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Tentato furto aggravato: lo scasso nega la particolare tenuità

Due soggetti hanno tentato di compiere un furto rimuovendo con violenza gli infissi di un immobile. I giudici di merito hanno condannato entrambi per tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose, oltre al possesso ingiustificato di arnesi da scasso per uno di essi. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego dell’attenuante del danno lievissimo e la mancata concessione delle attenuanti generiche o della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La violenza materiale per forzare gli infissi e la presenza di precedenti penali escludono la tenuità del reato e qualsiasi beneficio premiale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42387 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La vicenda del tentato furto aggravato con scasso agli infissi

Il tentativo di sottrarre beni altrui mediante effrazione costituisce una condotta severamente sanzionata dal nostro ordinamento penale. La vicenda esaminata dalla Suprema Corte riguarda due soggetti ritenuti responsabili del reato di tentato furto aggravato. Gli autori del fatto hanno tentato di accedere all’interno di una struttura forzando e rimuovendo gli infissi dell’edificio. Uno dei due portava con sé strumenti da scasso senza alcuna valida giustificazione.

I giudici di merito hanno confermato la responsabilità penale di entrambi gli autori. Di fronte alla condanna, i difensori degli imputati hanno presentato ricorso per cassazione. La difesa ha invocato la particolare tenuità del fatto, la concessione dell’attenuante del danno economico lievissimo e le circostanze attenuanti generiche. Uno dei ricorrenti ha inoltre richiesto la sospensione condizionale della pena, contestando la valutazione della propria pericolosità sociale.

I limiti della particolare tenuità e del danno economico minimo

La richiesta difensiva di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto si scontra con la gravità oggettiva della condotta materiale. Il giudice penale valuta la modalità dell’azione, la presenza di danni collaterali e l’eventuale reiterazione del comportamento illecito. La forzatura degli infissi di un immobile rappresenta un atto violento che incide negativamente sulla valutazione complessiva dell’episodio.

Anche l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità richiede presupposti rigorosi. La giurisprudenza consolidata afferma che tale beneficio spetta solo quando il pregiudizio economico complessivo arrecato alla vittima è del tutto trascurabile. Il calcolo del danno non riguarda soltanto il valore degli oggetti presi di mira, ma include anche i costi di ripristino dei beni danneggiati durante l’azione criminosa.

Le circostanze attenuanti nel tentato furto aggravato

Nel reato di tentato furto aggravato, la violenza sulle cose impedisce un giudizio di minima offensività. Gli imputati non possono limitarsi a riproporre le stesse censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte di Cassazione non riesamina il merito delle prove, ma controlla esclusivamente la logicità formale della motivazione adottata dai giudici di appello.

Il diniego delle attenuanti generiche richiede una spiegazione sintetica ma coerente. Il magistrato può fondare la propria scelta negativa sui precedenti penali dell’imputato o sulla gravità del danno provocato. Similmente, la concessione della sospensione condizionale della pena presuppone una prognosi favorevole sul futuro comportamento del reo, esclusa in presenza di reiterate condanne anteriori.

Le motivazioni dei giudici sul tentato furto aggravato

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive, evidenziando la corretta applicazione delle norme penali da parte della Corte territoriale. La rimozione forzata degli infissi integra pienamente l’aggravante della violenza sulle cose. Questa modalità operativa dimostra una spiccata determinazione criminosa che esclude l’esiguità dell’offesa.

La Corte ha ribadito che il danno non può definirsi lievissimo se la vittima subisce costi di riparazione e deterioramento strutturale. Inoltre, i numerosi precedenti penali a carico dell’imputato impediscono la concessione della sospensione condizionale della pena, permanendo un concreto pericolo di recidiva.

Le conclusioni della Cassazione sul tentato furto aggravato

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi totalmente inammissibili a causa della loro genericità e del mancato confronto con la decisione impugnata. Gli imputati hanno subito la condanna definitiva per i reati contestati.

La sentenza stabilisce l’obbligo solidale del pagamento delle spese processuali e impone a ciascun ricorrente il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. L’ordinanza riafferma che lo scasso e la recidiva sbarrano la strada a qualsiasi beneficio penale.

Quando sussiste l’aggravante della violenza sulle cose nel furto?
L’aggravante si configura ogni volta che l’autore del reato forza, danneggia, scassa o rimuove elementi fisici dell’immobile, come porte, serrature o infissi, per tentare l’accesso.

Perché lo scasso impedisce il riconoscimento del danno di speciale tenuità?
L’attenuante richiede che il danno economico totale sia pressoché irrisorio. La valutazione considera non solo i beni presi di mira, ma anche i danni materiali arrecati alla struttura per compiere il furto.

Quali conseguenze comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
L’inammissibilità rende definitiva la condanna penale emessa in appello e comporta l’obbligo di pagare le spese del procedimento oltre a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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