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Amministrazione Straordinaria — Anno 2022

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112 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Amministrazione Straordinaria

Provvedimenti

Cessione dei contratti aziendali: limiti al subentro automatico
Una Società Estera ha richiesto il risarcimento dei danni a un'Azienda Acquirente che aveva acquistato un ramo d'azienda in amministrazione straordinaria, lamentando il mancato rispetto di un contratto di licenza precedentemente stipulato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cessione dei contratti aziendali non avviene in modo automatico se le parti hanno pattuito diversamente. Nel caso specifico, i documenti della procedura pubblica di vendita escludevano il contratto di licenza dall'oggetto del trasferimento. La Suprema Corte ha chiarito che la regola del subentro automatico ex art. 2558 c.c. può essere derogata dalla concorde volontà dei contraenti, desumibile anche dagli atti della procedura concorsuale.
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Rivendicazione di denaro contante: salvi i fondi dal fallimento
Un'azienda multinazionale ha affidato il servizio di trasporto e conteggio del denaro contante dei propri negozi a una società di sicurezza, successivamente ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. L'azienda ha richiesto la restituzione della somma di circa 580.000 euro tramite l'azione di rivendicazione di denaro contante. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, disponendo la restituzione di circa 170.000 euro, pari alla quota proporzionale del denaro rinvenuto nei caveaux, rimasto separato dal patrimonio della società insolvente ma mescolato con quello di altri clienti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il deposito di denaro senza facoltà d'uso non ne trasferisce la proprietà al depositario. Di conseguenza, il proprietario può rivendicare la propria quota del denaro rimasto separato dall'attivo fallimentare.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti da terzi revocabili se c’è crisi
Una società creditrice ha ricevuto due pagamenti da terzi per conto di un'impresa debitrice, in seguito a pignoramenti. Successivamente, l'impresa debitrice ha presentato domanda di concordato preventivo, poi sfociata in amministrazione straordinaria. L'amministrazione straordinaria ha chiesto la revoca dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società creditrice, confermando la revocabilità dei pagamenti. La Corte ha stabilito che la revocatoria fallimentare opera retroattivamente a partire dalla pubblicazione della domanda di concordato preventivo, in virtù del principio di consecuzione delle procedure, anche se il concordato è stato successivamente dichiarato estinto. I pagamenti eseguiti da terzi in nome e per conto del debitore sono quindi inefficaci.
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Rivendicazione di denaro nel fallimento: recupero totale
Il Cliente aveva affidato a una Società di Custodia ingenti somme di denaro per il conteggio e il trasporto. A seguito del fallimento della Società di Custodia, il Cliente ha chiesto la restituzione di oltre tre milioni di euro trovati nel caveau. Il Tribunale aveva concesso solo una parte della somma, ritenendo che il denaro fosse stato mescolato. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la rivendicazione di denaro nel fallimento è pienamente ammissibile se il contratto non trasferiva la proprietà del denaro e questo era tenuto separato dai beni del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Cliente, stabilendo che ha diritto alla restituzione dell'intera somma e non solo di una quota proporzionale, a meno che non vi sia un effettivo conflitto con altri clienti per insufficienza dei fondi.
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Opposizione allo stato passivo: no allo stop per causa ordinaria
Una società di revisione ha proposto opposizione allo stato passivo dell'amministrazione straordinaria di un'impresa per ottenere il riconoscimento di un proprio credito. Il Tribunale ha sospeso il giudizio perché la procedura concorsuale aveva avviato una causa ordinaria di responsabilità contro la stessa società per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società di revisione, stabilendo che il giudizio speciale di opposizione allo stato passivo non può essere sospeso in attesa dell'esito di una causa ordinaria. Il processo fallimentare deve quindi proseguire senza interruzioni.
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Ammissione al passivo: l’appello prosegue senza blocchi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di crediti a una grande azienda metallurgica. Successivamente alla sentenza di primo grado, l'azienda è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha dichiarato improseguibile la causa, ritenendo che l'ente dovesse ripresentare la domanda di ammissione al passivo davanti al tribunale fallimentare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che, in caso di amministrazione straordinaria, se esiste già una sentenza di primo grado non ancora definitiva, il giudizio d'appello deve proseguire nelle forme ordinarie. La sentenza precedente è opponibile alla procedura concorsuale e spetta al commissario o al creditore impugnarla per evitarne il passaggio in giudicato.
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Azione di rivendica: il denaro nel caveau fallito è salvo?
Una Banca affida a una Società di Vigilanza il servizio di trasporto e custodia del denaro. A seguito del fallimento della società, la Banca propone un'azione di rivendica per ottenere la restituzione di circa due milioni di euro depositati nel caveau. Il Tribunale accoglie la domanda solo parzialmente, ritenendo che il denaro si fosse mescolato con quello di altri clienti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Banca. I giudici chiariscono che il denaro, pur essendo un bene fungibile, può essere rivendicato se il contratto escludeva il passaggio di proprietà. Inoltre, il Tribunale ha errato nel non verificare se nel caveau il denaro della Banca fosse l'unico presente, escludendo così ogni mescolanza. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Una società di tecnologia si oppone a un decreto ingiuntivo di oltre tre milioni di euro richiesto da una società in amministrazione straordinaria, eccependo vizi nella fornitura. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge dinanzi alla Suprema Corte. Prima della decisione, la società ricorrente presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso per cassazione esclude il raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, trattandosi di una norma eccezionale non estendibile per analogia.
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Credito retributivo o welfare? La Cassazione fissa i confini
Un'associazione di mutuo soccorso ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per recuperare somme destinate al welfare aziendale non pagate. L'associazione pretendeva il privilegio speciale riservato ai lavoratori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, escludendo che tali prestazioni rientrassero nella nozione di credito retributivo, data la loro natura occasionale e non proporzionale al lavoro svolto. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione riguarda esclusivamente l'esatta definizione di credito retributivo in ambito lavorativo, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per assegnare la decisione finale alla sezione lavoro.
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Opposizione allo stato passivo: compensi salvi dal risarcimento
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il pagamento dei compensi come sindaco di una società in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha sospeso il giudizio in attesa dell'esito di una causa di risarcimento danni per responsabilità professionale avviata dalla società davanti al Tribunale delle Imprese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che il giudizio fallimentare è esclusivo e non può essere sospeso a causa di una causa ordinaria pendente. Il curatore può far valere le sue contestazioni direttamente nella sede fallimentare.
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Sanzioni tributarie: il Fisco vince sulla crisi d’impresa
Una società ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria ha contestato una cartella di pagamento per il recupero dell'IVA e le relative sanzioni tributarie. Il giudice d'appello aveva ritenuto illegittime le sanzioni tributarie e la cartella, ritenendo che la procedura concorsuale bloccasse tali pretese. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, se la violazione è avvenuta prima dell'apertura della procedura, le sanzioni tributarie sono pienamente applicabili e costituiscono crediti concorsuali. Inoltre, l'emissione della cartella tramite iscrizione a ruolo straordinario è legittima, poiché serve all'Amministrazione Finanziaria per formalizzare la richiesta di ammissione al passivo, anche in assenza di azioni esecutive dirette. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Amministrazione straordinaria: no ai dipendenti in affitto
Una società ha richiesto l'accesso alla procedura di amministrazione straordinaria per evitare il fallimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancanza del requisito occupazionale minimo di duecento dipendenti, dichiarando il fallimento. La società ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che nel conteggio dovessero rientrare anche i lavoratori impiegati nei rami d'azienda concessi in affitto a terzi, data la temporaneità del trasferimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che i dipendenti delle aziende affittate non possono essere computati. Infatti, per legge, durante l'affitto il rapporto di lavoro si trasferisce all'affittuario. Di conseguenza, la società non possedeva la soglia dimensionale richiesta al momento della dichiarazione di insolvenza, confermando così il fallimento.
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