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Accordo Transattivo

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307 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Un lavoratore ricorre in Cassazione contro una società energetica. Le parti raggiungono un accordo transattivo e chiedono la cessazione della materia del contendere. La Corte accoglie la richiesta, dichiarando estinto il giudizio e compensando le spese, poiché l'accordo ha risolto la controversia.
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Cessazione materia del contendere: l’accordo che chiude
Una grande società energetica e un privato avevano un contenzioso legale giunto fino in Cassazione. Le parti hanno raggiunto un accordo transattivo e richiesto congiuntamente la declaratoria di cessazione materia del contendere. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il giudizio e compensando le spese, poiché l'accordo ha risolto la lite.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società aveva impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che confermava un ordine di rilascio di un immobile. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, in questi casi, non si procede né alla condanna alle spese né al raddoppio del contributo unificato.
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Accordo transattivo: come chiude una lite di lavoro
Una società impugnava in Cassazione la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente e ne ordinava la reintegra. Prima della decisione, le parti hanno stipulato un accordo transattivo, rinunciando al giudizio. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali ed escludendo l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, poiché l'esito non rientra nei casi di rigetto o inammissibilità.
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Indennizzo per arricchimento: quando spetta la rivalutazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'associazione di imprese che chiedeva la rivalutazione monetaria sull'indennizzo per arricchimento ricevuto da un Comune a seguito dell'annullamento di un contratto d'appalto. Secondo la Corte, se l'indennità viene liquidata al valore attuale delle opere e pagata tempestivamente (nel caso di specie, in sei giorni), non è dovuta alcuna rivalutazione, poiché lo scopo di adeguare il valore del credito al potere d'acquisto è già stato raggiunto.
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Deducibilità costi: fatture generiche e onere della prova
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando la decisione di merito sulla deducibilità costi di un'azienda nautica. Nonostante la genericità delle fatture, i giudici hanno ritenuto sufficiente il quadro probatorio complessivo, che dimostrava l'inerenza e la certezza delle spese sostenute e delle perdite su crediti. La sentenza ribadisce che la valutazione non può fermarsi al solo dato formale del documento fiscale.
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Estinzione del giudizio: accordo e rinuncia in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in una controversia di lavoro. A seguito di un ricorso principale del lavoratore e di un ricorso incidentale dell'azienda, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, rinunciando reciprocamente alle proprie pretese. La Corte, applicando l'art. 390 c.p.c., ha formalizzato la fine del processo senza pronunciarsi nel merito e senza disporre sulle spese.
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Accordo Transattivo: perché blocca la causa bancaria
Una garante ha siglato un accordo transattivo con un istituto di credito, pagando una somma per chiudere un debito e ottenere la cancellazione di un'ipoteca. Successivamente, ha cercato di recuperare parte della somma sostenendo che il debito reale, accertato in un'altra causa, era molto inferiore. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'accordo transattivo, una volta concluso validamente per porre fine alla lite, è definitivo e assorbe ogni altra pretesa, rendendo inammissibili le altre contestazioni.
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Cessazione materia contendere: accordo annulla sentenza
Un Comune, ritenuto responsabile per i debiti di un Consorzio di cui era membro, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, specificando che l'accordo tra le parti priva automaticamente di efficacia la sentenza impugnata, risolvendo la lite.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Un ente locale, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole, ha raggiunto un accordo con il contribuente. La conseguente rinuncia al ricorso ha portato la Cassazione a dichiarare l'estinzione del giudizio. La Corte ha stabilito che, in caso di estinzione, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Accordo transattivo: come estingue il processo
Una controversia tra un'usufruttuaria e un condominio riguardo al pagamento di spese straordinarie giunge in Cassazione. Le parti, tuttavia, stipulano un accordo transattivo, portando la Corte a dichiarare la cessazione della materia del contendere. Questa decisione priva di efficacia la sentenza d'appello precedentemente emessa, risolvendo definitivamente la lite attraverso la volontà negoziale delle parti stesse.
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Credito da licenziamento: ammesso con privilegio
Una lavoratrice ha proposto opposizione allo stato passivo di una società in Amministrazione Straordinaria per ottenere il risarcimento del danno da licenziamento. Le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, a seguito del quale il Tribunale ha disposto la rettifica dello stato passivo, ammettendo un ulteriore credito da licenziamento di oltre 81.000 euro in via privilegiata.
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Estinzione del processo: rinuncia e accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito di un accordo transattivo tra le parti. La società ricorrente ha rinunciato al ricorso, e la controparte ha accettato. La Corte ha stabilito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, la parte che ha impugnato non è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché la declaratoria di estinzione non equivale a una soccombenza.
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Estinzione del processo: la rinuncia al ricorso
Una complessa controversia ereditaria, giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, si conclude con una declaratoria di estinzione del processo. A seguito di un accordo transattivo, la parte ricorrente ha presentato una rinuncia al ricorso, prontamente accettata dalla controparte. La Corte, applicando il codice di procedura civile, ha formalizzato la fine del giudizio senza pronunciarsi nel merito della vicenda.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Un committente cita in giudizio l'appaltatore per vizi in un'opera di ristrutturazione. L'appaltatore, a sua volta, chiama in causa il direttore dei lavori per essere manlevato da ogni condanna. La Corte d'Appello condanna l'appaltatore ma omette di decidere sulla domanda di garanzia. La Corte di Cassazione, rilevando l'errore di omessa pronuncia, cassa la sentenza e rinvia il caso al giudice d'appello per una nuova valutazione che includa la domanda di garanzia.
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Rinuncia al ricorso: ecco le conseguenze sulle spese
Una procedura fallimentare aveva impugnato in Cassazione un'ordinanza del Tribunale relativa a crediti da contratti di leasing e factoring. A seguito di un accordo transattivo con l'istituto di credito, la procedura ha effettuato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese e chiarendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una complessa controversia bancaria, giunta fino alla Corte di Cassazione, si è conclusa con una ordinanza di estinzione del giudizio. A seguito di un accordo transattivo, le parti hanno reciprocamente rinunciato ai ricorsi presentati, portando la Suprema Corte a dichiarare la fine del processo senza una decisione nel merito.
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Accordo conciliativo: visita medica non è condizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti condannata per ritardata assunzione di due lavoratori. Il caso verteva sull'interpretazione di un accordo conciliativo che prevedeva l'assunzione contestuale alla firma, ma anche una visita medica preassuntiva da effettuarsi entro una data specifica. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito, secondo cui la visita non costituiva una condizione sospensiva ma una mera formalità, è legittima e non sindacabile in sede di legittimità, specialmente considerando il pregresso rapporto di lavoro tra le parti. L'azienda, secondo i giudici, si era assunta il rischio di eventuali ritardi nell'espletamento della visita.
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Accordo transattivo: l’interpretazione del Giudice
Una società fa causa a una banca per clausole su conti correnti. Le parti firmano un accordo transattivo, ma litigano sulla sua estensione a un finanziamento. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della banca, confermando che l'interpretazione del giudice di merito sull'ampiezza dell'accordo transattivo, basata sul collegamento negoziale, non è sindacabile se non si dimostra una specifica violazione dei canoni ermeneutici.
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Accordo transattivo: Cassazione rinvia la causa
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, accogliendo la richiesta congiunta delle parti di rinviare la causa. La decisione è motivata dalla necessità di consentire il perfezionamento di un più ampio accordo transattivo che coinvolge anche i soci delle due società in lite, favorendo così una soluzione extragiudiziale della controversia.
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