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Attenuante Del Danno Di Speciale Tenuità

230 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Diminuzione della pena concessa quando il danno patrimoniale arrecato alla persona offesa risulta di valore economico irrisorio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta Fraudolenta: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un imprenditore è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove e il diniego di un'attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni mirassero a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Le motivazioni sui criteri di valutazione dell'attenuante e sulla pena erano logiche. L'imprenditore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto consumato: anche una breve fuga esclude il tentativo
Un uomo ha rubato uno smartphone dalla borsa di una cliente all'interno di un bar e si è dato alla fuga. L'impianto di videosorveglianza lo ha immortalato e alcuni clienti lo hanno riconosciuto prima che le forze dell'ordine lo fermassero con la refurtiva. L'imputato ha proposto ricorso chiedendo di considerare l'azione un mero tentativo di furto e invocando il valore economico lievissimo del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di furto consumato, poiché l'autore della sottrazione ha acquisito, anche solo per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità del telefono uscendo dal locale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l'imputato al pagamento delle spese.
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Tentato furto aggravato: Cassazione conferma condanna, danno non lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **tentato furto aggravato** a carico di due imputati. Essi avevano tentato di rubare, ma non erano riusciti a completare il furto. I giudici hanno ritenuto infondate le loro contestazioni sulla responsabilità e sul diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità, affermando che il danno, anche solo alla porta, non era irrilevante. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, obbligando gli imputati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: lo scasso nega la particolare tenuità
Due soggetti hanno tentato di compiere un furto rimuovendo con violenza gli infissi di un immobile. I giudici di merito hanno condannato entrambi per tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose, oltre al possesso ingiustificato di arnesi da scasso per uno di essi. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego dell'attenuante del danno lievissimo e la mancata concessione delle attenuanti generiche o della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La violenza materiale per forzare gli infissi e la presenza di precedenti penali escludono la tenuità del reato e qualsiasi beneficio premiale.
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Furto aggravato: Cassazione conferma condanna, danno non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di furto aggravato. L'imputato aveva sottratto gas e danneggiato il misuratore. Il ricorso contestava la responsabilità penale e il diniego delle attenuanti, inclusa quella del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le contestazioni, affermando che il danno non era di lieve entità, considerando anche il misuratore danneggiato, e che la gravità del furto aggravato escludeva ulteriori riduzioni di pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: limiti e valore beni
L'imputato, condannato per reati contro il patrimonio per aver sottratto 440 euro in un'occasione e 500 euro unitamente a un cellulare in un'altra, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede che il valore economico della cosa sottratta e gli ulteriori effetti pregiudizievoli siano pressoché irrisori. Le cifre sottratte e il bene immobile superano tale soglia. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spendita di banconote false: condanna anche per 10 euro
Una persona spendeva una banconota contraffatta da 10 euro presso un esercizio commerciale e ne deteneva un'altra da 50 euro. Il commerciante accertava la contraffazione tramite un apposito macchinario elettronico. I giudici di merito condannavano l'imputata per il reato di spendita di banconote false. L'imputata ricorreva in Cassazione sostenendo la grossolanità del falso per la totale assenza di filigrana e invocando l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice mancanza della filigrana non esclude l'inganno per la collettività se la grafica generale appare autentica. Inoltre, la detenzione contestuale di più banconote esclude l'attenuante per via del continuo pericolo per la pubblica fede. L'imputata deve scontare la condanna e pagare le spese processuali.
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Furto pluriaggravato: Quando il risarcimento non basta a ridurre la pena
Un Individuo è stato condannato per furto pluriaggravato di due camicie da un negozio. Ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e un errato bilanciamento delle circostanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il valore del bene non fosse irrisorio e che la motivazione sul bilanciamento delle circostanze fosse corretta, anche considerando un successivo furto commesso dall'imputato. L'Individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spesa di banconote false: la condanna penale resta definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato di tentata truffa e spesa di banconote false. L'imputato aveva cercato di utilizzare denaro contraffatto ed era stato condannato in appello a nove mesi di reclusione e centoquarantacinque euro di multa, dopo il riconoscimento dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità. Nel proprio ricorso, la difesa sosteneva l'illogicità della decisione dei giudici di merito, lamentando l'assenza di una perizia tecnica ufficiale da parte della Banca d'Italia per accertare la contraffazione del denaro. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: i giudici di merito avevano già spiegato in modo corretto e completo le ragioni della falsità del denaro sulla base delle prove raccolte. L'imputato deve quindi scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: perché 50 euro rubati non bastano
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto di una banconota da 50 euro, aggravato dalla destrezza. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo l'esiguità dell'importo sottratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico di valore pressoché irrisorio. I giudici hanno chiarito che la somma di 50 euro non può considerarsi un danno irrilevante. Inoltre, la capacità economica della vittima di sopportare la perdita è del tutto irrilevante ai fini della concessione del beneficio. L'Imputata perde la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Fuga senza refurtiva: scatta la condanna per furto aggravato
Un uomo ha infranto la vetrina di una farmacia per sottrarre cinquecento euro dalla cassa. L'intervento immediato delle forze dell'ordine ha costretto l'autore ad abbandonare subito il denaro rubato durante la fuga. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse un mero tentativo e non un furto aggravato, chiedendo inoltre il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il delitto si considera pienamente consumato nel momento in cui il ladro acquisisce l'autonoma disponibilità dei beni, pur se per brevissimo tempo. L'effrazione della vetrata integra la violenza sulle cose, mentre l'importo rubato sommato al danno materiale esclude ogni attenuante.
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Furto e attenuante del danno di speciale tenuità: i limiti
L'Imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per furto aggravato, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso contestava la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo lo scarso valore economico della refurtiva. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile e manifestamente infondata. La Suprema Corte ha ribadito un principio consolidato: per ottenere la riduzione della pena non basta considerare il modesto valore intrinseco del bene sottratto. Il giudice deve valutare la totalità delle conseguenze negative e i disagi economici subiti dalla vittima del reato. L'Imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità e furto: i limiti
Due soggetti hanno subito una condanna penale per aver rubato un televisore del valore commerciale di circa 180 euro all'interno di un esercizio commerciale. I due colpevoli hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata concessione dello sconto di pena previsto per i fatti di minima gravità patrimoniale. I giudici supremi hanno respinto la richiesta confermando che l'attenuante del danno di speciale tenuità spetta solo quando la perdita economica della vittima è quasi irrisoria e del tutto minima. La sottrazione di un bene di quel prezzo esclude tale beneficio, confermando la piena validità della sanzione e l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo la violazione di legge da parte dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte territoriale, poiché conforme all'orientamento consolidato della giurisprudenza di settore. L'Imputato perde definitivamente il giudizio ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata e lieve danno: la condanna resta confermata
Un uomo ha impugnato in Cassazione la condanna per rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. L'Imputato aveva sottratto con la forza un portafoglio contenente 65 euro e un telefono cellulare a una persona, per poi opporsi all'arresto dei poliziotti. La difesa chiedeva lo sconto di pena per il valore modesto della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il delitto di rapina aggravata tutela sia il patrimonio sia l'incolumità della persona. Pertanto la violenza usata impedisce di concedere l'attenuante per il modesto valore economico del bene rubato. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: bottino esiguo ma condanna confermata
Due imputati hanno subito una condanna per il delitto di rapina aggravata dopo aver minacciato le vittime con un coltello alla gola e una cintura. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello contestando la credibilità delle persone offese, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se ritenute credibili dal giudice. Inoltre, la rapina lede non solo il patrimonio ma anche la libertà morale e l'integrità della persona, escludendo l'attenuante a fronte di gravi minacce fisiche. I condannati devono espiare la pena e rifondere le spese processuali.
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Valutazione delle prove penali: Ricorso inammissibile, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione, furto, porto ingiustificato di arma e rapina aggravata. Il Ricorrente contestava la Valutazione delle prove penali e il diniego di attenuanti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove da parte dei giudici di merito è insindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia illogica o apodittica. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva già ritenuto le prove solide e sufficienti. Il ricorso è stato respinto, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto Aggravato: Quando il Danno non è Lieve per l’Attenuante
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato in concorso. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che un danno di circa 500 euro, sommato al danno indiretto per la chiusura del negozio, non fosse un pregiudizio lievissimo. La capacità economica della vittima non rileva. La Corte ha quindi confermato la condanna, escludendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità.
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Scritture nascoste: scatta la bancarotta fraudolenta documentale
L'Amministratore di una società dichiarata fallita ometteva di consegnare al curatore fallimentare la corrispondenza commerciale e parte delle scritture contabili. Questa condotta impediva la corretta ricostruzione del patrimonio aziendale. L'imputato proponeva ricorso per cassazione sostenendo l'assenza di dolo e invocando la qualificazione del fatto in bancarotta semplice, oltre alla concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità calcolato sulla base del passivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta documentale, evidenziando il dolo generico desumibile dal comportamento ostruzionistico dell'imprenditore durante la crisi. Inoltre, l'attenuante non dipende dalla differenza tra attivo e passivo complessivi, bensì dal danno effettivo provocato dall'omessa contabilità sul riparto dei creditori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Cassazione Annulla per Motivazione Apparente su Canne da Pesca
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per ricettazione di due canne da pesca. Il Lavoratore, condannato in appello, aveva contestato la decisione per `motivazione apparente` e travisamento della prova. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato sulla disponibilità esclusiva dell'alloggio dove furono trovati i beni, sul loro modesto valore per l'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e sulla concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.). Il caso tornerà in Appello per un nuovo giudizio.
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