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Affidamento In Prova Al Servizio Sociale

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1716 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Affidamento in prova al servizio sociale negato per latitanza
Il Tribunale di sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un detenuto, nonostante la sua regolare condotta in carcere. La decisione si fonda sulla pericolosità sociale del soggetto, evidenziata da precedenti penali per furto, ricettazione ed evasione, nonché dalla violazione di una precedente misura alternativa nel 2018, quando si era allontanato arbitrariamente da una comunità rimanendo latitante per mesi. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero datati e giustificando l'allontanamento con motivi familiari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la buona condotta carceraria non basta se vi sono elementi concreti di recidiva e pendenze penali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: stop revoca retroattiva
Il Tribunale di Sorveglianza revocava l'affidamento in prova al servizio sociale a scopo terapeutico concesso a un condannato. La revoca era motivata dalla sopravvenuta custodia cautelare in carcere per fatti di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti commessi prima della concessione della misura. Il Tribunale stabiliva la decorrenza della revoca retroattivamente, dalla data di ammissione. Il condannato ricorreva in Cassazione lamentando l'ingiustizia della revoca e la mancata valutazione del periodo positivo trascorso in comunità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso sulla legittimità della revoca, ma lo ha accolto sulla decorrenza. La Corte ha stabilito che il giudice deve valutare discrezionalmente la pena residua, considerando il comportamento tenuto e i sacrifici patiti dal condannato durante l'esperimento. La sentenza è stata annullata parzialmente con rinvio per un nuovo calcolo della pena residua.
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Revoca dell’affidamento in prova: la ricaduta costa il carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova nei confronti di un soggetto ammesso a un programma terapeutico. La decisione è scaturita da numerose violazioni delle prescrizioni e da ben venti positività agli oppiacei. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto valutare globalmente la sua condotta anziché basarsi solo sul numero di violazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca dell'affidamento in prova richiede una violazione incompatibile con la prosecuzione della misura. La valutazione di questa incompatibilità spetta al giudice di merito, che ha motivato in modo logico e completo il fallimento del percorso di recupero. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no per reati economici
Il Tribunale di sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato per reati economici, disponendo la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sul rischio di recidiva, desunto da precedenti penali e pendenze per riciclaggio, e sull'incompatibilità tra l'attività di amministratore societario svolta dal condannato e le prescrizioni della misura. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i precedenti fossero datati e che la sua attività lavorativa non fosse stata valutata correttamente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che i procedimenti in corso sono validi elementi di valutazione e che l'attività di gestione societaria favorisce, anziché prevenire, la commissione di nuovi reati economici. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: la condotta non basta
Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la richiesta di un detenuto diretta ad ottenere l'affidamento in prova al servizio sociale. I giudici ritengono che la rielaborazione critica dei reati commessi sia ancora embrionale, considerando insufficiente la sola buona condotta carceraria. Il detenuto propone ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e conferma l'ordinanza impugnata. La decisione ribadisce che l'affidamento in prova al servizio sociale richiede un'approfondita analisi della personalità e un reale ravvedimento interiore. La condotta disciplinata in cella non garantisce in modo automatico l'accesso alla misura alternativa. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale: accolto il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale presentata da Il Detenuto. Il giudice motiva il diniego con i vecchi trascorsi criminali del condannato e con la mancanza di una prova positiva sulla sua totale affidabilità. Questo avviene nonostante Il Detenuto abbia mantenuto una condotta regolare durante la carcerazione. Il Detenuto presenta ricorso in Cassazione. I giudici della Suprema Corte accolgono le sue ragioni e annullano l'ordinanza impugnata. La Corte chiarisce che il rigetto della misura non può basarsi su mere presunzioni o sull'assenza di prove di ravvedimento fornite dal reo. Serve invece la dimostrazione concreta di una residua pericolosità sociale. Inoltre, il giudice ha il dovere di acquisire la relazione di sintesi dell'istituto penitenziario per valutare il percorso di rieducazione. La decisione passa ora a un nuovo giudice.
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Affidamento in prova al servizio sociale: rigetto confermato
Il Detenuto ha richiesto l'accesso alla misura dell'affidamento in prova al servizio sociale durante l'espiazione della pena. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando l'assenza di esperienze esterne positive, come i permessi premio, e il mancato completamento dell'osservazione della personalità. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la mancata considerazione degli elementi a suo favore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno stabilito che l'affidamento in prova al servizio sociale presuppone una valutazione favorevole basata su elementi fattuali concreti. Il ricorso è risultato generico e non ha evidenziato difetti logici nella decisione impugnata. Di conseguenza, il condannato deve pagare le spese del processo e una somma alla Cassa delle ammende.
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Misure alternative alla detenzione: la Cassazione nega il beneficio
Un detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che rifiutava le misure alternative alla detenzione, quali l'affidamento in prova, la semilibertà e la detenzione domiciliare. Il ricorrente ha sostenuto che i giudici avessero considerato soltanto i suoi precedenti penali, ignorando la buona condotta tenuta in carcere e la pena residua inferiore a due anni. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione ha evidenziato che il rigetto non si fondava solo sul passato criminale, ma su concrete violazioni commesse in precedenza, sull'assenza di un percorso lavorativo e sulla mancata conclusione dell'osservazione scientifica della personalità. Il condannato è stato inoltre sanzionato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale e impugnazioni errate
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che ha dichiarato non estinta la pena all'esito del periodo di affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorrente ha lamentato la mancata notifica dell'avviso di udienza e il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che le decisioni sull'esito della misura alternativa sono adottate senza formalità e non sono direttamente impugnabili in Cassazione. Il rimedio previsto dalla legge è l'opposizione davanti al medesimo Tribunale di Sorveglianza. In applicazione del principio del favor impugnationis, la Cassazione ha riqualificato il ricorso in opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti al giudice competente per il corretto riesame della posizione del condannato.
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Affidamento in prova al servizio sociale: no per chi minimizza
Un condannato alla pena di due anni di reclusione per lesioni personali stradali gravi ha richiesto la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza, disponendo d'ufficio la detenzione domiciliare. I giudici hanno motivato il diniego evidenziando la gravità dell'incidente e la condotta dell'uomo, orientata a minimizzare i danni fisici causati alla vittima. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione della decisione stabilisce che il giudizio di legittimità non consente un nuovo esame del merito sui presupposti dell'affidamento in prova al servizio sociale, quando la sentenza di merito appare completa e priva di contraddizioni. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato per recidiva
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che gli negava le misure alternative alla detenzione. Il giudice di merito aveva escluso la detenzione domiciliare poiché la pena da scontare risultava superiore al limite di due anni. Inoltre, il tribunale ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale evidenziando un concreto e attuale pericolo di recidiva, unitamente alla mancanza di elementi positivi emersi durante l'osservazione carceraria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici di legittimità hanno ritenuto la motivazione del tribunale esente da vizi logici e del tutto coerente. Di conseguenza, il condannato deve scontare la pena in carcere, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato per reati gravi
Il condannato ha richiesto l'accesso alla misura dell'affidamento in prova al servizio sociale per scontare una pena residua superiore a due anni. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la presenza di quattro condanne precedenti, trascorsi periodi di irreperibilità e una persistente pericolosità sociale legata ad atti di violenza. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la carenza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché orientato a richiedere un nuovo esame dei fatti non consentito in sede di legittimità. I giudici hanno confermato che la gravità dei reati e la condotta del soggetto ostacolano il positivo esito del percorso rieducativo. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e pagare le spese processuali.
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Ricorso personale per cassazione: no al fai da te del detenuto
Il Tribunale di Sorveglianza respinge la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale avanzata da un detenuto. Quest'ultimo decide di presentare autonomamente un ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la decisione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103/2017, non è più consentito il ricorso personale per cassazione da parte dell'imputato o del condannato. Qualsiasi impugnazione davanti alla Cassazione deve essere obbligatoriamente firmata da un avvocato cassazionista abilitato. Questa regola si applica rigidamente anche ai procedimenti in materia di benefici penitenziari, nonostante le oggettive difficoltà pratiche legate allo stato di detenzione. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: la Cassazione frena sui vecchi reati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. I giudici di secondo grado avevano confermato la misura basandosi su fatti risalenti nel tempo, ignorando del tutto che il Tribunale di Sorveglianza avesse recentemente concesso al soggetto l'affidamento in prova con una valutazione pienamente positiva della sua condotta. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene le due misure siano astrattamente compatibili, il giudice non può ignorare elementi favorevoli sopravvenuti. L'omissione di tale valutazione rende la motivazione apparente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento, ordinando un nuovo esame che valuti la reale e attuale pericolosità sociale del soggetto.
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Liberazione anticipata negata se salta l’affidamento in prova
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'integrazione della liberazione anticipata per un periodo di pena espiata. La decisione si fonda sulla revoca retroattiva dell'affidamento in prova al servizio sociale, causata da comportamenti incompatibili con la misura alternativa. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della revoca e la sua incidenza sul beneficio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revoca retroattiva della misura alternativa dimostra l'assenza di una reale partecipazione all'opera di rieducazione. Di conseguenza, viene meno il presupposto fondamentale per ottenere la liberazione anticipata speciale, che richiede una condotta costruttiva e costante nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misure alternative alla detenzione: stop di 3 anni dopo la revoca
Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un condannato, poiché lo stesso aveva subito la revoca di un precedente affidamento in prova meno di tre anni prima. La legge vieta infatti la concessione di nuovi benefici per un triennio dalla revoca. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la revoca derivasse da una denuncia poi archiviata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la difesa non ha allegato i documenti necessari a dimostrare le sue tesi, violando il principio di autosufficienza. Inoltre, la decisione provvisoria del Magistrato di sorveglianza non vincola il Tribunale collegiale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: stop ai no automatici
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale, concedendogli solo la detenzione domiciliare a causa della gravità del reato commesso. Il condannato ha fatto ricorso, lamentando che i giudici avessero ignorato la sua regolare condotta agli arresti domiciliari, la sua situazione familiare e una concreta proposta di lavoro come aiuto cuoco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la gravità del reato non può essere l'unico elemento per negare la misura. Il giudice deve valutare globalmente il percorso di reinserimento e l'evoluzione positiva della personalità del condannato successiva al reato. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ricorso personale in Cassazione: il rischio del fai-da-te
Il Condannato ha proposto personalmente un'istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare, dopo una condanna per reati legati agli stupefacenti. Di fronte al rifiuto del Tribunale, ha presentato autonomamente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso personale in Cassazione non è più consentito dalla legge. Qualsiasi impugnazione davanti alla Cassazione deve essere firmata, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova: la gravità del passato blocca la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un uomo condannato la misura alternativa dell'affidamento in prova al servizio sociale a causa della sua elevata pericolosità e della mancanza di una reale revisione critica dei suoi reati passati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici non avessero valutato correttamente il suo percorso rieducativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale, non basta l'assenza di condotte negative recenti. È invece indispensabile un'analisi complessiva della personalità del soggetto, che parta dalla gravità dei reati commessi e accerti un effettivo cambiamento positivo, volto a escludere il pericolo di recidiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato per indisciplina
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare. Il richiedente, condannato per rapina ed evasione, sosteneva di aver avviato un percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale non basta l'assenza di elementi negativi, ma occorre una reale revisione critica del proprio passato e la presenza di condotte positive. Nel caso specifico, i numerosi provvedimenti disciplinari subiti dal condannato durante la detenzione smentiscono qualsiasi progresso nel percorso di reinserimento sociale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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