L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la mancata contabilizzazione di ricavi e violazioni sull'imposta sul valore aggiunto relative a diverse annualità. L'ufficio ha notificato gli atti impositivi oltre i tempi standard, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di possibili reati fiscali legati a fatture e vendite non registrate. I giudici di merito avevano annullato le richieste ritenendo decaduto il potere impositivo del Fisco. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che, per gli atti notificati prima della riforma del 2015, il raddoppio opera sulla base della mera ricorrenza astratta dei presupposti di reato, senza che rilevi la mancata presentazione della denuncia penale entro la scadenza ordinaria.
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