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Opzione regime IVA ordinario: il contribuente batte il Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento IVA per il 2016 nei confronti di una società che gestisce sale giochi, applicando il regime forfettario basato sull’imposta sugli intrattenimenti. La società ha contestato l’atto, sostenendo di aver scelto l’opzione regime IVA ordinario già dal 1998 tramite comportamenti concludenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l’imposta sugli intrattenimenti e l’IVA sono tributi autonomi. Di conseguenza, il contribuente può sempre scegliere il regime ordinario per l’IVA, anche se per l’altra imposta si applica il regime forfettario. Tale scelta non richiede formalità rigide, potendo desumersi dalla concreta tenuta della contabilità e dalle dichiarazioni presentate. Vince la società contribuente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 18291 Anno 2026
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

L’opzione regime IVA ordinario nei giochi leciti

Il settore dei giochi pubblici e dell’intrattenimento presenta regole fiscali molto particolari e spesso complesse. Di norma, l’Amministrazione Finanziaria applica un calcolo forfettario (cioè basato su percentuali fisse predeterminate) per semplificare la riscossione delle tasse in questo comparto. Tuttavia, la legge concede alle imprese una scelta fondamentale per la gestione della propria contabilità. Le singole aziende possono infatti esercitare l’opzione regime IVA ordinario per calcolare l’imposta sul valore aggiunto nei modi tradizionali. Questa scelta garantisce una maggiore aderenza alla reale situazione economica dell’attività commerciale. La Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questo diritto con una importante ordinanza recente. I giudici hanno stabilito che la scelta del regime ordinario è sempre valida se dimostrata dai comportamenti concreti del contribuente.

Il contrasto tra il Fisco e la società di giochi

La vicenda nasce da una cartella di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che gestisce sale giochi e biliardi. L’ufficio fiscale ha calcolato l’IVA per l’anno d’imposta 2016 in modo interamente forfettario. Il calcolo si basava sulla stessa base imponibile (il valore su cui si calcolano le tasse) utilizzata per l’imposta sugli intrattenimenti. Secondo il Fisco, la società non aveva il diritto di applicare le regole ordinarie dell’IVA. L’amministrazione sosteneva che il regime speciale forfettario fosse obbligatorio e inscindibile per questo tipo di attività ludiche. La società ha invece impugnato la cartella di pagamento davanti ai giudici tributari. Il contribuente ha dimostrato di aver applicato il regime IVA ordinario fin dal lontano 1998. Questa scelta emergeva chiaramente dall’esame delle dichiarazioni annuali e dalla concreta tenuta delle scritture contabili. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, spingendo il Fisco a ricorrere in Cassazione.

L’autonomia delle imposte e la scelta del contribuente

L’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che l’imposta sugli intrattenimenti e l’IVA dovessero seguire necessariamente la stessa sorte. Poiché per la prima imposta si applica un regime forfettario obbligatorio, anche la seconda avrebbe dovuto subire lo stesso identico trattamento. La Suprema Corte ha smontato questa tesi restrittiva. I giudici hanno ricordato che l’imposta sugli intrattenimenti e l’IVA sono due tributi completamente autonomi e distinti. L’imposta sugli intrattenimenti è una tassa nazionale che colpisce gli introiti lordi delle attività. L’IVA è invece un’imposta armonizzata a livello europeo che colpisce il valore aggiunto in ogni singola fase della produzione. La normativa europea impone di garantire sempre al contribuente la possibilità di applicare il regime IVA ordinario. Il legislatore italiano non può eliminare questo diritto fondamentale per semplici esigenze di semplificazione nazionale.

Le motivazioni della decisione sull’opzione regime IVA ordinario

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco basandosi su due pilastri normativi fondamentali. In primo luogo, l’opzione regime IVA ordinario è espressamente prevista dal decreto IVA nazionale. Questa facoltà di scelta non può essere cancellata o limitata dalle norme specifiche sull’imposta sugli intrattenimenti. In secondo luogo, la scelta del regime ordinario può essere comunicata e dimostrata anche attraverso comportamenti concludenti (azioni pratiche che dimostrano la volontà del contribuente). Se un’impresa tiene la contabilità ordinaria, emette regolarmente le fatture e presenta le dichiarazioni IVA ordinarie, manifesta chiaramente la propria scelta gestionale. La mancata comunicazione formale preventiva alla SIAE o all’ufficio delle entrate non invalida l’opzione esercitata. I comportamenti concreti e la realtà dei fatti prevalgono sempre sulle formalità burocratiche. I giudici hanno quindi ritenuto pienamente legittimo il comportamento della società di giochi.

Le conclusioni della Cassazione a favore del contribuente

La Suprema Corte ha rigettato definitivamente il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Questa importante decisione conferma la piena vittoria della società di gestione dei giochi leciti. Il Fisco dovrà annullare definitivamente la cartella di pagamento emessa in modo illegittimo. Inoltre, la Corte ha condannato l’amministrazione finanziaria al pagamento di tutte le spese processuali in favore del contribuente. La sentenza fissa un principio di diritto chiarissimo per tutto il settore. L’autonomia tra l’IVA e l’imposta sugli intrattenimenti garantisce sempre la libertà di scelta per le imprese. I comportamenti concludenti del contribuente sono più che sufficienti a dimostrare l’adozione del regime ordinario, proteggendo le aziende da pretese fiscali ingiustificate e da formalismi eccessivi che danneggiano l’iniziativa economica.

Un’impresa di giochi può scegliere il regime IVA ordinario?
Sì, la legge garantisce sempre al contribuente la facoltà di scegliere il regime IVA ordinario, anche se per l’imposta sugli intrattenimenti si applica il calcolo forfettario.

Come si dimostra la scelta del regime IVA ordinario senza comunicazione formale?
La scelta si può dimostrare attraverso i comportamenti concludenti del contribuente, come la concreta tenuta della contabilità ordinaria e la presentazione delle relative dichiarazioni annuali.

Cosa succede se il Fisco ignora i comportamenti concludenti del contribuente?
La cartella di pagamento emessa dal Fisco basata sul regime forfettario è illegittima e può essere annullata dai giudici tributari, con condanna dell’amministrazione al pagamento delle spese.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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