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Attenuante Del Danno Di Speciale Tenuità

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230 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attenuante del danno di speciale tenuità: negata a chi spaccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La difesa contestava l'applicazione della recidiva e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la recidiva a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, indicativi di una persistente pericolosità sociale. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'attenuante del danno di speciale tenuità poiché lo stesso imputato aveva dichiarato di spacciare per far fronte a difficoltà economiche, presupponendo così un'attività continuativa e un guadagno costante, incompatibili con la speciale tenuità del fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: conta solo il valore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due imputati limitatamente al mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di merito avevano negato la circostanza, nonostante il danno economico fosse di soli cinquanta euro, basandosi sulle modalità ingannevoli della condotta. La Suprema Corte ha chiarito che le modalità dell'azione non possono escludere l'attenuante se il danno patrimoniale è oggettivamente minimo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata sul punto con rinvio alla Corte d'Appello.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata per 134 euro
L'Imputato, condannato per rapina, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità per aver sottratto la somma di 134 euro. La Corte di Appello aveva negato tale beneficio poiché l'esiguità della somma era già stata utilizzata per concedere le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che non è possibile valutare due volte lo stesso elemento di fatto per applicare contemporaneamente più circostanze attenuanti. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no al furto d’oro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto. L'imputato aveva sottratto due paia di orecchini d'oro e la somma di 530 euro. La difesa invocava l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, ma i giudici l'hanno esclusa evidenziando che il valore complessivo della refurtiva non era affatto minimo. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'applicazione della recidiva, giustificata dai precedenti penali del soggetto che ne dimostrano la pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Abuso di ospitalità: ruba all’anziana ma la pena va ricalcolata
L'Ospite frequentava regolarmente l'abitazione della Persona Offesa, un'anziana signora con problemi di udito. Approfittando dell'abuso di ospitalità, l'Ospite ha sottratto la carta bancomat della vittima, di cui conosceva il codice segreto perché quest'ultima lo dettava ad alta voce alle casse del supermercato. L'Ospite ha poi effettuato sei prelievi non autorizzati da 50 euro ciascuno. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la colpevolezza dell'Ospite per i reati di furto e utilizzo indebito della carta. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza con rinvio solo per rivalutare l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte d'Appello dovrà stabilire se i singoli prelievi di modesto valore consentano una riduzione della pena.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: furto d’auto e sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto d'auto. L'imputato richiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il veicolo fosse vecchio e restituito dopo pochissimo tempo. I giudici hanno chiarito che la rapida restituzione del bene non basta a concedere lo sconto di pena se l'auto presenta danni significativi. Inoltre, la Cassazione ha respinto un'eccezione procedurale sul deposito tardivo delle conclusioni del Pubblico Ministero nel giudizio cartolare d'appello, ritenendola irrilevante in assenza di un reale pregiudizio per la difesa. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa ai danni dell’INAIL: l’inganno fallisce in Cassazione
Un cittadino è stato condannato per i reati di truffa e falso per aver ingannato l'ente previdenziale, ottenendo il pagamento di un acconto non dovuto. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta non fosse idonea a ingannare l'ente e chiedendo l'applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza della Truffa ai danni dell'INAIL, evidenziando che i raggiri erano idonei a trarre in inganno l'istituto e che il danno economico causato non era affatto minimo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata per 140 euro
L'Imputato, condannato per rapina aggravata ai danni di un minimarket, ricorre in Cassazione contestando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La difesa sostiene che il danno di 140,00 euro sia di lieve entità e che sia stato risarcito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che stabilire la gravità del danno economico spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità. Inoltre, una somma di 140,00 euro non può essere considerata irrisoria. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un'imputata condannata per rapina, furto e lesioni. Un ricorso è stato respinto perché depositato direttamente in Cassazione anziché presso il giudice che ha emesso la sentenza, violando le regole procedurali. L'altro ricorso contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere applicata alla rapina basandosi solo sul modesto valore economico del bene sottratto, come un'agendina e pochi soldi. La rapina è infatti un reato plurioffensivo che lede anche la libertà e l'integrità fisica della vittima, aggredita con un coltello. L'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali, tremila euro alla Cassa delle ammende e le spese di difesa delle parti civili.
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Furto consumato o tentato? La Cassazione condanna il ladro in fuga
L'Imputato si è impossessato di un'auto lasciata aperta con le chiavi inserite, fuggendo per alcune centinaia di metri prima di essere bloccato dalle forze dell'ordine, allertate dai passanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando la condanna a due anni di reclusione. I giudici hanno stabilito che si tratta di furto consumato e non di semplice tentativo, poiché il colpevole ha conseguito, anche se per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità del veicolo. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità: il valore di un'auto funzionante, sebbene vecchia, non è mai irrisorio, e la restituzione immediata rappresenta solo un fatto successivo che non cancella la gravità iniziale del reato.
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Soldi falsi: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il reato di spendita di banconote false, avendo utilizzato due banconote contraffatte da cinquanta euro per acquistare merce di scarso valore e ottenere denaro vero come resto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e dell'attivo ravvedimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile poiché il valore delle banconote e del resto ricevuto non è economicamente irrilevante. Inoltre, nei reati contro la fede pubblica, occorre valutare anche il pericolo per la sicurezza della circolazione monetaria. Infine, la restituzione parziale della merce non configura un attivo ravvedimento.
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Furto aggravato in spiaggia: l’orologio rubato costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato dopo aver sottratto una borsa contenente un orologio a una bagnante su una spiaggia pubblica. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la sussistenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico quasi nullo, escluso in questo caso dal valore dell'orologio. Inoltre, la contestazione sull'aggravante è stata dichiarata inammissibile poiché non era stata presentata nel precedente giudizio di appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Tentato furto in abitazione: pena ridotta per errore sulla legge
L'Imputato è stato condannato per un tentato furto in abitazione commesso nel 2017, avendo cercato di forzare la porta di un appartamento con un cacciavite. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato, annullando la sentenza d'appello limitatamente al calcolo della pena. I giudici di merito avevano infatti applicato la pena minima di quattro anni di reclusione, introdotta da una legge del 2019. Tuttavia, al momento del fatto, la legge prevedeva un minimo di tre anni. La Cassazione ha stabilito che applicare retroattivamente una pena minima più severa viola il principio di legalità. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per ricalcolare la pena partendo dal corretto minimo edittale, mentre sono stati rigettati gli altri motivi di ricorso relativi alla continuazione dei reati e alla speciale tenuità del danno.
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Droga e profitto: no all’attenuante del danno di speciale tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti e porto abusivo di oggetti atti a offendere. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che, per applicare questa circostanza, la speciale tenuità deve riguardare contemporaneamente sia il profitto economico sia la gravità del pericolo creato. Nel caso specifico, il guadagno previsto era di ben 2.150 euro, cifra non modesta, e la droga aveva un'elevata percentuale di principio attivo, rendendola molto pericolosa per la salute degli assuntori. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e l'imputato è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Estorsione cavallo di ritorno: riscatto o valore del bene?
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione mafiosa ed estorsione. Tra questi, Il Ricorrente era accusato di estorsione cavallo di ritorno per aver chiesto trecento euro per restituire un ciclomotore rubato. La difesa chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Cassazione ha stabilito che, nel reato di estorsione cavallo di ritorno, il danno deve essere valutato in base alla somma estorta e non al valore del bene rubato. Per questo motivo, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla valutazione di questa attenuante, rinviando il caso alla Corte d'Appello. Gli altri ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili.
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Furto di un tester: perché anche un campione costa caro
L'Imputata è stata condannata per furto aggravato dopo aver sottratto un flacone di profumo utilizzato come tester in un negozio. La difesa ha sostenuto che il furto di un tester non configurasse un danno economico, poiché l'oggetto non era destinato alla vendita, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e l'attenuante del danno lieve. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tester, corrispondente a un'intera boccetta di profumo, possiede un valore economico reale stimato in cento euro. Di conseguenza, il danno non può considerarsi irrisorio né il fatto di speciale tenuità. L'Imputata perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: oro e tablet non sono mai di scarso valore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di monili d'oro e un tablet, oltre al diniego di pene sostitutive. I giudici hanno chiarito che i beni sottratti non hanno un valore economico irrisorio e che la capacità economica della vittima di sopportare il danno è irrilevante. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e recenti per reati contro il patrimonio dimostra una spiccata propensione a delinquere, escludendo l'efficacia rieducativa di misure alternative come la detenzione domiciliare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata per troppi beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per furto. I ricorrenti lamentavano la mancanza di prove e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni sulle prove non erano state sollevate in appello, rendendole non proponibili in sede di legittimità. Inoltre, l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità richiede una valutazione di merito basata sul valore e sul numero dei beni sottratti, insindacabile in Cassazione se logicamente motivata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata se la somma pesa
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che lo condannava per un reato patrimoniale, contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la richiesta di applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere riproposta in Cassazione se si limita a ripetere i motivi già respinti in appello. Inoltre, la valutazione sulla gravità del danno e sulla misura della pena spetta al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva correttamente motivato il diniego evidenziando che il prelievo di denaro effettuato dall'imputato non era affatto trascurabile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità anche per i marchi falsi
L'Imputato è stato condannato per ricettazione e introduzione nello Stato di prodotti con marchi falsi. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità si applica a tutti i delitti commessi per motivi di lucro, compreso il reato di commercio di prodotti falsi, purché sia il profitto sia l'evento dannoso siano di minima entità. Di conseguenza, i giudici di secondo grado avrebbero dovuto valutare l'applicabilità di questa diminuente anche per il reato di falso marchio. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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