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Stock lending e indeducibilità costi: stop ai vantaggi fiscali

Una società stipula un contratto di stock lending per prendere in prestito azioni estere, incassando dividendi quasi totalmente esenti da tasse ed esponendo la relativa commissione come spesa interamente deducibile dal proprio reddito d’impresa. L’Agenzia delle Entrate contesta l’operazione e nega lo scarico fiscale della commissione. I giudici di merito confermano il recupero fiscale considerando l’operazione abusiva. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso della società contribuente, correggendo la motivazione. La Suprema Corte stabilisce il principio per cui lo stock lending produce gli stessi effetti economici della cessione di usufrutto su azioni. Di conseguenza, sussiste la piena applicazione del divieto per stock lending e indeducibilità costi fissato dall’art. 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 35247 Anno 2022
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Pubblicato il 31 agosto 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il meccanismo dello stock lending e indeducibilità costi

Le operazioni societarie complesse che coinvolgono titoli azionari attirano spesso l’attenzione del Fisco. Nel panorama della finanza d’impresa, il binomio tra stock lending e indeducibilità costi rappresenta un punto cruciale di scontro tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Il contratto di prestito titoli consente a un’impresa di detenere temporaneamente pacchetti azionari, acquisendo il diritto di incassare i dividendi distribuiti a fronte del versamento di una specifica commissione.

La vicenda analizzata dalla Suprema Corte nasce dall’iniziativa di una società commerciale italiana. L’impresa ha concluso un contratto di prestito azionario con un partner estero. In base a questo accordo, la società ha percepito cospicui dividendi generati dalle quote azionarie ricevute, beneficiando dell’esclusione da tassazione pari al novantacinque per cento prevista dalla normativa fiscale. Al contempo, la medesima società ha dedotto integralmente dal proprio reddito imponibile l’onere pagato a titolo di commissione per il prestito ricevuto.

La contestazione dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha avviato una verifica fiscale sui conti dell’azienda. I funzionari hanno contestato l’illegittima deduzione dei costi legati alla commissione del prestito titoli. L’amministrazione finanziaria ha qualificato l’operazione come una manovra priva di valida sostanza economica, finalizzata unicamente a ottenere un indebito risparmio di imposta.

Il Fisco ha notificato un avviso di accertamento per recuperare la maggiore imposta sui redditi societari, applicando pesanti sanzioni e interessi. La società ha impugnato l’atto impositivo dinanzi ai giudici tributari. Nei primi gradi di giudizio, i magistrati hanno confermato la pretesa fiscale, ravvisando nell’operazione un abuso del diritto volto a creare un vantaggio fiscale ingiustificato.

La disciplina applicabile allo stock lending e indeducibilità costi

Il confronto dinanzi alla Corte di Cassazione si è concentrato sull’esatta qualificazione giuridica del contratto finanziario stipulato tra le parti. La disciplina fiscale prescinde dalla veste meramente formale dei contratti per concentrarsi sulla sostanza economica delle transazioni.

La legge stabilisce che le spese sostenute per l’acquisto dell’usufrutto o di altri diritti analoghi su partecipazioni societarie non possono essere dedotte dal reddito d’impresa se gli utili percepiti godono dell’esenzione fiscale. Questo principio garantisce una perfetta simmetria: l’ordinamento vieta di abbattere le tasse con un costo sostenuto per incassare proventi non tassati.

Le motivazioni: stock lending e indeducibilità costi

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’operazione di stock lending realizza sul piano economico lo stesso identico risultato della cessione di usufrutto su azioni. Il mutuatario ottiene la disponibilità temporanea del flusso di dividendi futuri pagando una commissione prestabilita. Non rileva, ai fini tributari, la distinzione civilistica tra diritto reale e diritto di credito.

I giudici di legittimità hanno ricondotto l’operazione direttamente all’articolo 109, comma 8, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. La norma menziona espressamente la formula ‘altro diritto analogo’ all’usufrutto. Di conseguenza, la commissione pagata rappresenta un costo oggettivamente indeducibile per espressa previsione legislativa. Questa diretta applicazione della norma speciale rende superfluo accertare l’abuso del diritto o la violazione delle procedure antielusive, confermando la piena validità della ripresa a tassazione.

Le conclusioni: la vittoria del Fisco e gli effetti pratici

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della società, condannandola alle spese legali e al raddoppio del contributo unificato. L’Agenzia delle Entrate vince la causa in modo definitivo, rendendo intangibile il recupero delle maggiori imposte e delle sanzioni.

La pronuncia ribadisce che ogni manovra di stock lending volta a compensare dividendi esenti con commissioni deducibili viola la legge fiscale. Le imprese non possono abbattere il proprio reddito imponibile trasferendo artificiosamente dividendi tramite prestiti di titoli.

Perché le commissioni di prestito titoli non si possono dedurre dal reddito?
La legge assimila il prestito di titoli all’acquisto di un usufrutto azionario: se i dividendi incassati sono esenti da imposte, il costo sostenuto per ottenerli resta per legge indeducibile.

Cosa accade se il Fisco non cita espressamente le memorie difensive nell’accertamento?
L’avviso di accertamento rimane pienamente valido purché l’ufficio abbia esaminato nella sostanza i documenti prodotti dal contribuente prima di emettere l’atto.

La contestazione del Fisco richiede sempre la prova dell’abuso del diritto?
No, quando una spesa ricade direttamente in una specifica norma di indeducibilità, il recupero a tassazione si applica in via diretta senza dover dimostrare l’abuso del diritto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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