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Attenuante Del Danno Di Speciale Tenuità

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230 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto pluriaggravato: no allo sconto se il ricorso è ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di furto pluriaggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano la semplice ripetizione di quanto già proposto e respinto in appello, senza una reale critica alla sentenza impugnata. Trattandosi di contestazioni di fatto, non proponibili in sede di legittimità, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no al furto da 300 euro
Due soggetti sono stati condannati per furto in abitazione per aver sottratto un televisore da trentadue pollici, del valore di circa trecento euro, utilizzando una chiave modificata. Gli autori del furto hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Secondo la difesa, il valore modesto dell'apparecchio e l'assenza di danni alla porta d'ingresso giustificavano uno sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che un danno di trecento euro non può considerarsi quasi inesistente o irrisorio. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata per merce rotta
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose per aver cercato di sottrarre beni del valore di circa 111 euro, danneggiandone le confezioni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la mancata sottrazione della merce configurasse un danno minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso si limitava a riproporre motivi già respinti in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata. Inoltre, il valore della merce e il danneggiamento delle confezioni escludono l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: condanna severa anche per beni di scarso valore
Due imputati sono stati condannati per furto con strappo di occhiali da vista, lesioni e rapina impropria per aver sottratto un cellulare usando violenza per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva l'insussistenza del furto per mancanza di profitto economico e che la rapina fosse solo tentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha chiarito che il profitto nel furto può essere anche non patrimoniale e che la rapina impropria si consuma con la violenza successiva alla sottrazione, anche senza un possesso stabile del bene. Infine, per l'attenuante del danno lieve nella rapina, non basta il basso valore del bene, ma va valutata la gravità dell'aggressione fisica e morale subita dalla vittima.
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Attenuante del danno di speciale tenuità esclusa per rapina
Un uomo, condannato per rapina e furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La difesa sosteneva che il valore economico del bene sottratto fosse minimo e che la minaccia rivolta alle vittime fosse di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio sia la libertà personale. Di conseguenza, per concedere l'attenuante del danno di speciale tenuità, non basta il modesto valore economico del bottino, ma occorre valutare il trauma psicologico e la limitazione della libertà subiti dalle vittime, costrette in questo caso a subire perquisizioni e a prelevare denaro sotto minaccia.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: esclusa per 600 euro
L'Imputato, condannato per rapina, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di circa 600 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somma sottratta non può considerarsi irrisoria, poiché garantisce le esigenze fondamentali di una persona per diversi giorni. Inoltre, la capacità economica della vittima e l'eventuale presenza di una copertura assicurativa non influiscono sulla valutazione del danno, che deve essere oggettivamente lievissimo per consentire l'applicazione della riduzione di pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina e coltello: no all’attenuante del danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per rapina, porto abusivo di coltello e lesioni personali. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e contestando la credibilità delle vittime. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove, basate sul riconoscimento e sulle testimonianze coerenti delle persone offese. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità è stata correttamente esclusa valutando il valore economico reale del bene sottratto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: quando la refurtiva non è trascurabile
L'Imputato, condannato per il reato di rapina, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore della refurtiva, pari a circa un quarto della pensione sociale mensile, non può considerarsi di minima entità. Tale somma equivale infatti alle risorse necessarie per garantire la sussistenza minima di una persona per un'intera settimana. Di conseguenza, l'entità del danno economico non è trascurabile. La Corte ha quindi confermato la condanna dell'Imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina e attenuante del danno di speciale tenuità: no sconti
L'Imputato è stato condannato per rapina ai danni di una farmacia. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errata identificazione del colpevole, la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'identificazione era solida, basata sulle foto degli indumenti e sul riconoscimento della vittima. Riguardo all'attenuante del danno di speciale tenuità, la Corte ha ribadito che la rapina è un reato plurioffensivo, che lede sia il patrimonio sia la libertà e l'integrità fisica della persona. Di conseguenza, il valore modesto della refurtiva non basta a concedere lo sconto di pena se la violenza o la minaccia hanno comunque causato un significativo pregiudizio morale o fisico alla vittima.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no al furto di carte
L'Imputato, condannato per il furto con strappo di una borsa contenente effetti personali, venticinque euro e una carta di credito, ha proposto ricorso in Cassazione. Egli ha lamentato il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando l'immediata restituzione della refurtiva alla vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto di una carta di credito comporta un danno non modesto a causa del suo valore strumentale, che permette acquisti successivi. Inoltre, la restituzione della borsa costituisce solo un comportamento successivo al reato, ininfluente per la valutazione della gravità del danno al momento del furto.
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Furto consumato anche se la polizia ti osserva: la decisione
L'Autore del Furto si è introdotto con un complice in un negozio di ortofrutta, rubando merci e denaro per un valore di cinquecento euro. Dopo aver sistemato la refurtiva in due cassette all'esterno del locale, i due si preparavano a caricarla in auto, ma sono stati bloccati dalle Forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che il reato si considera perfezionato non appena il colpevole consegue, anche per breve tempo, la disponibilità autonoma dei beni, a nulla rilevando che la polizia stesse sorvegliando la scena. Inoltre, il possesso di attrezzi da scasso costituisce reato autonomo se non utilizzati per l'effrazione, e il danno di cinquecento euro non è stato considerato di speciale tenuità.
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Attenuante danno di speciale tenuità: negata se c’è violenza
L'Imputato ha aggredito un'anziana donna per rubarle la borsa contenente dieci euro e i documenti, causandole lesioni personali. La difesa ha richiesto l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando il modesto valore economico della refurtiva e la sua immediata restituzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio sia l'integrità fisica della vittima. Di conseguenza, l'attenuante non può essere concessa se la violenza fisica esercitata non è anch'essa di lieve entità. Inoltre, la restituzione della borsa rappresenta solo un comportamento successivo al reato che non cancella il danno iniziale, comprensivo del furto dei documenti d'identità.
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Furto in abitazione: l’oro rubato non evita la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di false dichiarazioni sull'identità e furto in abitazione, avendo sottratto un oggetto d'oro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le attenuanti generiche, basta indicare gli elementi decisivi del caso. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena per danno di lieve entità è stata ritenuta generica, poiché l'oggetto rubato era in oro e la difesa non ha dimostrato il valore irrisorio del bene. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: conta la refurtiva
L'Imputato è stato condannato per il furto di due trapani e una smerigliatrice. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. L'Imputato sosteneva che il danno fosse minimo, quantificando solo il valore del lucchetto rotto (pari a 50 euro) per accedere al luogo del furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per valutare l'attenuante del danno di speciale tenuità, occorre considerare il valore complessivo della refurtiva sottratta e non solo il costo del danno provocato per commettere il reato. Nel caso specifico, la refurtiva è stata restituita solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: il recupero non basta
L'Imputato, condannato per furto aggravato e lesioni personali per aver sottratto una borsa poi recuperata, ha proposto ricorso in Cassazione. Egli ha contestato il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la borsa era stata restituita subito dopo il fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo al momento del reato. La restituzione o il recupero successivo della refurtiva non incidono sulla valutazione del danno iniziale, che rimane legato al valore intrinseco dell'oggetto sottratto e agli effetti immediati subiti dalla vittima. L'Imputato è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato di ruote: il recupero non cancella la condanna
L'Autore del Furto è stato condannato per il furto aggravato di ruote di un'auto parcheggiata sulla pubblica strada. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore delle quattro ruote fosse minimo, soprattutto a seguito del loro successivo recupero da parte della polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore di quattro ruote non può considerarsi di speciale tenuità e che il successivo recupero della refurtiva non cancella la gravità del danno iniziale. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, confermando definitivamente la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no con 200 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, trovato in possesso di 18 grammi di hashish e 8,3 grammi di marijuana, chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che tale circostanza richiede un ridottissimo grado di offensività dell'azione. Nel caso specifico, la detenzione di circa 200 dosi di droga esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità. Inoltre, il ricorso è stato giudicato inammissibile poiché formulato in modo del tutto generico, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: la Cassazione nega gli sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di rapina plurimo. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni di merito, già ampiamente e logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, evidenziando la correttezza della decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di rapina per un cellulare: no a sconti di pena
L'Imputata è stata condannata per il reato di rapina dopo aver sottratto con violenza un telefono cellulare alla persona offesa. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in furto con strappo e l'applicazione delle attenuanti per il valore modesto del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza fisica sulla vittima configura pienamente la rapina. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile poiché lo smartphone possiede un valore economico non modesto, aggravato dalla perdita definitiva di tutti i dati personali contenuti al suo interno. L'Imputata, gravata da precedenti e colpevole di evasione dai domiciliari, perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata per furto da 150€
Due soggetti sono stati condannati per il furto aggravato di un cavo di alluminio del valore di 150 euro. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione, richiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo, quasi irrilevante. Un danno di 150 euro non può essere considerato tale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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