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Articolo 35-Ter Ord. Pen.

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La norma che prevede sconti di pena o risarcimenti in denaro per i detenuti che hanno subito condizioni di carcerazione disumane o degradanti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento detenuto espulso: l’espulsione non nega i diritti
Un ex carcerato chiede una riparazione economica per le sofferenze subite in carcere a causa del sovraffollamento. Il Giudice di Sorveglianza dichiara la richiesta inammissibile perché lo straniero è stato espulso dall'Italia. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'allontanamento dal paese non cancella il diritto al risarcimento detenuto espulso. Anche se l'interessato non può beneficiare degli sconti di pena, conserva intatto il diritto a ottenere l'indennizzo economico per le condizioni inumane patite nel periodo di reclusione.
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Spazio minimo individuale in cella: va contato anche il letto
Il Detenuto ha richiesto un rimedio risarcitorio per le condizioni patite in carcere, lamentando la violazione dello spazio minimo individuale in cella. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza poiché, nel calcolare i metri quadrati a disposizione, ha sottratto solo la superficie occupata dal letto del compagno e non quella del letto singolo del richiedente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto e ha annullato la decisione. I giudici hanno chiarito che, nel calcolare lo spazio minimo individuale in cella (fissato in tre metri quadrati per evitare trattamenti inumani), occorre detrarre la superficie occupata da tutti gli arredi fissi o ingombranti, compreso il letto singolo in uso al detenuto medesimo. Il caso torna ora al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo calcolo.
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Spazio minimo detenuto: cella ridotta e diritto al risarcimento
Il Detenuto presenta reclamo per le precarie condizioni patite in diversi istituti penitenziari, lamentando la violazione dello spazio minimo detenuto inferiore ai tre metri quadri. Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta, ritenendo il regime di detenzione aperto sufficiente a compensare le strettezze della cella. Il Detenuto propone ricorso in Cassazione. La Corte Suprema annulla la decisione e accoglie le doglianze. I giudici evidenziano che l'assegnazione di ore all'aperto non basta a sanare lunghi periodi trascorsi in celle sovraffollate. Occorre calcolare lo spazio effettivo detraendo gli arredi fissi. La causa torna al Tribunale di Sorveglianza per un riesame completo.
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Ricorso per cassazione personale: la sanzione dopo il rigetto
Un detenuto presentava un'istanza per le ridotte condizioni di vivibilità all'interno della struttura carceraria. A seguito della decisione del Magistrato di sorveglianza, l'interessato proponeva un ricorso per cassazione personale senza avvalersi di un legale iscritto all'albo speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. La legge penale stabilisce infatti che il ricorso debba essere sottoscritto esclusivamente da un difensore abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. La presentazione diretta dell'atto da parte del cittadino priva la richiesta di validità processuale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spazio minimo in cella: la Cassazione tutela la dignità
Il Detenuto ha proposto reclamo per ottenere i rimedi risarcitori previsti dall'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario, lamentando la violazione dello spazio minimo in cella durante la detenzione nei carceri di Oristano e Taranto. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la richiesta ritenendo lo spazio superiore a 3 metri quadrati, senza però detrarre l'ingombro del letto singolo e ignorando altre gravi carenze, come la mancanza di una porta per il bagno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, annullando il provvedimento. I giudici hanno stabilito che la motivazione del Tribunale era carente, poiché non ha valutato l'impatto degli arredi fissi e la mancanza di adeguati fattori compensativi, rimandando il caso per un nuovo esame.
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Articolo 35-ter ord. pen.: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto in merito all'applicazione dell'Articolo 35-ter ord. pen. per presunte condizioni degradanti di detenzione. Il ricorrente lamentava la carenza di acqua corrente in un istituto penitenziario, ma i motivi sono stati giudicati generici e non attinenti a una violazione di legge. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione contro le decisioni sui rimedi risarcitori penitenziari è limitato esclusivamente alla violazione di legge, escludendo la possibilità di sindacare vizi di motivazione o travisamenti istruttori.
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