I giudici hanno stabilito che il magistrato non può ridurre globalmente i compensi senza motivare dettagliatamente l'eliminazione o la riduzione delle singole voci della nota spese. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Pignoramento dell’immobile locato: il proprietario perde i canoni
Le Proprietarie Locatrici di un immobile commerciale avevano concordato con L'Azienda Conduttrice una riduzione del canone, condizionata al fatto che l'immobile non venisse venduto all'asta. A seguito del pignoramento dell'immobile locato, il custode giudiziario ha riscosso solo il canone ridotto senza contestazioni. Successivamente, le locatrici hanno chiesto il pagamento dei canoni integrali. La Corte di Cassazione ha stabilito che, con il pignoramento dell'immobile locato, il proprietario perde la legittimazione a riscuotere i canoni, compito che spetta esclusivamente al custode. Poiché il custode ha accettato il canone ridotto senza opposizione delle locatrici davanti al giudice dell'esecuzione, queste non possono richiedere le differenze. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Azienda Conduttrice, cassando la sentenza con rinvio.
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Imposta unica sulle scommesse: sanatoria ko ma l’atto vacilla
Un gestore di un centro trasmissione dati ha impugnato un avviso di accertamento per l'omesso versamento dell'imposta unica sulle scommesse. Il gestore sosteneva di aver beneficiato della regolarizzazione fiscale per emersione attivata dal bookmaker estero. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la sanatoria richiede che il centro scommesse fosse attivo alla data del 30 ottobre 2014. Avendo il gestore cessato l'attività nel 2013, non poteva accedere al condono. Nonostante ciò, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata pronuncia del giudice d'appello sul difetto di motivazione dell'atto impositivo, cassando la sentenza con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Società di comodo: la Cassazione salva il rimborso IVA
Una società immobiliare si è vista negare il rimborso IVA dall'Agenzia delle Entrate, che la considerava una società di comodo non operativa. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il diniego, ritenendo insufficienti le prove fornite dalla contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno rilevato un grave vizio di motivazione: i giudici d'appello hanno completamente ignorato le prove documentali prodotte, tra cui le pratiche urbanistiche avviate per lo sviluppo dei progetti immobiliari. La Cassazione ha chiarito che la presunzione di non operatività può essere superata dimostrando l'esistenza di un'attività imprenditoriale effettiva e concreta. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame approfondito dei fatti.
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Erogazione dei ticket restaurant: presenza o ferie?
Un'azienda ha impugnato la sentenza che riconosceva ad alcuni dipendenti il diritto ai buoni pasto anche per i giorni di assenza equiparati al servizio, come ferie o malattia. La Corte d'Appello aveva basato la decisione sull'accordo aziendale del 2015. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che i giudici di merito hanno interpretato l'accordo in modo isolato. L'erogazione dei ticket restaurant sostituisce interamente la vecchia indennità di mensa ed è legata alla presenza effettiva in servizio di almeno quattro ore, senza le vecchie equiparazioni del contratto nazionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Liquidazione onorario difensore d’ufficio: sì al rimborso spese
Un avvocato, nominato come difensore d'ufficio, ha avviato senza successo una procedura civile di recupero crediti contro il proprio assistito per riscuotere il compenso professionale. Successivamente, ha richiesto al giudice penale la liquidazione dell'onorario, includendo i costi sostenuti per il tentativo di recupero. Il giudice ha negato il rimborso di tali spese civili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la liquidazione onorario difensore d'ufficio deve comprendere anche le spese documentate per le procedure esecutive e di ingiunzione avviate inutilmente contro il cliente inadempiente. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Indennità di esproprio: terreno edificabile o area verde?
Una società proprietaria di un terreno espropriato si è opposta alla determinazione dell'indennità di esproprio, sostenendo che l'area fosse edificabile. La Corte d'appello ha accolto la richiesta, valutando il terreno come edificabile nonostante fosse destinato a verde pubblico e privo di capacità edificatoria residua. La Pubblica Amministrazione ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che non si può considerare un terreno come edificabile se i vincoli urbanistici (come il verde pubblico) o l'esaurimento della cubatura ne impediscono concretamente la costruzione. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Accordo transattivo e danni: la firma esclude il risarcimento
I proprietari di un terreno citavano in giudizio l'impresa appaltatrice per i danni causati alle porzioni di fondo non espropriate durante l'esecuzione di opere pubbliche. L'impresa si difendeva eccependo l'esistenza di un accordo transattivo e di una quietanza liberatoria firmati dai proprietari. La Corte d'Appello accoglieva la domanda risarcitoria, ritenendo che l'accordo non coprisse i danni da illecito aquiliano. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa, evidenziando che la sentenza d'appello non ha motivato in modo logico e adeguato perché l'accordo transattivo non includesse anche tali danni. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della scrittura privata.
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Equa riparazione Legge Pinto: conta il credito, non l’incasso
Una creditrice ha chiesto l'equa riparazione Legge Pinto a causa dell'eccessiva durata di una procedura fallimentare, protrattasi per ben diciotto anni oltre il limite ragionevole. La Corte d'Appello ha ridotto l'indennizzo, calcolando il valore della causa sulla base della sola somma effettivamente recuperata dalla donna tramite il piano di riparto finale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della creditrice, stabilendo che il valore della causa deve essere determinato in base al credito originariamente richiesto e ammesso al passivo, e non su quanto concretamente incassato. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo calcolo dell'indennizzo.
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Mancato superamento del periodo di prova: non preclude il futuro impiego
Il Lavoratore ha impugnato la risoluzione immediata del suo contratto di lavoro a tempo indeterminato, disposta dall'Amministrazione Scolastica a causa del precedente mancato superamento del periodo di prova in un altro ruolo. La Corte d'Appello aveva ritenuto legittimo il provvedimento, equiparando tale circostanza alla dispensa per insufficiente rendimento, che preclude l'accesso al pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che il mancato superamento del periodo di prova è un istituto autonomo che esaurisce i suoi effetti nel singolo rapporto e non impedisce future assunzioni pubbliche.
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Rappresentanza doganale indiretta: dazi sì, ma niente IVA in solido
L'Ufficio delle Dogane ha rettificato il valore di alcune importazioni effettuate da un'azienda, contestando la mancata dichiarazione del costo degli stampi per telai di biciclette. L'Amministrazione ha chiamato a rispondere in solido anche lo spedizioniere, che aveva agito tramite rappresentanza doganale indiretta. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo spedizioniere risponde dei dazi doganali a causa della mancata diligenza professionale nell'accertare il valore reale della merce. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dello spedizioniere per quanto riguarda l'IVA all'importazione: in assenza di una norma nazionale esplicita, il rappresentante indiretto non può essere ritenuto responsabile in solido con l'importatore per tale imposta. La causa è stata rinviata per rideterminare la responsabilità e valutare la proporzionalità delle sanzioni.
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Dichiarazione di intento: l’omesso invio non e violazione formale
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'azienda per l'omesso invio telematico della dichiarazione di intento ricevuta da un esportatore abituale. I giudici di merito avevano annullato la sanzione, qualificando l'omissione come una violazione puramente formale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la mancata comunicazione ostacola i controlli sull'IVA e non puo essere considerata un errore formale. Tuttavia, per il principio del favor rei, la Corte ha chiarito che si applica il regime sanzionatorio piu mite introdotto nel 2015. La sentenza e stata cassata con rinvio.
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Distanze legali tra costruzioni: il solaio interrato che sporge
Una società confinante ha contestato la realizzazione di un solaio di copertura di un piano interrato da parte del proprietario vicino, ritenendo violata la normativa sulle distanze legali tra costruzioni. La Corte d'Appello aveva escluso che l'opera fosse una vera costruzione poiché sporgeva di soli 15 centimetri dal muro di confine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società confinante. I giudici hanno chiarito che rientra nella nozione di costruzione qualsiasi opera non completamente interrata che presenti requisiti di solidità e stabilità. Di conseguenza, anche un manufatto parzialmente interrato deve rispettare le distanze minime dal confine. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione del caso.
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Condanna alle spese di giudizio: no al silenzio del giudice
Un avvocato ha chiesto e ottenuto dal giudice il pagamento dei propri compensi professionali da parte di una cliente. Tuttavia, la Corte d'Appello ha omesso di regolare le spese del procedimento, liquidandole con la formula generica "nulla spese". L'avvocato ha quindi fatto ricorso in Cassazione per ottenere la corretta condanna alle spese di giudizio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di provvedere sulle spese secondo le regole del codice di procedura civile. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per la corretta liquidazione delle spese.
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