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674 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Potenza ridotta ma nessun rimborso per il sovracanone BIM
Una società concessionaria di impianti idroelettrici chiedeva la restituzione delle somme versate per il sovracanone BIM, sostenendo che la successiva riduzione della potenza nominale media dell'impianto, rideterminata dalla Regione, dovesse avere efficacia retroattiva. Il consorzio beneficiario pretendeva invece il pagamento dei canoni maturati. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha respinto il ricorso della concessionaria. I giudici hanno chiarito che il sovracanone BIM ha natura tributaria e la sua base imponibile è cartolare, legata cioè ai dati formali dell'atto di concessione. Di conseguenza, l'eventuale rideterminazione al ribasso della potenza motrice produce effetti esclusivamente per l'avvenire e non comporta alcun diritto al rimborso per i periodi precedenti alla modifica.
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Contributi per lavoro all’estero: stipendio reale o forfettario
Un dipendente bancario distaccato nel Regno Unito ha agito contro il datore di lavoro per ottenere il risarcimento del danno pensionistico. L'istituto di credito aveva calcolato e versato la contribuzione previdenziale sui valori forfettari convenzionali minimi anziché sulla retribuzione reale percepita all'estero, lasciando prescrivere quote contributive. I giudici di merito avevano inizialmente ritenuto corretto l'operato aziendale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito: ha statuito che la base per i contributi per lavoro all'estero in Paesi con convenzioni di sicurezza sociale coincide con lo stipendio reale e non con i parametri convenzionali validi solo a fini fiscali. La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso del dipendente, rinviando alla Corte d'Appello per la quantificazione del danno subito.
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Tassazione previdenza complementare: legittimo il no al rimborso
Un ex dipendente bancario ha richiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso delle imposte trattenute alla liquidazione del proprio fondo pensione integrativo. Il lavoratore sosteneva che il calcolo della base imponibile dovesse escludere la quota dei contributi versati durante l'attività lavorativa. L'ente impositore ha rifiutato l'istanza e i giudici di merito hanno respinto i successivi ricorsi del contribuente. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto di rimborso, stabilendo che la tassazione previdenza complementare in caso di liquidazione del capitale grava sull'intero importo erogato. I contributi volontari integrativi non riducono la base imponibile poiché solo quelli imposti per legge godono dell'esclusione fiscale.
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Imposta di registro su concessione demaniale: conta la consegna
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di liquidazione per il recupero delle imposte di registro, ipotecarie e catastali su un atto di concessione demaniale. L'atto prevedeva la consegna progressiva di aree occupate da terzi, con una condizione sospensiva legata alla loro liberazione. La Società Concessionaria e l'Autorità Portuale contestavano l'applicazione proporzionale dell'imposta prima della completa liberazione di tutte le aree e la determinazione della base imponibile. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che l'imposta di registro su concessione demaniale si applica progressivamente sulle aree via via consegnate. Inoltre, se l'atto include un diritto di superficie funzionale alla concessione, la base imponibile è costituita dai canoni dovuti e non dal valore venale del diritto.
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Tassazione della buonuscita: il fisco perde contro il pensionato
Un ex dipendente della Regione Siciliana ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF operate sulla propria indennità di buonuscita, sostenendo che la quota di contributi a suo carico da escludere dalla tassazione fosse pari al 50% e non al 24% applicato dall'amministrazione. Di fronte al silenzio-rifiuto del fisco, il contribuente ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità dell'abbattimento della base imponibile al 50%. I giudici hanno chiarito che la legge regionale siciliana prevede una clausola di salvaguardia per i dipendenti in pensione prima del 2004, mantenendo il vecchio sistema di calcolo basato su un equo riparto dei contributi tra datore e lavoratore. La decisione consolida le regole sulla tassazione della buonuscita per i dipendenti pubblici regionali.
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Non imponibilità IVA trasporti: Fisco vince su prove private
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di navigazione l'applicazione del regime di non imponibilità IVA trasporti per servizi di importazione ed esportazione di merci, lamentando la mancanza di prove doganali dell'effettivo transito dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che chi invoca la non imponibilità deve fornire prove certe e incontrovertibili. Per le importazioni, occorre dimostrare che il costo del trasporto ha concorso a formare la base imponibile doganale. Per le esportazioni, serve la vidimazione doganale o documenti pubblici equivalenti, mentre i documenti privati (come fatture o bonifici) non sono sufficienti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Contributi previdenziali su utili societari: ko per l’INPS
L'INPS pretendeva il pagamento di contributi previdenziali sulla quota di utili percepiti da un cittadino in qualità di socio di una società a responsabilità limitata. Il cittadino si è opposto, evidenziando di non svolgere alcuna attività lavorativa all'interno della società, essendone un mero socio di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se derivano da una semplice partecipazione finanziaria. Gli utili da mero capitale costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, gli unici soggetti a contribuzione per la gestione commercianti. Vince il socio, con condanna dell'ente previdenziale al pagamento delle spese processuali.
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Contributi previdenziali su utili societari: vince il socio
L'INPS ha richiesto a un cittadino il pagamento della contribuzione previdenziale alla gestione commercianti sugli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società a responsabilità limitata. Il cittadino non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se il socio si limita a possedere le quote senza lavorare. I redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione societaria sono infatti esclusi dalla base imponibile previdenziale, la quale comprende solo i redditi derivanti dall'effettivo esercizio dell'attività d'impresa. L'INPS è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: la Cassazione frena il fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro Il Ricevitore, titolare di un bar, contestando i ricavi derivanti dalla raccolta di giocate per conto di un bookmaker estero. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto tassabili tali compensi. Il Ricevitore ha proposto ricorso in Cassazione, denunciando l'errata applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per mancanza dei requisiti soggettivi e territoriali. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso il merito della questione. I giudici hanno infatti disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire il fascicolo dei precedenti gradi di giudizio, rimandando la decisione finale a un momento successivo.
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Imposta di successione: quote societarie e prova del dissesto
Il caso nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento per maggiori imposte di successione. L'Amministrazione Finanziaria aveva rettificato il valore delle quote societarie ereditate basandosi sull'ultimo bilancio, ignorando il dissesto delle società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo un principio fondamentale in tema di imposta di successione: per garantire la parità delle parti e il giusto processo, anche il cittadino (e non solo il fisco) ha il diritto di dimostrare l'inattendibilità del bilancio societario o il mutamento del valore delle quote prima del decesso. Tuttavia, la Corte ha confermato che i crediti da finanziamento soci, seppur difficilmente esigibili, non possono essere esclusi dall'attivo ereditario se non sono contestati in giudizio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Imposta ipotecaria nella permuta: no a sconti per norme abrogate
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato l'imposta ipotecaria dovuta da una contribuente per un atto di permuta stipulato nel 2009, comprendente un terreno in area urbanistica. La contribuente pretendeva di pagare l'imposta in misura fissa, invocando un'agevolazione ormai abrogata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per l'imposta ipotecaria nella permuta la base imponibile si calcola sul valore del bene che genera l'imposta più alta, senza poter applicare benefici fiscali non più vigenti al momento della stipula dell'atto.
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Opzione regime IVA ordinario: il contribuente batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento IVA per il 2016 nei confronti di una società che gestisce sale giochi, applicando il regime forfettario basato sull'imposta sugli intrattenimenti. La società ha contestato l'atto, sostenendo di aver scelto l'opzione regime IVA ordinario già dal 1998 tramite comportamenti concludenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l'imposta sugli intrattenimenti e l'IVA sono tributi autonomi. Di conseguenza, il contribuente può sempre scegliere il regime ordinario per l'IVA, anche se per l'altra imposta si applica il regime forfettario. Tale scelta non richiede formalità rigide, potendo desumersi dalla concreta tenuta della contabilità e dalle dichiarazioni presentate. Vince la società contribuente.
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Valore venale delle aree fabbricabili: vincolo contro fisco
Alcune contribuenti hanno impugnato gli avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune per gli anni 2002-2004 relativi a terreni edificabili colpiti da vincolo idrogeologico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle contribuenti, stabilendo che il vincolo idrogeologico non cancella l'edificabilità del terreno ma ne riduce il valore di mercato. I giudici hanno chiarito che la determinazione del valore venale delle aree fabbricabili non può basarsi esclusivamente sul prezzo di una compravendita successiva. Al contrario, il calcolo deve seguire rigorosamente i parametri tassativi di legge, come la zona, l'indice di edificabilità e i costi di adattamento del terreno alla data del primo gennaio di ciascun anno d'imposta. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria del Piemonte.
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Inerenza delle passività: mutuo non deducibile nel conferimento
Una Società e un'Azienda Agricola hanno impugnato la rideterminazione dell'imposta di registro su un conferimento societario di terreni edificabili. Le contribuenti volevano dedurre dalla base imponibile l'importo di un mutuo ipotecario accollato alla società. L'Agenzia delle Entrate ha negato la deduzione per mancanza del requisito di inerenza delle passività, ritenendo il mutuo un debito personale del socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle contribuenti, confermando che, per ridurre il valore imponibile del conferimento, è indispensabile dimostrare l'inerenza delle passività all'immobile o all'oggetto sociale. Non avendo fornito prove sulle spese di valorizzazione dei terreni, le società perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Commissione di Istruttoria Veloce: fisco contro banche sull’IRAP
La Corte di Giustizia Tributaria della Liguria ha sollevato un rinvio pregiudiziale in Cassazione per chiarire se la Commissione di Istruttoria Veloce applicata dalle banche debba rientrare nella base imponibile IRAP. L'Agenzia delle Entrate aveva infatti contestato a un istituto di credito la mancata tassazione di tali somme. Tuttavia, la Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso il merito della questione. Rilevato il mancato rispetto del termine di sessanta giorni per la comunicazione della data dell'udienza all'ente impositore, i giudici hanno accolto la richiesta di rinvio della difesa erariale, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per vizio di notifica.
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Opzione regime ordinario IVA: fisco battuto sui giochi
Una società attiva nel settore del gioco lecito ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria richiedeva una maggiore IVA e sanzioni per l'anno 2015. La controversia riguardava il calcolo dell'imposta per gli apparecchi da intrattenimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'applicazione dell'IVA non è indissolubilmente legata all'imposta sugli intrattenimenti (ISI). Il contribuente ha il diritto di scegliere l'opzione regime ordinario IVA, che svincola il calcolo dalle modalità forfettarie dell'ISI. Inoltre, la scelta del regime ordinario può essere dimostrata anche attraverso comportamenti concreti (comportamenti concludenti) e la tenuta delle scritture contabili, senza necessità di una formale comunicazione preventiva. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso della società, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Rimborso IVA per buoni sconto: il Fisco perde in Cassazione
Una nota azienda di cosmetici ha richiesto il rimborso IVA per buoni sconto e rimborsi concessi ai consumatori finali durante campagne promozionali. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse emesso le note di variazione entro i termini di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che l'emissione delle note di variazione non è obbligatoria. Il contribuente può liberamente scegliere di esercitare l'azione generale di rimborso entro il termine di due anni, qualora la normativa interna precluda l'emissione delle note. Di conseguenza, la società ha diritto al rimborso dell'imposta versata in eccedenza, poiché lo sconto è direttamente ricollegabile all'operazione commerciale originaria.
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Contribuzione Gestione Commercianti: escluso il socio inattivo
L'INPS pretendeva il pagamento della contribuzione Gestione Commercianti sui redditi di partecipazione percepiti da un socio di una s.r.l. che non svolgeva alcuna attività lavorativa o di gestione all'interno dell'azienda. Il socio ha impugnato l'avviso di addebito e i giudici di merito hanno accolto l'opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza lo svolgimento di un'attività lavorativa abituale e prevalente, non rientrano nella base imponibile previdenziale. Di conseguenza, l'INPS non può pretendere contributi su tali somme.
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Base imponibile IVA: scontro tra aliquota unica e scomposizione
Un'azienda di trasporti gestiva parcheggi a pagamento e servizi di mobilità alternativa gratuiti per un Comune. A fine anno, registrando un deficit, riceveva dal Comune un contributo per ripianare le perdite, applicando l'aliquota IVA agevolata al 10%. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso dell'eccedenza d'imposta, pretendendo l'aliquota ordinaria al 22% sull'intero importo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la base imponibile IVA comprende tutti i corrispettivi e le integrazioni contrattuali. Non è possibile scomporre artificialmente un'unica prestazione complessa per applicare aliquote diverse, a meno che la legge non lo preveda espressamente. Di conseguenza, l'integrazione del disavanzo globale va tassata con l'aliquota ordinaria.
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Tassazione previdenza complementare: Fisco vince su rimborso
Un pensionato ha chiesto il rimborso di oltre trentunomila euro per ritenute IRPEF subite tra il 2008 e il 2011 sulla sua pensione integrativa, sostenendo che dovesse applicarsi la tassazione agevolata all'87,50% prevista per i diritti maturati prima del 2001. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la tassazione previdenza complementare si applica sull'intero importo per tutte le prestazioni erogate dopo il 1° gennaio 2001, a prescindere da quando siano maturati i relativi diritti. Di conseguenza, il ricorso del contribuente è stato rigettato e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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