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Art. 129 Cod. Proc. Pen.

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183 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contestazione suppletiva: inefficace dopo la querela?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3741/2024, ha stabilito l'inefficacia della contestazione suppletiva di una circostanza aggravante se effettuata dopo la scadenza del termine per la proposizione della querela. In un caso di furto di energia elettrica, divenuto procedibile a querela con la Riforma Cartabia, la Procura aveva tentato di superare la mancanza di querela contestando tardivamente l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la maturata causa di improcedibilità deve essere immediatamente dichiarata ai sensi dell'art. 129 c.p.p., precludendo ogni ulteriore attività processuale, inclusa la modifica dell'imputazione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di rapina e furto. La decisione si basa sui rigidi limiti imposti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., che impedisce di contestare la valutazione dei fatti una volta accettato il rito speciale. Il ricorso patteggiamento non può basarsi su una presunta omessa o insufficiente valutazione delle prove.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato un concordato in appello sulla pena, ha contestato la mancata assoluzione per evidente innocenza (art. 129 c.p.p.). La Suprema Corte ribadisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a tali motivi, limitando il ricorso in Cassazione a vizi specifici dell'accordo stesso.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'ordinanza chiarisce che i motivi di ricorso sono tassativamente limitati dalla legge e non includono la presunta omessa motivazione sull'assenza di cause di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici, senza specificare le cause di non punibilità ai sensi dell'art. 129 c.p.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando l'importanza della specificità degli atti di impugnazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 405/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Corte ha ribadito che, una volta accettato l'accordo e rinunciato ai motivi di gravame, l'imputato non può più sollevare in Cassazione questioni relative alla mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (obbligo di proscioglimento), poiché l'ambito del giudizio è limitato ai soli vizi relativi alla formazione dell'accordo stesso.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Due imputate, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado (concordato in appello), hanno presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che dopo un concordato in appello non si possono sollevare questioni già rinunciate o relative alla motivazione della pena, se questa non è palesemente illegale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello), aveva impugnato la sentenza lamentando la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento. La Corte ha ribadito che l'adesione al concordato in appello implica la rinuncia alla maggior parte dei motivi di impugnazione, salvo quelli relativi a vizi della volontà, al consenso del PM o a una decisione del giudice difforme dall'accordo.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e manifestamente infondati, non sollevati nel precedente grado di appello. L'analisi si concentra sulla responsabilità penale e sull'omessa applicazione di una norma procedurale. La decisione conferma la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, sottolineando l'importanza di formulare censure specifiche nei gradi di merito.
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Ricorso patteggiamento: limiti dopo la Riforma Orlando
Un'imputata ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per associazione a delinquere, lamentando la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che dopo la Riforma Orlando, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativi, tra cui non rientra la motivazione sull'art. 129 c.p.p. La richiesta di patteggiamento, infatti, implica un'ammissione dei fatti.
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Patteggiamento inammissibile: limiti all’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso contro una sentenza di patteggiamento inammissibile. Il caso riguardava reati di resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacenti. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso contro il patteggiamento sono limitati e che la motivazione del giudice di primo grado, anche se sintetica, è sufficiente se esclude la presenza di evidenti cause di proscioglimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: i limiti dopo il concordato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione proposto avverso una sentenza di patteggiamento in appello. La Corte chiarisce che, dopo aver accettato un concordato, l'imputato rinuncia a far valere la maggior parte dei motivi di doglianza, inclusa la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. Il ricorso è ammesso solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un imputato, dopo aver concordato una pena in appello per furto aggravato e possesso di arnesi da scasso (c.d. patteggiamento in appello), ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva che il giudice d'appello avesse omesso di verificare la presenza di cause di non punibilità, come previsto dall'art. 129 c.p.p. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, in caso di patteggiamento in appello, il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento, poiché la cognizione è limitata dall'accordo tra le parti. Il ricorso è ammesso solo per vizi specifici legati all'accordo stesso e non per motivi a cui l'imputato ha rinunciato.
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Ricorso inammissibile: quando non si valuta l’art. 129
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza di appello che aveva ratificato un accordo sulla pena per tentata estorsione. Il motivo, basato sulla mancata valutazione di cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., è stato respinto con procedura semplificata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La Corte sottolinea che, accettando il patteggiamento, l'imputato rinuncia a contestare l'accusa, e il ricorso è consentito solo per vizi specifici, come l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena, non per rimettere in discussione il merito dell'accordo.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: i limiti
Un imputato, condannato con patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (obbligo di proscioglimento immediato). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che i motivi di impugnazione contro una sentenza di patteggiamento sono tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., e la censura sollevata non rientra tra questi.
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Motivazione patteggiamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità legato a sostanze stupefacenti. Il ricorrente lamentava una carenza di motivazione. La Corte ha ribadito che, nel contesto della motivazione patteggiamento, il giudice non è tenuto a una disamina probatoria approfondita. È sufficiente che verifichi la corretta qualificazione giuridica del fatto, escluda cause di proscioglimento immediato e valuti la congruità della pena concordata tra le parti, come correttamente avvenuto nel caso di specie.
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Ricorso inammissibile: omessa motivazione patteggiamento
Un imputato ha impugnato una sentenza di patteggiamento, lamentando un vizio di omessa motivazione riguardo alla possibile applicazione di cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ravvisando profili di colpa nella sua proposizione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione patteggiamento. La sentenza chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. e non includono la presunta carenza di motivazione sull'insussistenza di cause di proscioglimento (art. 129 c.p.p.).
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Due soggetti, dopo aver patteggiato una pena per detenzione di stupefacenti, hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione e la non congruità della pena. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di una sentenza di applicazione della pena su richiesta è consentita solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., tra cui non rientrano le censure sollevate.
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