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Base Imponibile

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674 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contributi lavoratori spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi per i lavoratori dello spettacolo sussiste anche per prestazioni occasionali e non esclusive. L'ordinanza chiarisce che l'appartenenza a una delle categorie professionali previste dalla legge è il fattore determinante. Inoltre, ha confermato che l'esenzione contributiva per i compensi legati ai diritti d'immagine è limitata a una quota forfettaria del 40% del totale percepito, respingendo la richiesta di un'esclusione totale dalla base imponibile. Il ricorso di una società di management artistico contro l'ente previdenziale è stato quindi rigettato.
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Rimborso IVA utente finale: la Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un rimborso IVA direttamente all'Amministrazione Finanziaria per oneri di sistema erroneamente inclusi nella base imponibile della fornitura elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la regola generale per il rimborso IVA utente finale prevede un'azione civile contro il fornitore e non un'azione diretta contro il Fisco, salvo casi eccezionali come il fallimento del fornitore.
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Oneri di sistema e IVA: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8819/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA sulla bolletta elettrica. In primo luogo, ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimborso IVA diretta da parte di un'azienda consumatrice all'Agenzia delle Entrate, chiarendo che tale azione va esperita contro il fornitore di energia. In secondo luogo, pur non potendo decidere nel merito, ha enunciato un principio di diritto di grande rilevanza: gli oneri di sistema (OGSE), pur essendo imposti per legge, hanno natura di corrispettivo contrattuale e non tributaria. Pertanto, rientrano correttamente nella base imponibile e sono soggetti a IVA.
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Esenzione IRAP: no se l’impresa non esiste da 3 anni
Una società aerea, costituita nel 2003, richiedeva un'esenzione IRAP basata su una legge regionale siciliana che premiava la crescita rispetto alla media del triennio 2001-2003. La Corte di Cassazione ha negato il beneficio, stabilendo che l'esenzione IRAP spetta solo alle imprese esistenti e operative per l'intero triennio di riferimento. Questo periodo non è un semplice parametro di calcolo, ma un requisito fondamentale per accedere all'agevolazione, escludendo le imprese di più recente costituzione.
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Contributi INPS socio: esclusi gli utili da Srl
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi INPS di un socio lavoratore non devono essere calcolati sugli utili percepiti da una società di capitali (S.r.l.) nella quale egli detiene una partecipazione senza svolgere attività lavorativa. La sentenza chiarisce che la base imponibile per i contributi INPS del socio deve includere solo i redditi d'impresa, escludendo i redditi di capitale come i dividendi da partecipazioni passive, in linea con la distinzione operata dalla normativa fiscale.
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Contributi previdenziali socio: esclusi utili da Srl
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7267/2025, ha stabilito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali (S.r.l.), senza prestazione di attività lavorativa, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali socio per la gestione commercianti. Il caso riguardava un agente di commercio a cui l'INPS richiedeva contributi sugli utili percepiti come socio di una S.r.l. La Corte ha chiarito che tali utili sono 'redditi di capitale' e non 'redditi d'impresa', e quindi sono esclusi dal calcolo contributivo, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Contributi INPS: no su utili da S.r.l. senza lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che i Contributi INPS per la gestione commercianti non sono dovuti sugli utili derivanti dalla mera partecipazione in una S.r.l., se il socio non vi svolge attività lavorativa. L'ordinanza chiarisce che tali proventi sono classificati come 'redditi di capitale' e non 'redditi d'impresa', e pertanto sono esclusi dalla base imponibile contributiva. La decisione conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato, respingendo il ricorso dell'Istituto Previdenziale.
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Contributi previdenziali: esclusi i redditi da srl
Un lavoratore autonomo si opponeva alla richiesta dell'ente previdenziale di calcolare i contributi anche sugli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società di capitali. La Corte di Cassazione ha confermato che i contributi previdenziali si basano solo sui redditi d'impresa, escludendo i redditi da capitale come i dividendi da una srl in cui non si svolge attività lavorativa, consolidando un importante principio sulla distinzione delle basi imponibili.
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IVA sull’accisa: quando è esclusa dalla base imponibile
Una società di gestione aeroportuale ha contestato avvisi di accertamento relativi a IVA e accise sull'energia elettrica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di esenzione come "opificio unico", ma ha accolto il ricorso sul punto cruciale dell'IVA sull'accisa. È stato stabilito che, se l'accisa non viene effettivamente addebitata in fattura e quindi trasferita al consumatore finale, essa non può essere inclusa nella base imponibile IVA, poiché non costituisce parte del corrispettivo. La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulle sanzioni, non riconoscendo né il giudicato esterno né il legittimo affidamento.
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Tassazione concordato fallimentare: la base imponibile
Una società, agendo come assuntore in un concordato fallimentare, ha impugnato un avviso di liquidazione che includeva i debiti accollati nella base imponibile per le imposte di registro, ipotecarie e catastali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto principale, stabilendo che la corretta tassazione del concordato fallimentare prevede che la base imponibile sia costituita unicamente dal valore dei beni e dei diritti trasferiti, con espressa esclusione dei debiti presi in carico dall'assuntore. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per la rideterminazione dell'imposta.
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Imposta di registro concordato: la Cassazione chiarisce
Una società, terza assuntrice in un concordato fallimentare, ha contestato il calcolo dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'imposta di registro concordato la base imponibile è costituita dal valore dei beni effettivamente trasferiti (come i crediti) e non dal debito accollato. Di conseguenza, le aliquote da applicare sono quelle specifiche per la natura dei beni (es. 0,5% per i crediti), non un'aliquota fissa più elevata. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Imposta concessioni: no violazione riserva di legge
Una società ha contestato la legittimità dell'imposta concessioni regionali, sostenendo che la determinazione della base imponibile da parte dell'Autorità Portuale violasse la riserva di legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il tributo è legittimo poiché la legge primaria definisce tutti gli elementi essenziali dell'imposta (soggetti, presupposto, aliquota), potendo delegare a una fonte secondaria la specificazione del canone, che costituisce la base imponibile.
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Sgravi contributivi: non automatici senza domanda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice agricola, stabilendo che gli sgravi contributivi non sono automatici ma richiedono una specifica domanda amministrativa. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che la base imponibile non può essere ridotta in base all'orario effettivo se inferiore a quello contrattuale minimo.
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Contributi INPS su redditi da capitale: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali, senza lo svolgimento di un'effettiva attività lavorativa, non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi INPS. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra redditi d'impresa, soggetti a contribuzione, e redditi di capitale, che ne sono esclusi, basandosi sulla normativa fiscale.
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Contributi socio Srl: niente obbligo senza lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4015/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi socio Srl. Il ricorso di un ente previdenziale, che richiedeva il pagamento dei contributi sul reddito da capitale percepito da un socio non lavoratore di una S.r.l., è stato respinto. La Corte ha chiarito che solo i redditi d'impresa, derivanti da un'effettiva attività lavorativa, rientrano nella base imponibile contributiva. I redditi derivanti dalla mera partecipazione societaria, qualificati come redditi di capitale, ne sono esclusi, valorizzando lo 'schermo societario' tipico della S.r.l.
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Contributi socio Srl: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4018/2025, ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo un principio fondamentale sui contributi socio Srl. È stato chiarito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione a una società di capitali, qualificabili come redditi di capitale, sono esclusi dalla base imponibile per i contributi della gestione commercianti. Solo i redditi d'impresa, derivanti da un'effettiva attività lavorativa, sono soggetti a contribuzione.
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Contributi socio Srl: quando non sono dovuti
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali per gli artigiani non sono dovuti sui redditi da capitale derivanti dalla mera partecipazione in una S.r.l. qualora il socio non svolga alcuna attività lavorativa all'interno della società. L'ente previdenziale aveva richiesto i contributi basandosi sulla partecipazione societaria, ma la Corte ha rigettato il ricorso, distinguendo nettamente tra reddito d'impresa (soggetto a contribuzione) e reddito di capitale (escluso se non connesso a un'attività lavorativa). La decisione chiarisce che la base imponibile per i contributi del socio Srl è legata esclusivamente all'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa.
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Base imponibile IVA e imposta di consumo: il caso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4140/2025, ha stabilito che l'imposta di consumo sui liquidi da inalazione può essere inclusa nella base imponibile IVA del rivenditore solo se viene provato che tale costo è stato effettivamente trasferito sul consumatore finale. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva rettificato l'IVA dovuta da un rivenditore includendo tale imposta, ma aveva solo dimostrato il trasferimento dal fornitore al rivenditore, non dal rivenditore al cliente. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, sottolineando che senza la prova della traslazione finale, l'imposta di consumo non concorre a formare la base imponibile IVA.
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Tipologia di reddito: l’obbligo del Fisco
Un contribuente, socio di una srl, subisce un accertamento sintetico basato su indagini bancarie. La Cassazione accoglie il ricorso, cassando la sentenza d'appello. La motivazione risiede nel fatto che il giudice di merito non ha specificato la tipologia di reddito accertata, un passaggio indispensabile per determinare correttamente la base imponibile e applicare le giuste presunzioni legali.
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Imposta di registro concordato: ecco la base imponibile
Una società ha impugnato avvisi di liquidazione per l'imposta di registro su un concordato fallimentare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5880/2025, ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nel calcolo dell'imposta di registro concordato, il valore dei debiti accollati dal terzo assuntore non deve essere incluso nella base imponibile. Quest'ultima è costituita esclusivamente dal valore dei beni e dei diritti trasferiti.
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