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Avviso Di Accertamento — Anno 2022

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1158 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Avviso Di Accertamento

Provvedimenti

Avviso di accertamento a tavolino e vittoria del contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per recuperare imposte non versate relative a imposte dirette e IVA. Il controllo si è svolto interamente negli uffici del Fisco. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto sia per il mancato rispetto dei sessanta giorni di attesa, sia per l'infondatezza nel merito, confermata dai documenti prodotti dal contribuente. Il Fisco ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che nei controlli a tavolino non sussiste l'obbligo generale di attesa di sessanta giorni per le imposte dirette. Tuttavia, la Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate perché la prova documentale del contribuente ha dimostrato l'infondatezza della pretesa fiscale.
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Definizione agevolata della lite tributaria: lite estinta
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello favorevole a una Contribuente, relativa a quattro avvisi di accertamento Irpef. Durante il procedimento di legittimità, la Contribuente ha scelto la definizione agevolata della lite tributaria, presentando le relative istanze e versando gli importi previsti dalla normativa sul condono fiscale. L'Amministrazione finanziaria ha verificato l'avvenuto pagamento e ha chiesto la chiusura della lite. I giudici hanno accertato la regolarità della procedura, dichiarando l'estinzione del processo per cessata materia del contendere e stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha anticipate.
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Delega di firma avviso di accertamento: Fisco battuto
L'Agenzia delle Entrate ha notificato diversi avvisi fiscali a un contribuente per imposte non versate. Il contribuente ha impugnato gli atti contestando la carenza di poteri del funzionario firmatario. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al cittadino, annullando le pretese perché mancava la delega di firma avviso di accertamento all'interno degli atti di causa. Il Fisco si è rivolto alla Corte di Cassazione, sostenendo di aver depositato il documento nel primo grado del giudizio e lamentando l'omessa valutazione di questo fatto. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile: una svista materiale del magistrato sulla presenza fisica di un documento nel fascicolo richiede un ricorso per revocazione e non può essere denunciata in Cassazione. Il contribuente ottiene così la conferma dell'annullamento delle cartelle.
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Rendita catastale: il Fisco vince con motivazione semplificata
Due proprietari hanno presentato una pratica edilizia DOCFA dopo la ristrutturazione del loro fabbricato. L'Agenzia delle Entrate ha modificato i parametri proposti, attribuendo una classe superiore e una maggiore rendita catastale. I contribuenti hanno impugnato l'atto per difetto di motivazione, lamentando l'assenza di un confronto con immobili analoghi. I giudici di primo e secondo grado hanno annullato l'accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della lite e ha dato ragione all'amministrazione finanziaria. Nelle procedure collaborative come il DOCFA, l'ufficio non deve fornire comparazioni complesse se accetta i dati tecnici dichiarati dal privato. Risulta sufficiente indicare i dati oggettivi dell'immobile e la classe attribuita.
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Sanzioni tributarie e accertamento IVA: la riunione dei ricorsi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente un atto per richiedere specifiche sanzioni tributarie collegate a un precedente accertamento fiscale sull'IVA. I giudici di merito hanno annullato la pretesa sanzionatoria perché il relativo accertamento principale sul tributo era già stato cancellato. L'ente impositore ha contestato la mancata sospensione della causa sulle sanzioni in attesa della definitività della sentenza sull'imposta. La Corte di Cassazione, accertata la pendenza separata del processo riguardante l'imposta principale, ha rimesso gli atti alla sezione tributaria ordinaria per disporre la riunione e la trattazione congiunta dei due procedimenti connessi.
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Definizione agevolata della controversia: lite fiscale congelata
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per l'anno 2007. L'ente ha ipotizzato l'esistenza di una società di fatto a causa di una delega a operare sul conto corrente societario. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento tributario per difetto di motivazione. L'amministrazione ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza formale per accedere alla definizione agevolata della controversia ai sensi della legge di riforma della giustizia tributaria. I giudici supremi hanno accolto la domanda, sospendendo il procedimento giudiziario per consentire la chiusura agevolata della pendenza fiscale.
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Società di fatto e definizione agevolata della controversia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per l'anno 2007. Il Fisco riteneva che il contribuente facesse parte di una presunta società di fatto, basandosi sulla delega a operare su un conto corrente societario. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Commissione Tributaria Regionale hanno annullato l'atto impositivo per difetto di motivazione. I giudici hanno rilevato la mancata allegazione del processo verbale di constatazione e dei suoi allegati. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Il contribuente ha depositato un'istanza formale per usufruire della definizione agevolata della controversia prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ordinando la sospensione del processo e rinviando la causa.
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Definizione agevolata: stop al ricorso del Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un socio per presunti maggiori redditi societari non dichiarati. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto ragione sia in primo che in secondo grado, poiché i giudici hanno ritenuto infondata la pretesa fiscale originaria già respinta a carico della società. L'ente impositore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha richiesto l'applicazione della definizione agevolata prevista per le liti tributarie pendenti di valore inferiore a centomila euro e con doppia soccombenza dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha preso atto della domanda e ha disposto la sospensione del giudizio tramite il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento del pagamento agevolato.
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Definizione agevolata delle liti pendenti e pretese del Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un ente per recuperare imposte dirette e indirette relative a una mostra culturale. Il Fisco ha quantificato i ricavi non dichiarati mediante presunzioni ricavate da una comunicazione interna trasmessa al Comune. L'ente ha impugnato l'atto contestando la carenza di prove certe e la violazione del confronto preventivo. La controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. Durante il giudizio di legittimità, l'ente impositore ha richiesto la sospensione del processo per consentire l'accesso alla definizione agevolata delle liti pendenti. I giudici hanno accertato la presenza delle condizioni previste dalla legge e hanno ordinato la sospensione temporanea della causa.
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Definizione agevolata: stop alla lite solo con prova di pagamento
L'amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una società per recuperare imposte non versate. La società ha impugnato l'atto contestando la validità della sottoscrizione del funzionario. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società ha depositato una richiesta di chiusura della vertenza a seguito dell'adesione alla definizione agevolata. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice presentazione della domanda non estingue automaticamente la lite. In assenza di una rinuncia espressa o della prova dell'avvenuto pagamento integrale delle somme, il processo non si estingue ma viene temporaneamente sospeso.
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Sospensione del giudizio tributario per lite pendente
L'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori imposte IRPEF. Il contribuente impugnava l'atto eccependo la nullità della delega di firma del funzionario, priva di nominativo e durata. I giudici di merito accoglievano il ricorso del cittadino, annullando la pretesa fiscale. Il Fisco ricorreva quindi in Cassazione sostenendo la piena validità della sottoscrizione riferibile all'ufficio. Durante la fase di legittimità, il contribuente depositava formale istanza per accedere alla definizione agevolata della lite prevista dalla riforma tributaria. La Corte Suprema ha disposto la sospensione del giudizio tributario, verificando la tempestività della richiesta e la sussistenza dei requisiti di valore previsti dalla legge, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Assegni circolari e accertamento fiscale: l’onere della prova
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società a responsabilità limitata per imposte dirette e IVA non dichiarate nell'anno 2007. L'ufficio fiscale ha basato la contestazione sull'emissione di diversi assegni circolari intestati alla società contribuente e regolarmente addebitati sul conto di una terza impresa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa, sostenendo che spettasse al Fisco provare l'effettivo incasso da parte della beneficiaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno chiarito che, in materia di assegni circolari e accertamento fiscale, una volta provata l'intestazione e l'avvenuto incasso dei titoli, opera una presunzione di ricavo. L'onere di dimostrare la mancata percezione delle somme o la natura non reddituale del versamento ricade interamente sulla società contribuente.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi da lavoro autonomo e relative sanzioni. Il contribuente ha contestato l'atto davanti ai giudici tributari, giungendo fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il contribuente ha attivato la procedura di definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge, presentando la domanda e versando le somme dovute tramite modello F24. L'Ufficio tributario non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha depositato l'istanza per proseguire la causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato la definitiva estinzione del processo, stabilendo che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Stock lending e indeducibilità costi: stop ai vantaggi fiscali
Una società stipula un contratto di stock lending per prendere in prestito azioni estere, incassando dividendi quasi totalmente esenti da tasse ed esponendo la relativa commissione come spesa interamente deducibile dal proprio reddito d'impresa. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione e nega lo scarico fiscale della commissione. I giudici di merito confermano il recupero fiscale considerando l'operazione abusiva. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso della società contribuente, correggendo la motivazione. La Suprema Corte stabilisce il principio per cui lo stock lending produce gli stessi effetti economici della cessione di usufrutto su azioni. Di conseguenza, sussiste la piena applicazione del divieto per stock lending e indeducibilità costi fissato dall'art. 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
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Sottoscrizione digitale avviso di accertamento: per la Cassazione è valida
L'Amministrazione finanziaria ha notificato a una società e ai soci alcuni avvisi per rideterminare il reddito imponibile del 2012. I contribuenti hanno impugnato gli atti eccependo l'invalidità della firma elettronica apposta dal funzionario. Il giudice d'appello ha annullato gli atti ritenendo illegittima la firma informatica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, sancendo la piena validità della sottoscrizione digitale avviso di accertamento. L'esclusione degli strumenti informatici prevista dalla legge riguardava le sole attività ispettive e non gli atti impositivi finali. La Suprema Corte ha cassato la decisione e rinviato la causa per il riesame del merito.
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Litisconsorzio necessario: socia assente e processo Fisco nullo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società in nome collettivo e a una delle sue due socie per recuperare imposte non versate. La seconda socia al cinquanta per cento è rimasta esclusa dal processo, portando avanti un ricorso separato. I giudici tributari hanno emesso decisioni di merito senza riunire le cause. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio la violazione delle regole sul litisconsorzio necessario. Il reddito delle società di persone si imputa automaticamente a tutti i partecipanti e impone la presenza simultanea di tutti i soci nel medesimo giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato nullo l'intero processo di merito e ha rinviato gli atti ai giudici di primo grado per consentire la corretta chiamata in causa della socia pretermessa e una nuova valutazione dei fatti.
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Infedeltà del commercialista: il Fisco condanna l’omesso controllo
Una società e i suoi soci hanno subito accertamenti fiscali per imposte non dichiarate e non versate a causa dei reati commessi dal proprio consulente contabile, condannato penalmente. I contribuenti ritenevano che la condanna penale del professionista li esonerasse dalle imposte, dalle sanzioni e dai termini di decadenza per la detrazione dell'IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti. L'infedeltà del commercialista non cancella il debito tributario né riapre i termini per detrarre l'imposta. Inoltre, la condanna penale dell'intermediario non basta per annullare le sanzioni amministrative se il contribuente non dimostra un controllo effettivo e diligente sul mandatario.
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Iscrizione albo concessionari: nullo l’accertamento del gruppo
Un'associazione sportiva ha impugnato un avviso di accertamento per tributi locali emesso da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese. I giudici di merito hanno annullato la richiesta fiscale perché una delle aziende del raggruppamento era priva della necessaria iscrizione albo concessionari per la riscossione. Il raggruppamento ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l'azienda priva di iscrizione svolgeva soltanto compiti secondari di supporto operativo e stampa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. L'atto di accertamento proveniva dall'intero raggruppamento e non da singole delegate, rendendo obbligatorio il possesso del requisito soggettivo per tutte le associate operanti nel servizio. La Cassazione ha confermato l'annullamento dell'avviso e ha condannato i ricorrenti alle spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: vince la buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai suoi soci la partecipazione a una frode fiscale, recuperando imposte e sanzioni per presunte operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di appello avevano confermato la pretesa tributaria con formule generiche, senza valutare gli elementi concreti di colpevolezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. Il Fisco deve provare la reale consapevolezza dell'acquirente circa la frode del fornitore e i giudici devono esaminare dettagliatamente i fatti contestati.
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Sanzioni TARSU per omesso versamento: il Comune perde in Cassazione
Una società turistica ha ricevuto dal Comune un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa sui rifiuti, con l'aggiunta di una sanzione del 30%. L'amministrazione comunale ha scelto di emettere un atto di rettifica anziché procedere alla diretta iscrizione a ruolo del debito già noto. I giudici di merito hanno confermato la sanzione, ritenendola dovuta a seguito dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa, chiarendo che le sanzioni TARSU per omesso versamento non si applicano se i dati impositivi erano già noti e invariati. L'ente locale non può eludere i limiti di legge trasformando una semplice riscossione in un accertamento sanzionabile.
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