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Art. 129 Cod. Proc. Pen.

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183 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Omissione di soccorso: prescrizione e assoluzione
Un automobilista, condannato per lesioni e fuga dopo un incidente, ha visto il reato di omissione di soccorso dichiarato prescritto. Ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo un'assoluzione piena, sostenendo la mancanza di dolo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo quando l'innocenza è palese e non richiede un'analisi approfondita di prove contrastanti, condizione non verificatasi nel caso di specie.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' per un reato in materia di stupefacenti. La Corte ha chiarito che, aderendo all'accordo, l'imputato rinuncia a contestare la responsabilità e può impugnare la sentenza solo per vizi specifici, come quelli relativi alla formazione della volontà o all'illegalità della pena, escludendo la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (obbligo di proscioglimento).
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sull'art. 448, co. 2-bis c.p.p., che vieta di impugnare il patteggiamento per la mancata valutazione di un'assoluzione ex art. 129 c.p.p. Il ricorso è stato giudicato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato. Il motivo del ricorso, ovvero la presunta mancata valutazione da parte del giudice di una possibile causa di assoluzione (ex art. 129 c.p.p.), non rientra tra le ragioni tassativamente previste dalla legge per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono limitati a vizi della volontà, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
Un imputato, dopo aver concordato la pena per tentata rapina aggravata, ha presentato ricorso sostenendo che il giudice non avesse motivato l'assenza di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente previsti dalla legge e tra questi non rientra la doglianza sollevata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato condannato per tentata rapina aggravata. L'imputato lamentava la mancata motivazione del giudice di primo grado sul perché non avesse applicato l'assoluzione immediata prevista dall'art. 129 c.p.p. La Suprema Corte ha ribadito che, secondo un orientamento consolidato, questo specifico motivo di doglianza non è consentito in caso di patteggiamento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato: quando l’appello è ammissibile?
La Corte di Cassazione annulla una sentenza di condanna per lesioni stradali a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. La decisione evidenzia un principio cruciale: l'ammissibilità del ricorso, anche se basato su motivi diversi, permette al giudice di rilevare e dichiarare d'ufficio l'estinzione del reato per il decorso del tempo, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti, relativi alla valutazione della colpevolezza e alla mancata assoluzione, non rientrano più tra quelli consentiti dalla legge dopo la riforma del 2017. L'ordinanza chiarisce i rigidi limiti del ricorso patteggiamento, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione e patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato lamentava la mancata valutazione di una causa di non punibilità, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso in questi casi sono tassativi e non includono vizi di motivazione, come previsto dall'art. 448, comma 2-bis del codice di procedura penale.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12086/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p. Il caso sottolinea che il ricorso patteggiamento non può fondarsi su generiche censure relative alla motivazione della sentenza.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si basa sulla totale genericità e astrattezza dei motivi di appello, che non si confrontavano concretamente con la sentenza impugnata. Questo caso evidenzia l'importanza di presentare un ricorso inammissibile con argomentazioni specifiche e pertinenti.
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Proscioglimento de plano: illegittimo senza processo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento de plano per particolare tenuità del fatto. La decisione è stata ritenuta illegittima perché emessa nella fase delle indagini preliminari, su richiesta del PM ma senza l'avvio di un vero processo e senza garantire il contraddittorio, violando l'art. 129 c.p.p.
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Inammissibilità ricorso penale: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i confini dell'inammissibilità del ricorso penale. Con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che lamentavano la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (obbligo di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità). La Suprema Corte ha ribadito che, in specifici procedimenti, motivi legati alla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento o a vizi nella determinazione della pena (se non illegale) non possono essere fatti valere, portando a una condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
Un soggetto, condannato con patteggiamento per detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'incongruità della pena e la mancata valutazione di un'eventuale assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di una sentenza concordata è possibile solo per motivi specifici e tassativamente previsti dalla legge, non per generiche doglianze. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di un 'concordato in appello'. La Corte ha stabilito che, avendo l'imputato rinunciato ai motivi di appello per ottenere un accordo sulla pena, non può successivamente sollevare in Cassazione questioni relative a cause di proscioglimento (ex art. 129 c.p.p.), poiché tale rinuncia ha un effetto preclusivo che si estende all'intero processo.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Il ricorrente lamentava la mancata verifica da parte del giudice di primo grado delle cause di proscioglimento immediato ex art. 129 c.p.p. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma introdotta con la L. 103/2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientra la censura sollevata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso patteggiamento: i motivi ammessi dalla legge
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'imputato lamentava la mancata applicazione dell'assoluzione per evidente innocenza, ma la Corte chiarisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per un numero limitato di motivi, tra cui non rientra quello sollevato. La decisione conferma la rigida disciplina introdotta dalla Riforma Orlando sui mezzi di impugnazione delle sentenze di applicazione della pena su richiesta.
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Patteggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena (patteggiamento) per un reato di droga, lamentava la mancata applicazione dell'assoluzione per evidente innocenza (art. 129 c.p.p.). Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano generici, non supportati da elementi di fatto e non rientravano tra quelli specificamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti a seguito di un concordato in appello, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sulla possibile assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le censure erano generiche e prive di elementi fattuali specifici che potessero giustificare una verifica su cause di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso dopo patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dopo patteggiamento presentato da due imputati condannati per detenzione di stupefacenti. Il ricorso era basato sulla mancata valutazione da parte del giudice di primo grado di eventuali cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi erano generici, non supportati da elementi concreti e, soprattutto, estranei alle ipotesi tassative previste dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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