La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi di arresto per due comproprietari di un'area inquinata, colpevoli del reato di mancata bonifica dei rifiuti. I ricorrenti non avevano provveduto alla rimozione del materiale inquinante nonostante l'ordine del Tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che l'assenza di iniziative per la bonifica del sito, protrattasi per anni, giustifica pienamente il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Inoltre, i giudici hanno ribadito che lo stato di incensuratezza non è più sufficiente, da solo, a ottenere uno sconto di pena. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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