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Art. 129 Cod. Proc. Pen.

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183 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accordo in appello: quando il ricorso è inammissibile
Tre imputati ricorrono in Cassazione contro una sentenza basata su un accordo in appello. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili, stabilendo che l'accordo preclude la valutazione di cause di non punibilità, limitando il diritto di impugnazione.
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Prescrizione reato: annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per intervenuta prescrizione del reato. L'imputato, accusato di un illecito commesso nel 2016, ha beneficiato dell'estinzione del reato essendo trascorso il termine massimo di sette anni e sei mesi. La Corte ha precisato che, non essendo il ricorso inammissibile e non emergendo prove evidenti di innocenza, la declaratoria di prescrizione del reato è l'unica soluzione possibile.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo che l'impugnazione patteggiamento è consentita solo per i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. I vizi di motivazione sollevati dai ricorrenti non rientrano in tali categorie, portando alla conferma della decisione e alla condanna alle spese.
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Ricorso patteggiamento: i motivi ammessi dalla legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento, proposto per lamentare la mancata motivazione del giudice circa l'assenza delle condizioni per un proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge, tra i quali non rientra la doglianza sollevata. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: genericità e condanna alle spese
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della sua formulazione generica. L'appello contestava la mancata motivazione su aspetti di merito non sollevati nel precedente grado di giudizio, che verteva solo sulla pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato lamentava la mancata valutazione di elementi per un'assoluzione, ma la Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo per vizi specifici previsti dalla legge, escludendo riesami di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Suprema Corte ribadisce che l'accordo tra le parti sulla pena preclude la possibilità di sollevare in Cassazione motivi di ricorso ai quali si è implicitamente rinunciato, come la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. per il proscioglimento. Il ricorso è ammissibile solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo o all'illegalità della pena.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché ritenuto eccessivamente generico e privo di adeguato supporto fattuale e giuridico. L'ordinanza analizzata sottolinea come la mancanza di specificità nei motivi di ricorso comporti non solo il rigetto dell'impugnazione, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso in esame riguarda un ricorso basato sulla presunta violazione dell'art. 129 c.p.p., respinto per difetto di motivazione.
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Capo di imputazione generico: non è assoluzione
Un Giudice di Pace aveva assolto un imputato per diffamazione, ritenendo il capo di imputazione generico. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la genericità dell'accusa, qualora sussistente, deve portare alla dichiarazione di nullità dell'atto di citazione e non a un'assoluzione nel merito. La Corte ha inoltre precisato che, nel caso specifico, l'imputazione era sufficientemente dettagliata per consentire la difesa.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per traffico di stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata motivazione del giudice sulla possibile assoluzione ai sensi dell'art. 129 c.p.p. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, tra cui non rientra il vizio di motivazione sulla colpevolezza, valorizzando così il consenso prestato dall'imputato.
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Rinuncia ai motivi di appello: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sulla mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. La Corte chiarisce che la rinuncia ai motivi di appello, effettuata nell'ambito di un accordo sulla pena (concordato in appello), ha un effetto preclusivo che impedisce al giudice di valutare qualsiasi altra questione, anche se rilevabile d'ufficio. Questa decisione sottolinea come l'accordo tra le parti limiti irrevocabilmente l'ambito del giudizio.
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Inammissibilità ricorso: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15236/2024, ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla genericità del motivo presentato, che si limitava a una mera asserzione senza argomentare specifiche critiche alla decisione impugnata. Questo caso sottolinea l'importanza di formulare motivi di ricorso chiari e dettagliati. La Corte ha stabilito che non è sufficiente contestare l'inosservanza di una norma, come l'art. 129 c.p.p., senza spiegare perché i giudici di merito avrebbero dovuto applicarla. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: limiti
Due imputati hanno proposto ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di spaccio e altro, lamentando la mancata valutazione di un'ipotesi di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento, sottolineando che i motivi addotti non rientrano nel novero di quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La decisione conferma la natura quasi definitiva dell'accordo di patteggiamento e i rigidi limiti alla sua impugnazione.
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Prescrizione reato: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per guida in stato di ebbrezza a causa della sopraggiunta prescrizione del reato. Nonostante l'appello fosse stato ritenuto ammissibile, il decorso del termine massimo di cinque anni dal fatto ha portato all'estinzione del reato, impedendo una pronuncia nel merito. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio, evidenziando come la prescrizione reato sia una causa di non punibilità che deve essere rilevata d'ufficio.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, sottolineando che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. Il caso riguardava un imputato che, dopo aver concordato la pena per furto e resistenza, ha contestato la mancata valutazione di un proscioglimento immediato. La Corte ha ribadito che tale doglianza non rientra tra quelle ammesse dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12655/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. Le censure relative alla determinazione della pena o alla mancata assoluzione nel merito non rientrano tra i vizi sindacabili, confermando la natura quasi definitiva dell'accordo tra imputato e PM.
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Revisione patteggiamento: la ritrattazione non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12003/2024, ha rigettato la richiesta di revisione di una sentenza di patteggiamento per estorsione e associazione mafiosa. La richiesta si basava sulla ritrattazione della persona offesa, considerata dalla Corte una 'prova nuova' insufficiente. Si è stabilito che, per la revisione patteggiamento, le nuove prove devono dimostrare in modo evidente l'innocenza dell'imputato, secondo i parametri dell'art. 129 c.p.p., e la sola ritrattazione, senza altri elementi di riscontro, non è idonea a superare il giudicato.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9972/2024, dichiara inammissibili i ricorsi contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ribadisce che non si possono contestare motivi rinunciati, come la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p., se la pena concordata non è illegale. Questa decisione consolida il principio secondo cui la scelta del rito speciale limita le successive impugnazioni.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9969/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ha ribadito che, una volta accettato il patteggiamento in appello, non è possibile contestare in Cassazione la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento (ex art. 129 c.p.p.) o vizi relativi alla determinazione della pena, a meno che questa non sia illegale. L'accordo processuale implica la rinuncia a tali motivi.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9576/2024, dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento. L'imputato contestava la mancata motivazione sul proscioglimento ex art. 129 c.p.p., ma la Corte ha ribadito che tale censura non rientra tra i motivi di ricorso ammessi dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p., che sono tassativi.
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