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Affidamento In Prova Al Servizio Sociale

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1716 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Affidamento in prova al servizio sociale: no per chi usa alias
Un condannato con un residuo di pena superiore a nove anni ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione carceraria. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale rilevando l'uso passato di molteplici alias, l'assenza di un sincero percorso di revisione critica e la mancanza di precedenti permessi premio. Il detenuto ha presentato ricorso per Cassazione contestando il difetto di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità e volto a ridiscutere valutazioni di fatto già correttamente motivate. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Revoca dell affidamento in prova: niente sconti sulla pena
Un condannato aveva ottenuto l'ammissione alla misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale. Dopo meno di un mese dall'avvio del percorso rieducativo, il soggetto ha commesso gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte. Il Tribunale di Sorveglianza ha conseguentemente disposto la revoca dell affidamento in prova con efficacia retroattiva, escludendo il tempo trascorso all'esterno dal calcolo dell'espiazione della pena. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il difetto di motivazione sulla mancata detrazione del periodo di prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza: la rapidità e la gravità delle violazioni evidenziano la totale assenza di volontà di reinserimento e giustificano pienamente la revoca retroattiva della misura.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: rigetto e reati ostativi
Un condannato per reati ostativi ha richiesto la misura alternativa dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché l'interessato non ha allegato elementi per superare il divieto previsto dalla legge penitenziaria. Il condannato ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo la necessità di una lettura costituzionalmente orientata della norma. La Suprema Corte ha rigettato e dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che, in assenza di prove concrete sull'impossibilità o inesigibilità della collaborazione con la giustizia, la presunzione di legge non decade. Di conseguenza, il ricorrente non ottiene la misura alternativa e deve versare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revoca affidamento in prova al servizio sociale e pena residua
Un condannato fruiva della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale. Durante la misura, le forze dell'ordine hanno arrestato l'uomo per resistenza a pubblico ufficiale e possesso di armi e stupefacenti. Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della misura con effetto retroattivo. Il giudice ha inoltre negato la detenzione domiciliare, ritenendo per errore che la pena residua superasse i due anni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca per incompatibilità della condotta con il percorso rieducativo. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato con rinvio l'ordinanza nella parte relativa al diniego della detenzione domiciliare, poiché la pena residua effettiva risultava inferiore a due anni.
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Cumulo materiale di pene: carcere ed espiazione dei reati ostativi
Un detenuto condannato per vari reati legati agli stupefacenti, tra cui uno ostativo ai benefici penitenziari, chiedeva l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza rigettava la richiesta ritenendola inammissibile: secondo i giudici, il soggetto stava ancora espiando la pena per il reato ostativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che nel cumulo materiale di pene la frazione di reclusione già scontata deve imputarsi con priorità al reato più grave e gravoso per il condannato. Avendo già neutralizzato la quota relativa al reato ostativo, il detenuto ha diritto all'esame nel merito della sua richiesta di misura alternativa.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato: reati e lavoro
Un condannato ha chiesto la concessione della misura alternativa nota come affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. I giudici hanno invece applicato la detenzione domiciliare senza autorizzazione al lavoro. La decisione ha evidenziato che l'uomo aveva detenuto sostanze stupefacenti proprio nel negozio di telefonia dichiarato come attivita lavorativa lecita, traendone peraltro guadagni modesti. Il difensore ha impugnato l'ordinanza lamentando contraddittorieta nella valutazione del percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato. I giudici di legittimita hanno confermato che i precedenti recenti e l'uso strumentale dell'attivita lavorativa dimostrano una pericolosita sociale persistente. Tale condizione preclude l'accesso alla misura piu ampia dell'affidamento in prova.
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Affidamento in prova al servizio sociale: negato dopo la calunnia
Un condannato, precedentemente sottoposto al programma di protezione per collaboratori di giustizia, ha richiesto la concessione della detenzione domiciliare e l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto le istanze a causa delle gravi condotte tenute dal soggetto durante il periodo protetto. L'uomo aveva infatti formulato false accuse di corruzione verso un funzionario di polizia, subendo condanne per calunnia e falso e la conseguente revoca del piano di tutela. Inoltre, non risultavano risarciti i danni né avviati percorsi lavorativi o risocializzanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno confermato che l'affidamento in prova al servizio sociale richiede una concreta evoluzione positiva della personalità e l'assenza di rischio di recidiva, elementi del tutto incompatibili con la commissione di nuovi reati e la totale inerzia riparatoria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no al lavoro fittizio
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a un detenuto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il giudice ha evidenziato l'inizio troppo recente della carcerazione, la breve osservazione della condotta e l'inattendibilità dell'attività lavorativa indicata, ritenuta sostanzialmente fittizia. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata valorizzazione dei documenti fiscali e della situazione familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità ha confermato che l'accesso alla misura alternativa richiede una reale prognosi di reinserimento e il rispetto della gradualità dei benefici, elementi assenti nella condotta del recluso. Il condannato deve scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: ricorso respinto
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le richieste di liberazione condizionale e di affidamento in prova al servizio sociale presentate da un detenuto. Il difensore ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il ricorrente ha infatti richiesto una nuova valutazione dei fatti di merito, attività preclusa ai giudici di legittimità, omettendo di allegare le prove necessarie a supporto delle proprie tesi. A causa dell'inammissibilità del ricorso per l'affidamento in prova al servizio sociale, la Corte ha condannato il soggetto al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato: resta ai domiciliari
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale presentata da un condannato, concedendo invece la detenzione domiciliare. Il giudice ha ritenuto non idonea l'attività lavorativa proposta presso un bar ai fini del reale reinserimento sociale. Il condannato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti preclusa alla Suprema Corte. La Corte ha confermato la detenzione domiciliare e ha condannato il soggetto alle spese e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Legittimo impedimento a comparire: stop con prognosi di 5 giorni
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del proprio legittimo impedimento a comparire all'udienza a causa di una prognosi medica di cinque giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un certificato medico con pochi giorni di riposo, in assenza di ricovero ospedaliero e senza una preventiva richiesta di essere sentito di persona, non prova l'assoluta impossibilità di partecipare all'udienza. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese di giustizia e a una sanzione di tremila euro.
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Misure alternative alla detenzione: ricorso bocciato
Un condannato ha richiesto l'accesso alle misure alternative alla detenzione, domandando l'affidamento in prova al servizio sociale o, in subordine, la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza a causa di precedenti violazioni delle prescrizioni imposte. Il richiedente ha quindi presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che tali condotte fossero datate e di lieve entità, dunque inidonee a giustificare il diniego. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'atto difensivo sollecitava una nuova valutazione dei fatti di merito già analizzati, compito precluso al giudice di legittimità. I giudici hanno confermato il provvedimento e condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Revoca affidamento in prova tra rieducazione e cattive condotte
Un soggetto ammesso a una misura alternativa alla detenzione ha impugnato il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca affidamento in prova. Il provvedimento sanzionatorio è scaturito dall'accertamento di ripetute condotte trasgressive, consistenti nella dedizione al gioco d'azzardo e nella frequentazione assidua di persone con precedenti penali. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno confermato che tali comportamenti sono del tutto incompatibili con le finalità rieducative della misura concessa e ne giustificano la decadenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Divieto di bis in idem e spaccio: no al doppio sconto di pena
Un uomo ha subito una nuova condanna per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti per condotte svolte tra il 2014 e l'inizio del 2015. Il difensore ha impugnato la decisione sostenendo la violazione del divieto di bis in idem, in quanto il soggetto aveva già subito una precedente condanna per droga ed era in affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorso contestava anche il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i fatti storici presentavano fornitori differenti e una diversa estensione temporale, escludendo ogni duplicazione sanzionatoria. La protrazione prolungata dello spaccio impedisce inoltre una prognosi favorevole per la pena sospesa.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato: resta in carcere
Un detenuto sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al narcotraffico ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente e grave pericolosità sociale del soggetto, incompatibile con il beneficio extramurario. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile perché generico e privo di censure decisive contro la valutazione dei giudici di merito. Il richiedente deve restare in carcere e pagare le spese di giudizio unitamente a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata contro il diniego del beneficio penitenziario. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale motivando adeguatamente la decisione. La ricorrente ha contestato la valutazione dei giudici di merito e ha introdotto per la prima volta la questione della detenzione domiciliare. I Supremi Giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il potere discrezionale del giudice di merito se la motivazione risulta logica e coerente. La condannata ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revoca affidamento in prova tra concessione e nuovi reati
Un condannato ha ottenuto la misura alternativa alla detenzione con il divieto di allontanarsi dalla propria provincia. Prima di sottoscrivere il relativo verbale di adesione alle prescrizioni, l'uomo si è recato in un'altra provincia commettendo atti di minaccia e danneggiamento a un'automobile. Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca affidamento in prova per la persistenza di condotte antisociali. Il difensore ha impugnato la decisione sostenendo che le prescrizioni non fossero ancora efficaci al momento del fatto e lamentando un presunto difetto di notifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità della revoca per incompatibilità con il percorso rieducativo.
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Revoca dell’affidamento in prova: basta lo stalking
Un uomo ammesso alla misura alternativa affronta la revoca dell'affidamento in prova a seguito di una denuncia per atti persecutori presentata contro di lui. Il Tribunale di Sorveglianza accerta la gravità dei comportamenti contestati e dichiara la loro totale incompatibilità con il percorso rieducativo esterno. Il condannato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo una differente interpretazione delle accuse della persona offesa. I giudici di legittimità dichiarano inammissibile il ricorso: la Suprema Corte non può riesaminare il merito delle prove testimoniali ma solo verificare la coerenza logica della motivazione. L'ordinanza impugnata risulta solida e priva di vizi. La Corte conferma la revoca della misura alternativa e condanna il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Revoca dell’affidamento in prova tra libertà e nuovi indizi
Un condannato fruiva della misura alternativa terapeutica dell'affidamento in prova per superare lo stato di dipendenza. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto modiche quantità di sostanza stupefacente, un bilancino di precisione, circa cinquantasettemila euro in contanti, apparati di comunicazione criptati, rilevatori di microspie e gioielli di ingente valore privi di giustificazione economica. Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova ravvisando la totale rottura del percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso: per revocare il beneficio alternativo il giudice di sorveglianza può valutare autonomamente la gravità degli indizi di reato, senza attendere l'esito o la condanna definitiva del nuovo processo penale.
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Affidamento in prova al servizio sociale: reato e rieducazione
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale per espiare una pena residua di sei mesi, concedendo solo la detenzione domiciliare. Il giudice ha motivato il diniego richiamando la gravità del reato e i precedenti penali risalenti nel tempo. Il condannato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una motivazione contraddittoria e l'omessa valutazione della sua condotta successiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici hanno chiarito che i precedenti e la gravità del fatto non impediscono automaticamente l'accesso alla misura. Il tribunale deve sempre valutare l'evoluzione della personalità dell'interessato e l'avvio del percorso di risocializzazione.
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