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Amministrazione Straordinaria — Anno 2025

113 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Amministrazione Straordinaria

Provvedimenti

Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato una decisione che riconosceva a un ex dipendente un premio di collaborazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando un principio chiave: in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, la prescrizione dei crediti di lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Questa sentenza consolida l'orientamento secondo cui le riforme del mercato del lavoro (L. 92/2012 e D.Lgs. 23/2015) hanno ridotto le tutele, giustificando il differimento della decorrenza della prescrizione per proteggere il lavoratore.
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Onere della prova agente: commissioni e preavviso
Un agente ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti relativi a provvigioni e indennità di preavviso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se il contratto di agenzia subordina la provvigione al pagamento da parte del cliente, l'onere della prova agente consiste nel dimostrare tale pagamento. La Corte ha inoltre ribadito che le fatture non costituiscono prova piena nei confronti della procedura concorsuale e che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito, se logica, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Cartella di pagamento e amministrazione straordinaria
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento a una società in amministrazione straordinaria è legittima. L'ordinanza chiarisce che tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata dalla legge fallimentare, ma un titolo esecutivo e un precetto, necessari per formalizzare il credito dell'Amministrazione Finanziaria. La possibilità di insinuarsi al passivo con la sola iscrizione a ruolo non preclude l'emissione della cartella di pagamento.
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Revocatoria fallimentare: consulenza e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un pagamento ricevuto da un'associazione professionale per una consulenza finalizzata alla ristrutturazione del debito di una società, poi ammessa all'amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che tale attività non rientra nell'esercizio dell'ordinaria attività d'impresa, escludendo così l'applicazione delle esenzioni alla revocatoria fallimentare. È stata inoltre confermata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dei professionisti, data la natura stessa dell'incarico.
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Amministrazione straordinaria ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso cruciale riguardante gli effetti dell'amministrazione straordinaria ATI sulla capogruppo. Le questioni centrali sono il destino dei rapporti contrattuali e l'opponibilità dei pagamenti diretti ai subappaltatori. La Corte ha ritenuto le questioni di diritto di 'particolare rilevanza', necessitando un approfondimento prima di una decisione finale.
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Legittimazione passiva revocatoria: chi risponde?
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria per recuperare pagamenti effettuati a favore di una banca capofila di un finanziamento in pool. La questione centrale riguarda la legittimazione passiva revocatoria: l'azione va diretta solo contro la banca che ha materialmente ricevuto i fondi (accipiens) o contro tutte le banche partecipanti al pool? Data la complessità, la Corte di Cassazione ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, sospendendo il giudizio.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento del terzo
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati in suo favore da due società controllate, destinati a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando la delegazione di pagamento come mezzo anomalo e lesivo della par condicio creditorum. L'ammissione al passivo del credito residuo non preclude l'azione revocatoria per gli acconti già ricevuti.
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Contratto a tempo determinato: tutele e cessione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di contratto a tempo determinato, la cui durata complessiva ha superato i limiti legali e contrattuali. L'ordinanza conferma che la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo e si trasferisce alla società acquirente in caso di cessione d'azienda. Tuttavia, se l'azienda cessionaria si trova in amministrazione straordinaria, la domanda di pagamento dell'indennità risarcitoria non può essere decisa dal giudice del lavoro, ma deve essere insinuata nella procedura concorsuale.
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Revoca concordato preventivo: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo si è vista revocare l'ammissione e dichiarare il fallimento per aver tenuto condotte in frode ai creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo l'appello della società inammissibile. Le motivazioni principali per la revoca del concordato preventivo includono l'occultamento di un incasso di 300.000 euro, la mancata e incompleta comunicazione di informazioni cruciali su importanti contenziosi relativi ai crediti che costituivano l'attivo principale, e il compimento di un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato, ovvero la contrazione di un prestito dalla capogruppo. La Corte ha stabilito che tali omissioni e alterazioni hanno impedito ai creditori di valutare correttamente la convenienza della proposta, legittimando la revoca e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR dovuto anche senza contributi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto previdenziale, confermando che il Fondo di Garanzia INPS deve erogare il TFR a un lavoratore di un'azienda insolvente, anche se il datore di lavoro non ha versato i relativi contributi. La Corte ha stabilito che l'accertamento del rapporto di lavoro in sede fallimentare è vincolante e ha riaffermato la piena applicazione del principio di automaticità delle prestazioni per questa specifica tutela.
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Fondo di garanzia: TFR dovuto anche senza contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto del lavoratore a ricevere il TFR dal Fondo di garanzia non è condizionato dall'effettivo versamento dei contributi da parte del datore di lavoro insolvente. L'INPS aveva impugnato una sentenza che lo condannava al pagamento, sostenendo che la prescrizione dei contributi estinguesse l'obbligo. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il principio di automaticità delle prestazioni per il Fondo di garanzia ha una portata piena, in linea con le direttive UE, per assicurare la massima tutela al lavoratore in caso di insolvenza del datore.
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Clausola di contingentamento: chi prova il rispetto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di contestazione sulla legittimità di un contratto a termine per violazione della clausola di contingentamento, spetta al datore di lavoro dimostrare il rispetto dei limiti percentuali. La lavoratrice aveva ottenuto in appello la conversione del contratto e un risarcimento. La Suprema Corte ha confermato la conversione, ma ha dichiarato improcedibile la domanda di risarcimento davanti al giudice del lavoro, poiché l'azienda era in amministrazione straordinaria e tale pretesa doveva essere avanzata in sede concorsuale.
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Chiamata in garanzia: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore ha citato in giudizio un Ministero per i danni derivanti da un cantiere. Il Ministero ha effettuato una chiamata in garanzia nei confronti dell'impresa appaltatrice. A seguito dell'insolvenza di quest'ultima, la Corte d'Appello ha dichiarato l'improcedibilità dell'intera causa. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che l'insolvenza del terzo incide solo sul rapporto di garanzia e non sulla domanda principale contro il Ministero. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: un caso pratico
Una società siderurgica aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che riconosceva il diritto di un lavoratore all'assunzione. Durante il procedimento, la società ha rinunciato formalmente al ricorso e il lavoratore ha accettato tale rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito, evidenziando come l'accordo tra le parti possa risolvere un contenzioso in modo definitivo.
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Conversione amministrazione straordinaria e processi
Una società in amministrazione straordinaria vedeva il proprio contenzioso dichiarato estinto dopo la conversione in fallimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la conversione amministrazione straordinaria in fallimento causa l'interruzione automatica dei processi pendenti. Tuttavia, ha specificato che il termine per la riassunzione del giudizio decorre non dalla data della sentenza di fallimento, ma dal momento in cui la dichiarazione giudiziale di interruzione viene portata a conoscenza delle parti. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Regolamento di competenza e vizi processuali
La Corte di Cassazione chiarisce che una sentenza che decide esclusivamente sulla competenza territoriale deve essere impugnata solo con il regolamento di competenza, anche qualora il giudice abbia implicitamente rigettato altre questioni pregiudiziali di rito, come la richiesta di interruzione del processo a seguito dell'ammissione di una parte all'amministrazione straordinaria. L'uso dell'appello, in questi casi, è inammissibile.
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Pagamento post insolvenza: inefficacia e onere prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società intermediaria che aveva ricevuto un pagamento da un'altra società lo stesso giorno in cui quest'ultima era stata dichiarata insolvente. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete del trasferimento della somma a una terza parte (in questo caso, una compagnia assicuratrice), il pagamento post insolvenza è da considerarsi inefficace nei confronti dei creditori. L'onere di provare la propria carenza di legittimazione passiva ricade interamente su chi riceve il pagamento, e il danno per la massa dei creditori è presunto in via assoluta.
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Interessi su credito privilegiato: quale tasso si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29605/2025, ha chiarito la disciplina degli interessi su credito privilegiato in una procedura di amministrazione straordinaria. È stato stabilito che il tasso di interesse speciale, previsto da una normativa di settore per un credito garantito, non si applica per l'intera durata della procedura. Invece, la regola generale prevista dalla legge fallimentare e dall'art. 2749 c.c. prevale. Di conseguenza, il tasso speciale è riconosciuto solo per l'anno in corso alla data della dichiarazione di insolvenza; per il periodo successivo, si applica il più basso tasso di interesse legale, al fine di tutelare la parità di trattamento tra tutti i creditori.
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Prededucibilità danno ambientale: no senza utilità
La Corte di Cassazione ha negato la prededucibilità del danno ambientale nel contesto di un'amministrazione straordinaria. Il credito dello Stato per la bonifica di siti inquinati da una holding non ha ottenuto la priorità di pagamento poiché i terreni non erano di proprietà della società insolvente, ma delle sue controllate. Di conseguenza, la bonifica non avrebbe arrecato un'utilità diretta alla massa dei creditori della capogruppo, requisito fondamentale per il riconoscimento della prededucibilità in questa specifica procedura concorsuale.
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Intervento del creditore: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un creditore, già ammesso al passivo fallimentare, non può intervenire in un giudizio di opposizione promosso da un altro soggetto per il solo fatto di essere creditore. Per legittimare l'intervento del creditore, è necessario dimostrare un interesse giuridico 'aggiuntivo', che sia personale, concreto e attuale, e non un generico interesse a preservare il patrimonio del debitore. Nel caso di specie, una società creditrice ha visto respingere il proprio ricorso poiché il suo interesse coincideva con quello generale della massa dei creditori, già tutelato dal commissario straordinario.
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