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Attenuante Del Danno Di Speciale Tenuità

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230 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attenuante del danno di speciale tenuità: esclusa nella rapina
Due imputati hanno riportato condanna per i reati di rapina e lesioni personali. La difesa ha presentato ricorso per ottenere lo sconto di pena legato alla lieve entità del valore sottratto. I giudici hanno respinto la richiesta negando l'attenuante del danno di speciale tenuità. La rapina offende non solo il patrimonio ma anche la persona. L'aggressione fisica subita dalla vittima impedisce la concessione dell'agevolazione sanzionatoria, a prescindere dal modesto valore economico del bottino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la condanna degli imputati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione tra società
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione a carico del dominus di fatto di una società fallita e dell'amministratrice di una seconda impresa collegata. L'imputato gestiva occultamente l'impresa decocta, mentre la coimputata riceveva scorte di magazzino, impianti industriali e somme per lavori fittizi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'amministratore di fatto poiché mirava a una rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici di merito. I giudici hanno inoltre respinto il ricorso della coimputata: l'avviso di rinvio dell'udienza notificato al difensore dell'imputata assente è pienamente valido. Le eventuali irregolarità procedurali risultano comunque sanate in assenza di tempestiva eccezione.
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Rapina impropria e fuga: reato consumato anche senza il bottino
Un uomo sottrae un prosciutto all'interno di un supermercato ed elude i controlli alle casse. Durante la fuga, minaccia i dipendenti e i testimoni intervenuti per bloccarlo. L'autore del gesto nasconde la merce sotto un'auto parcheggiata per recuperarla in seguito. La difesa contesta la qualificazione del fatto e chiede di declassare l'accusa a semplice tentativo, sostenendo che l'uomo non ha mantenuto il bottino. La Corte di Cassazione conferma la piena configurazione del delitto di rapina impropria. Il reato si consuma infatti nel momento in cui il colpevole acquisisce il controllo esclusivo del bene, anche solo per pochi istanti. I giudici rigettano inoltre la richiesta di concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, valutando non irrisorio il valore del bene sottratto.
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Ricettazione di assegni tra firma falsa e condanna
Un uomo è stato condannato per i reati di truffa e ricettazione di assegni, dopo aver utilizzato titoli bancari denunciati come smarriti anni prima, compilandoli con un nome falso. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di aver ricevuto i titoli dietro pagamento, di essere vittima di un complotto e invocando la particolare tenuità del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato che la compilazione dell'assegno sotto falsa identità prova la piena consapevolezza della provenienza illecita del mezzo di pagamento, respingendo le scuse difensive e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e attenuante del danno di speciale tenuità: ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo si limitava a riproporre le medesime censure già analizzate e correttamente respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver agito con colpa formale.
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Rapina aggravata o violenza privata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo accusato di molteplici reati, tra cui rapina aggravata, lesioni, calunnia, porto ingiustificato di coltello e danneggiamento. La difesa contestava la qualificazione giuridica della condotta, sostenendo che l'episodio integrasse la semplice violenza privata e richiedendo l'attenuante per la speciale tenuità del danno economico. I giudici supremi hanno respinto le tesi difensive, giudicando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato la solidità della ricostruzione probatoria basata sulle dichiarazioni della persona offesa e ha rilevato la tardività delle richieste di riduzione della pena, mai formulate nei precedenti gradi di giudizio.
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Vendita di prodotti contraffatti: falso evidente o reato penale
Un venditore è stato condannato per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la merce presentasse una contraffazione grossolana e chiedendo il riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il falso grossolano sussiste solo se evidente a prima vista per chiunque con comune discernimento, senza competenze specifiche. Inoltre, il numero rilevante di articoli detenuti ha escluso la lieve entità del danno economico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentativo di furto aggravato: no al ricorso per Cassazione
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di tentativo di furto aggravato commesso in concorso con altre persone. La Corte di Appello ha ridotto l'entità della sanzione originaria, confermando la responsabilità penale. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le censure formulate erano generiche, meramente ripetitive delle tesi difensive già respinte in secondo grado e volte a richiedere un nuovo esame dei fatti precluso ai giudici di legittimità. I giudici hanno quindi confermato la condanna e sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Truffa online: incassa i soldi ma non spedisce la merce
Un venditore mette in vendita uno smartphone su una nota piattaforma di annunci digitali, incassa il prezzo pattuito di 250 euro ma non spedisce mai la merce. La trattativa viene condotta dal figlio dell'acquirente, mentre il pagamento parte dal conto bancario del padre, che successivamente sporge formale denuncia. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa online a carico del falso venditore. I giudici stabiliscono che la querela è pienamente valida anche se presentata dal titolare del conto economico danneggiato e non dal negoziatore materiale. Inoltre, la Corte esclude lo sconto di pena per danno tenue, considerando la somma sottratta non trascurabile.
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Danno esiguo e rapina aggravata dall’uso di un’arma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di rapina aggravata dall'uso di un'arma. La difesa contestava la mancata concessione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, sostenendo che il valore economico sottratto alla vittima fosse modesto. I giudici hanno chiarito che un danno patrimoniale non elevato non coincide automaticamente con la speciale tenuità, la quale richiede invece una rilevanza economica minima ed eccezionalmente esigua. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: furto di 99 euro
L'Imputato ha subito una condanna per il furto di beni del valore di 99 euro. Il ricorrente ha impugnato la decisione contestando la mancata concessione della riduzione di pena prevista per i fatti lievi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico lievissimo e pressoché irrisorio. La cifra di 99 euro non possiede una natura irrilevante. Inoltre, la capacità economica della vittima di assorbire la perdita patrimoniale non incide sulla valutazione oggettiva del danno cagionato. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato a quattro mesi di reclusione e centoventi euro di multa, disponendo anche il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di documenti e bancomat: perché non c’è lieve danno
Un uomo ha subito la condanna per il reato di furto aggravato dopo aver sottratto alla persona offesa uno smartphone e un portafogli contenente carte di pagamento e tessere personali. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità e contestando la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel furto di documenti e bancomat non è configurabile un danno patrimoniale lievissimo, poiché il valore del documento supera il mero supporto cartaceo o plastificato ed include i pesanti disagi pratici ed economici necessari per ottenere il duplicato.
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Furto e attenuante del danno di speciale tenuità: i limiti
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto emessa dalla Corte di Appello. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il bene sottratto avesse un valore economico del tutto irrisorio e avesse causato un pregiudizio lievissimo alla persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la concessione del beneficio non dipende soltanto dal valore economico del bene rubato. Il giudice deve valutare il danno criminale nella sua globalità e considerare ogni elemento concreto del reato commesso. Gli imputati hanno subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità e recidiva reiterata
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello, lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. Gli imputati hanno contestato la decisione dei giudici di merito unendo in un unico motivo generico sia la responsabilità per i fatti contestati sia il mancato riconoscimento dello sconto di pena. I soggetti hanno inoltre preteso la prevalenza delle attenuanti generiche nonostante i loro precedenti penali specifici e reiterati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per totale difetto di specificità dei motivi e per mancata contestazione puntuale della sentenza precedente. I giudici di legittimità hanno condannato entrambi i condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: il danno morale nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto pluriaggravato. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti per il danno di lieve entità. I giudici hanno chiarito che, nel valutare la gravità del danno, non si deve considerare solo la perdita economica materiale. Nel caso di violazione di domicilio, infatti, occorre valutare anche il grave pregiudizio morale subito dalla vittima, la cui serenità domestica è stata violata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: ko il ricorso sul furto
L'Imputato è stato condannato per il furto di uno scaldabagno. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di dimostrare il valore economico minimo del bene sottratto per ottenere lo sconto di pena. Non avendo fornito alcuna prova sul valore trascurabile dello scaldabagno, e avendo presentato motivi generici, l'imputato ha perso la causa. La Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in concorso: ricorso inutile costa 3000 euro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in concorso. Contro la sentenza della Corte di Appello, che confermava la condanna di primo grado, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione. Il ricorrente lamentava la mancata riapertura del processo per nuove prove e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante per danno di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici, ripetitivi e focalizzati sul merito dei fatti, senza contestare realmente le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata se c’è violenza
L'Imputato ha aggredito alle spalle la Vittima per strapparle il cellulare da duecento euro, facendola cadere a terra. La rapina non si è consumata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina, escludendo la riqualificazione in tentato furto poiché l'azione ha comportato una violenza fisica diretta. La Corte ha inoltre negato l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Per i giudici, nei reati plurioffensivi come la rapina, non basta la modesta entità economica del bene, ma occorre valutare anche la gravità delle lesioni fisiche e morali subite dalla vittima a causa dell'aggressione brutale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'aggressore al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata nel furto in casa
L'Imputato viene condannato per il reato di furto aggravato in luogo di privata dimora dopo aver sottratto la somma di 153,45 euro. Il difensore dell'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio presuppone un pregiudizio lievissimo e di valore economico del tutto irrisorio. La cifra sottratta non rientra in questo parametro. La Corte precisa inoltre che la capacità economica della vittima di sopportare il danno non incide sulla concessione dell'attenuante. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità negata: ricorso inutile
L'Imputato è stato condannato per furto con strappo, rapina, ricettazione e lesioni personali. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità. L'Imputato si è limitato a riproporre le medesime censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva correttamente escluso la speciale tenuità evidenziando il valore non irrisorio dei beni sottratti. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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