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Prestito di azioni: Fisco vince sui costi ma perde sulle sanzioni

L’Amministrazione Finanziaria ha recuperato a tassazione l’Ires dovuta da una società, contestando l’indebito vantaggio fiscale derivante da un contratto di prestito di azioni (stock lending). Secondo il Fisco, l’operazione mirava solo a ottenere l’esenzione sui dividendi e a dedurre interamente le commissioni. La Corte di Cassazione ha confermato l’indeducibilità dei costi del prestito di azioni, equiparando l’operazione all’usufrutto di azioni. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della società per omessa pronuncia del giudice d’appello su altri rilievi (deducibilità ICI, imposta di registro e spese generali) e ha disposto l’applicazione del principio del favor rei per la riduzione delle sanzioni, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 5500 Anno 2022
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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il prestito di azioni e la contestazione del Fisco

Il contenzioso tributario analizzato nasce da una complessa operazione finanziaria legata a un contratto di prestito di azioni, noto anche come stock lending. L’Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di costruzioni per recuperare una maggiore imposta sul reddito delle società (Ires). Secondo l’ufficio impositivo, la società ha stipulato questo accordo con una controparte estera al solo scopo di ottenere un duplice e indebito risparmio fiscale.

Il meccanismo contestato prevedeva l’esclusione da tassazione del novantacinque per cento dei dividendi incassati dalle azioni ricevute in prestito. Contemporaneamente, la società deduceva integralmente dal proprio reddito imponibile le commissioni pagate alla società estera per il prestito stesso. Il Fisco ha ritenuto questa operazione priva di una reale sostanza economica e finalizzata esclusivamente ad aggirare gli obblighi tributari nazionali.

La natura economica dello stock lending

Il contratto di prestito di azioni consiste nel trasferimento temporaneo di titoli azionari da un soggetto a un altro. Il beneficiario si impegna a restituire titoli della stessa specie alla scadenza del termine pattuito. In cambio del prestito, il mutuatario paga una commissione e costituisce una garanzia finanziaria a favore del mutuante.

La giurisprudenza ha chiarito che questo schema contrattuale non è intrinsecamente illecito o nullo. Esso possiede una propria utilità gestionale ed economica, poiché permette di ottimizzare la gestione del portafoglio titoli senza assumere rischi di mercato aggiuntivi. Tuttavia, l’uso distorto di questo strumento può generare contestazioni quando l’unico effetto concreto è la creazione di un vantaggio fiscale contrario ai principi dell’ordinamento. Nel caso specifico, il trasferimento temporaneo dei diritti economici sulle azioni ha permesso alla società di incassare dividendi quasi esenti da imposte, azzerando al contempo il proprio imponibile attraverso la deduzione delle commissioni versate.

Le motivazioni della sentenza sul prestito di azioni

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato la legittimità del recupero fiscale concentrandosi sulla deducibilità dei costi legati al prestito di azioni. La Corte di Cassazione ha confermato che le commissioni pagate per l’operazione non possono essere dedotte dal reddito d’impresa. Questa decisione si basa sull’equiparazione economica tra il prestito temporaneo di titoli e l’usufrutto di azioni.

La legge tributaria vieta espressamente la deduzione dei costi sostenuti per l’acquisto del diritto di usufrutto quando i dividendi derivanti da tale partecipazione sono esclusi da tassazione. I giudici hanno applicato questa limitazione anche allo stock lending. Estendere il divieto di deduzione a contratti analoghi evita che i contribuenti utilizzino schemi alternativi per aggirare i limiti fiscali. La simmetria fiscale impone che a un provento ampiamente esentato, come il dividendo al novantacinque per cento, corrisponda l’indeducibilità dei costi sostenuti per ottenerlo. Di conseguenza, il recupero d’imposta operato dal Fisco sulle commissioni è pienamente legittimo.

Le conclusioni della Cassazione sul prestito di azioni

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso presentato dalla società di costruzioni, disponendo la cassazione della sentenza d’appello con rinvio. I giudici di secondo grado hanno commesso un grave errore processuale omettendo di pronunciarsi su alcuni motivi di impugnazione sollevati dal contribuente. La sentenza impugnata non conteneva alcuna decisione in merito alla deducibilità dell’imposta comunale sugli immobili, dell’imposta di registro e di altre spese generali.

La Cassazione ha inoltre accolto la richiesta di rideterminazione delle sanzioni pecuniarie. Il giudice del rinvio dovrà applicare il principio del favor rei, che impone l’applicazione della sanzione più mite introdotta dalle riforme legislative successive alla violazione. La sanzione per infedele dichiarazione deve quindi essere ridotta dal cento per cento al novanta per cento della maggiore imposta accertata. La causa ritorna alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione di questi specifici punti.

Che cos’è il contratto di stock lending o prestito di azioni?
Si tratta di un accordo finanziario con cui un soggetto trasferisce temporaneamente la proprietà di titoli azionari a un altro, ricevendone in cambio una commissione e una garanzia.

Perché le commissioni del prestito di azioni non sono deducibili dalle tasse?
La Cassazione equipara questa operazione all’usufrutto di azioni, vietando la deduzione dei costi quando i dividendi percepiti beneficiano già di un’esenzione fiscale quasi totale.

Cosa succede se il giudice d’appello ignora alcuni motivi di ricorso del contribuente?
Si configura un vizio di omessa pronuncia che rende nulla la sentenza, consentendo alla Cassazione di annullarla e di ordinare un nuovo giudizio sui punti ignorati.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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