Un condannato richiedeva l'accesso alle misure alternative alla detenzione, nello specifico l'affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare, per scontare una pena di quattordici mesi. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto entrambe le istanze evidenziando la pericolosità sociale del soggetto, confermata da precedenti penali e da due recenti denunce per evasione. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i procedimenti pendenti senza condanna definitiva non potessero precludere i benefici e lamentando la mancata relazione dei servizi sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso: i giudici possono legittimamente considerare le indagini in corso come elementi di fatto per valutare l'affidabilità del reo, rendendo superfluo acquisire ulteriori relazioni quando il quadro probatorio dimostra già l'assenza di ravvedimento.
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