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Attenuante Del Danno Di Speciale Tenuità

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230 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attenuante del danno di speciale tenuità: no se la vittima è ricca
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto la somma di 528 euro all'interno di uno studio medico. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della attenuante del danno di speciale tenuità. Secondo la tesi difensiva, la cifra rubata risultava irrisoria rispetto all'elevato fatturato giornaliero della struttura colpita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante richiede un danno oggettivamente lievissimo. La ricchezza o la capacità economica della vittima non hanno alcuna rilevanza per concedere lo sconto di pena. La somma sottratta non può considerarsi di modesta entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e delle sanzioni pecuniarie.
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Tentato furto e resistenza: ricorso inammissibile e sanzione
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la condanna per tentato furto e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa contesta l'idoneità degli atti del furto, l'esistenza della resistenza fisica, la sussistenza delle aggravanti e il mancato prevalere dell'attenuante per danno di lieve entità rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici confermano la correttezza della sentenza d'appello, evidenziando la violenza verso gli agenti e la reiterazione dei reati. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di ricettazione. Il ricorrente ha contestato la responsabilità penale, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva le medesime censure già respinte dai giudici di merito senza avanzare critiche specifiche e sollecitava una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La contestazione sulla recidiva non risultava sollevata nel giudizio di secondo grado. La Corte ha condannato l'Imputato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no a beni multipli
Un imputato, condannato per il reato di ricettazione di materiale elettronico usato (tre controller per console, un lettore dvd, un dvd, un telecomando e un caricabatterie), ha richiesto il riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo il valore quasi nullo dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la pluralità e la natura dei beni escludono un danno patrimoniale del tutto insignificante, rilevando l'assenza di prove contrarie fornite dalla difesa. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: restituzione parziale e niente sconti di pena
Due individui hanno subito una condanna per furto aggravato dopo essersi introdotti in un immobile forzando i lucchetti per sottrarre oggetti in ferro. Uno dei due rispondeva anche del porto di oggetti atti ad offendere. Gli imputati hanno presentato ricorso per ottenere le attenuanti della speciale tenuità del danno economico e della restituzione della refurtiva. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste. Il valore dei beni metallici non era minimo. Inoltre, gli imputati hanno restituito solo una parte della refurtiva senza risarcire i lucchetti distrutti. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, prive di concreti elementi di fatto e adeguate ragioni di diritto a supporto. I giudici di legittimità hanno accertato la correttezza della decisione d'appello e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Querela per furto valida anche se presentata dal dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico de L'Imputato per una serie di furti aggravati commessi ai danni di diverse attività commerciali. L'autore dei reati era stato identificato con certezza grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza. La difesa contestava la validità dell'azione penale, sostenendo che i responsabili e i dipendenti delle aziende non avessero il potere di denunciare gli ammanchi. I giudici hanno chiarito che la valida querela per furto può essere presentata non solo dal proprietario formale dei beni, ma anche dal dipendente o dal responsabile che ne ha la custodia o detenzione qualificata. Respinta anche la richiesta di sconti di pena per presunta lieve entità del danno, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e a tremila euro di sanzione.
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Ricorso per cassazione per rapina: confermata la condanna
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per due episodi di rapina, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la propria responsabilità e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione per rapina non può mirare a ottenere una nuova valutazione delle prove o una rilettura dei fatti storici, compiti riservati esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, i motivi formulati difettavano della necessaria specificità e riproducevano argomentazioni già esaminate e respinte. La Corte ha condannato l'Imputato alle spese legali e a tremila euro per la Cassa delle ammende.
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Furto tentato aggravato: tra refurtiva resa e pena confermata
Una cliente ha prelevato quattordici prodotti cosmetici per un valore di oltre duecentocinquanta euro dagli scaffali di un supermercato. Il personale di vigilanza l'ha bloccata prima dell'uscita senza acquisti, recuperando l'intera merce. I giudici di merito l'hanno condannata per furto tentato aggravato. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione contestando la validità della querela aziendale, il mancato riconoscimento dello sconto di pena per danno di speciale tenuità e il diniego della conversione del carcere in pena pecuniaria. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno confermato che la querela era valida, che il valore dei beni non era modesto e che la restituzione successiva non riduce la gravità del reato. I precedenti penali giustificano il rifiuto delle pene sostitutive.
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Bottino esiguo ma scasso: è furto aggravato consumato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per furto aggravato consumato ai danni di alcuni distributori automatici situati presso un ente pubblico. Il responsabile sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché le forze dell'ordine lo avevano bloccato durante la fuga. Inoltre, l'imputato richiedeva l'attenuante del danno di speciale tenuità a causa della modesta somma sottratta. I giudici hanno respinto la tesi difensiva: l'impossessamento del denaro era già avvenuto prima dell'intervento della polizia. Inoltre, l'attenuante non spetta a chi causa ulteriori danni materiali all'edificio e alle macchinette durante l'effrazione.
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Rapina e attenuante del danno di speciale tenuità
Un imputato condannato per rapina ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della sospensione condizionale della pena. La difesa sosteneva che il bene sottratto avesse un valore irrisorio e che le lesioni fisiche fossero minime. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina lede sia il patrimonio sia l'incolumità personale della vittima. Di conseguenza, il beneficio attenuante può operare solo se entrambi i pregiudizi risultano complessivamente di minima entità. Inoltre, le richieste formulate in modo generico nei gradi precedenti non possono essere rivalutate.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no se c’è violenza
L'Imputato ha proposto ricorso per ottenere l'attenuante del danno di speciale tenuità a seguito di una condanna per rapina aggravata dall'uso di un'arma e lesioni personali. Durante l'aggressione, il soggetto ha minacciato le vittime con un coltello, ferendo due persone e sottraendo beni di valore non modesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la rapina è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio che la persona. I giudici hanno chiarito che la violenza fisica, l'uso dell'arma e l'entità economica del bottino escludono qualsiasi beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: sottrarre prove al lavoratore è reato
Due datori di lavoro hanno aggredito fisicamente un dipendente per sottrargli con la forza le agende personali e i dischi orari di guida del mezzo aziendale. L'obiettivo degli aggressori era impedire al lavoratore di dimostrare in giudizio il mancato pagamento delle differenze retributive dovute. La difesa ha sostenuto che il fatto integrasse il meno grave reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e ha invocato l'attenuante del danno di modico valore. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva, confermando la condanna per rapina aggravata e lesioni. I giudici hanno chiarito che sottrarre prove per ostacolare i diritti altrui costituisce rapina a tutti gli effetti e che la natura plurioffensiva del reato impedisce lo sconto di pena.
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Rapina e attenuante del danno di speciale tenuità: i limiti
L'Imputato ha commesso una rapina aggravata in concorso, provocando lesioni alla persona offesa. Nei gradi precedenti i giudici hanno dichiarato prescritto il reato di lesioni personali, ma hanno confermato la condanna per rapina. Il difensore ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha valutato correttamente la gravità complessiva del fatto, evidenziando il forte pregiudizio fisico e psicologico patito dalla vittima e le violente modalità dell'azione criminosa. L'Imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Furto in abitazione: ricorso respinto e sanzione
I giudici di merito hanno condannato L'Imputato per il delitto di furto in abitazione. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il controllo di legittimità non consente infatti di riesaminare i fatti o rivalutare le dichiarazioni e gli indizi già esaminati con logica nei gradi precedenti. Inoltre, i giudici di merito avevano già fornito una corretta motivazione sul diniego delle attenuanti. L'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione aggravata: confermata la condanna per minacce e denaro
Due individui hanno minacciato ripetutamente la vittima prospettando violenze fisiche e la distruzione della casa. I malviventi hanno così costretto la persona offesa a consegnare trecento euro e un telefono cellulare. I giudici di merito hanno condannato entrambi gli imputati per il reato di estorsione aggravata. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione chiedendo di riqualificare i fatti in reati meno gravi, come la violenza privata o l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Gli imputati hanno inoltre contestato l'attendibilità della vittima e la mancata concessione delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando la piena responsabilità degli autori. I giudici hanno stabilito che la pretesa di denaro accompagnata da minacce configura chiaramente il delitto contestato.
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Tentato furto in abitazione: restituire la refurtiva non basta
Due imputati hanno subito la condanna per tentato furto in abitazione pluriaggravato. I colpevoli hanno tentato di introdursi in un appartamento per sottrarre diciotto monili d'oro e quattrocentocinquanta euro in contanti. La difesa ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'uso di una chiave duplicata ritrovata fortuitamente e chiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità, data la restituzione spontanea dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il possesso di grimaldelli smentisce l'uso casuale della chiave. Inoltre, la restituzione successiva della refurtiva costituisce un fatto successivo non rilevante: nel delitto tentato il valore del danno si misura sul bene economico che gli autori intendevano rubare.
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Danno di speciale tenuità: condanna annullata per prescrizione
Un uomo ha subito una condanna per il furto e il successivo uso indebito di una carta di credito per una spesa complessiva di 96,50 euro. Durante il processo di appello, il difensore ha richiesto il riconoscimento dell'attenuante per il danno di speciale tenuità, considerata la cifra modesta. I giudici di secondo grado hanno però omesso qualsiasi motivazione sul punto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice di appello deve sempre motivare il rigetto di una richiesta difensiva esplicita. Essendo il ricorso ammissibile e fondato, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione dei reati, cancellando integralmente la condanna.
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Condanna per truffa confermata: il danno non è lieve
La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna per truffa a carico di un imputato, dichiarando il suo ricorso inammissibile. L'uomo contestava l'attendibilità della persona offesa e lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità. I giudici supremi hanno ribadito che la valutazione delle prove e delle testimonianze spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma deve solo verificare la coerenza logica della motivazione. L'entità del pregiudizio economico arrecato alla vittima non risultava affatto lieve, giustificando il diniego dell'attenuante. Il ricorrente deve quindi scontare la pena inflitta e versare tremila euro alla Cassa delle ammende, oltre alle spese legali.
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Tentata rapina violenta: negata l’attenuante del danno lieve
L'Imputato ha commesso una tentata rapina e la difesa ha richiesto l'applicazione dell'art. 62 n. 4 del codice penale per ridurre la pena. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della rilevante violenza fisica esercitata durante l'azione criminosa. L'interessato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento dello sconto sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché le argomentazioni difensive si limitavano a riprodurre tesi già respinte, senza dimostrare l'effettiva lievità del danno. La Suprema Corte ha confermato che l'attenuante del danno di speciale tenuità non spetta in presenza di aggressioni violente e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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