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Art. 129 Cod. Proc. Pen.

183 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma che impone al giudice, in ogni stato e grado del processo, di dichiarare d'ufficio l'assoluzione dell'imputato se sussistono determinate cause di non punibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Patteggiamento in appello: la Cassazione limita il ricorso senza motivazione
Un individuo, condannato per tentato furto e possesso di strumenti da scasso tramite un "patteggiamento in appello", ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il giudice che accetta un "patteggiamento in appello" non deve motivare il mancato proscioglimento per cause di non punibilità (Art. 129 c.p.p.). Il ricorso è limitato agli aspetti non rinunciati. L'individuo ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: l’accordo sulla pena blocca nuove contestazioni
Un Imputato ha presentato un ricorso contro una sentenza d'appello. Questa sentenza era frutto di un accordo sulla pena (ex art. 599-bis c.p.p.), dove l'Imputato aveva rinunciato a tutti i motivi di appello, tranne quelli relativi alla pena. Il ricorso contestava la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello preclude ogni ulteriore contestazione, anche su questioni rilevabili d'ufficio. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso inammissibile: contestare solo la pena non basta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, presentato da un imputato contro una sentenza d'appello. L'imputato contestava la mancata verifica di presupposti procedurali, ma la sua lamentela è stata ritenuta generica e irrilevante. Il ricorso, infatti, non metteva in discussione la responsabilità penale, ma solo la pena applicata (trattamento sanzionatorio). Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Ricorso inammissibile: quando la difesa non convince la Cassazione
Il Ricorrente ha presentato un ricorso contro una condanna per reati legati agli stupefacenti, lamentando la mancanza di motivazione e la mancata valutazione di possibili cause di non punibilità (Art. 129 c.p.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero troppo generici e che la questione della non punibilità fosse stata sollevata per la prima volta in Cassazione, senza essere affrontata nei gradi precedenti. Questo ha reso il ricorso inammissibile, con la condanna del Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: appello respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile di un imputato che aveva impugnato una sentenza di patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. L'imputato sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo per mancanza di prove. Tuttavia, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: dopo la riforma del 2017, le sentenze di patteggiamento possono essere impugnate solo per un numero molto limitato di motivi specifici. Poiché le lamentele dell'imputato non rientravano in queste eccezioni, il suo ricorso è stato respinto senza nemmeno essere esaminato nel merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione economica, confermando la quasi definitività dell'accordo di patteggiamento.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione blocca l’appello
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha tentato di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo per mancanza di prove sulla sua colpevolezza. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è possibile solo per motivi molto specifici e tassativamente elencati dalla legge. Contestare la valutazione di colpevolezza non rientra tra questi. Di conseguenza, l'appello è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: accordo accettato, poi perso
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per una serie di furti aggravati, ha tentato di impugnare la sentenza. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo invece di ratificare l'accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il suo è un **ricorso inammissibile patteggiamento**. La legge, infatti, limita fortemente i motivi per cui si può contestare un patteggiamento, escludendo critiche generiche sulla valutazione del giudice. L'imputato non poteva più mettere in discussione l'accordo una volta raggiunto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese e un'ulteriore somma.
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Tentato furto: condannati ma salvi per prescrizione del reato
Tre persone, condannate in appello per un tentato furto aggravato commesso nel 2014, hanno visto la loro condanna cancellata dalla Corte di Cassazione. La Corte ha infatti dichiarato la prescrizione del reato, calcolando che il tempo massimo per perseguire legalmente il fatto era già scaduto prima ancora della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, pur non entrando nel merito della colpevolezza, la Cassazione ha annullato la sentenza e chiuso definitivamente il procedimento. La decisione sottolinea il principio per cui la prescrizione prevale su altre questioni processuali.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: accordo blindato, appello perso
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per detenzione e porto illegale di un'arma da fuoco, ha tentato di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice non avesse motivato a sufficienza la sua colpevolezza. La Corte ha stabilito che il ricorso contro il patteggiamento è inammissibile. La legge, infatti, limita fortemente i motivi per cui si può impugnare un patteggiamento e le ragioni dell'imputato non rientravano tra queste. La Cassazione ha chiarito che, una volta raggiunto l'accordo, il giudice deve solo verificare che non ci siano cause evidenti di assoluzione e che la pena sia giusta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese.
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Ricorso contro Patteggiamento: Accordo Fatto, Appello Respinto
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per furto, resistenza e altri reati, presenta un ricorso contro patteggiamento alla Corte di Cassazione, lamentando una motivazione insufficiente da parte del giudice. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per motivi specifici e tassativi, come un difetto nel consenso dell'imputato o l'illegalità della pena. Una critica generica alla motivazione non rientra tra questi casi. La Corte ribadisce che per il patteggiamento è sufficiente una motivazione sintetica che confermi l'accordo e l'assenza di cause di assoluzione immediata. Di conseguenza, il ricorso viene respinto e l'imputato condannato a pagare le spese.
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Ricorso generico contro condanna: la Cassazione lo rende inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per genericità. Un imputato aveva impugnato la sua condanna, ma i motivi presentati erano vaghi e non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza precedente. La Corte ha quindi respinto l'appello senza nemmeno esaminarlo nel merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro. La decisione sottolinea l'importanza di formulare critiche precise e dettagliate negli atti di impugnazione, pena la loro bocciatura immediata.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna per furto confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per genericità presentato da un imputato condannato per tentato furto. L'imputato aveva contestato la sentenza di condanna in modo vago, senza specificare quali norme o principi legali sarebbero stati violati. Secondo i giudici, un appello deve contenere critiche precise e dettagliate per poter essere esaminato. A causa di questa grave carenza, il ricorso è stato respinto senza entrare nel merito della questione. La condanna è quindi diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Concordato in appello: accetta la pena ma poi fa ricorso, la Cassazione lo blocca
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite un 'concordato in appello' per un reato legato agli stupefacenti, ha tentato di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la sua responsabilità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che, una volta stipulato un concordato in appello, non è più possibile contestare la colpevolezza o la pena pattuita. L'accordo processuale è vincolante e può essere impugnato solo per vizi relativi alla formazione della volontà delle parti o per manifesta illegalità della pena, circostanze non presenti nel caso di specie. L'imputato ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Concordato in Appello: Accordo Blocca il Ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in Corte d'Appello, presenta comunque ricorso in Cassazione. Egli lamenta la mancata valutazione di una possibile assoluzione immediata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il **concordato in appello** implica una rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione. Questa rinuncia crea una barriera processuale che impedisce di contestare la sentenza concordata. Di conseguenza, l'imputato non solo ha perso il ricorso, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione Patteggiamento: Ricorso Inutile Fuori dai Casi Legali
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti, ha tentato di contestare la decisione in Cassazione. Sosteneva che il giudice non avesse motivato l'assenza di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è consentita solo per un numero chiuso di motivi specificati dalla legge. Poiché la lamentela dell'imputato non rientrava tra questi, il ricorso è stato respinto, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile per genericità: condanna per spaccio definita
Un uomo, condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio (76 dosi), presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una presunta prova evidente della sua innocenza. La Suprema Corte, però, ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno stabilito che l'atto di appello era vago e non conteneva critiche specifiche e concrete contro la sentenza di condanna, già confermata in due gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro.
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Ricorso contro patteggiamento: appello respinto e condanna alle spese
Due imputati, dopo aver definito la loro posizione con un patteggiamento per reati di droga, hanno presentato appello in Cassazione. Lamentavano che il giudice non avesse valutato una possibile assoluzione e non avesse motivato un'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno stabilito che, dopo la riforma del 2017, l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per un numero chiuso di motivi specifici. Poiché le ragioni degli imputati non rientravano in questa lista, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una multa.
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Concordato in appello: accordo fatto, ricorso respinto
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un accordo sulla pena. Due imputati, dopo aver definito la loro condanna tramite un concordato in appello, hanno tentato di impugnare la decisione in Cassazione. I giudici hanno dichiarato i ricorsi inammissibili. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: accettare il concordato in appello implica la rinuncia a contestare aspetti come il calcolo della pena o la mancata valutazione di cause di assoluzione. L'impugnazione è possibile solo per vizi legati alla formazione dell'accordo stesso, non per rimettere in discussione punti a cui si è implicitamente rinunciato.
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Concordato in appello: accordo fatto, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per tentata rapina. Gli imputati avevano raggiunto un accordo con la Procura, noto come concordato in appello, per definire la pena. Nonostante l'accordo, hanno presentato ricorso lamentando la mancata assoluzione e l'errata quantificazione della sanzione. La Corte ha stabilito che, accettando il concordato, gli imputati hanno rinunciato a contestare la propria responsabilità e la misura della pena. Il ricorso contro una sentenza di concordato è possibile solo per vizi specifici, come un errore nella formazione della volontà o una pena illegale, non per rimettere in discussione il merito della colpevolezza.
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Armi e Prescrizione: Condanna Annullata per Decorrenza Termini
Un soggetto, condannato in primo grado per detenzione abusiva di armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, è maturato il termine massimo di tempo previsto dalla legge per perseguire quel crimine. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, annullando la condanna. I giudici hanno però precisato che non era possibile concedere un'assoluzione piena (nel merito), perché dagli atti non emergeva un'evidenza assoluta della sua innocenza. Di conseguenza, il processo si è concluso per una ragione procedurale legata al tempo, non con un accertamento di non colpevolezza.
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