Un'azienda svizzera ha ricevuto diversi pagamenti da un'impresa italiana poi sottoposta ad amministrazione straordinaria. Il commissario della procedura ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare le somme incassate nei mesi precedenti la dichiarazione di insolvenza. La società creditrice ha sostenuto di non conoscere la crisi finanziaria della debitrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, stabilendo che la conoscenza dello stato di insolvenza si può dimostrare attraverso indizi gravi, precisi e concordanti. Tra questi elementi figurano i continui ritardi nei pagamenti, le richieste di garanzie bancarie, i piani di rientro rateizzati senza concessione di nuovo credito, l'analisi dei bilanci pubblici e le notizie allarmanti apparse sulla stampa economica. La Corte ha rigettato il ricorso della creditrice estera, condannandola alla restituzione delle somme e al pagamento delle spese di lite.
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