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Abitazione Principale

117 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione ICI abitazione principale: Fratelli coeredi, la Cassazione chiarisce
Tre fratelli hanno ereditato tre immobili contigui, stabilendo ciascuno la propria residenza anagrafica in uno di essi e concedendo l'uso gratuito delle quote degli altri due immobili agli altri fratelli. Il Comune ha emesso avvisi di accertamento ICI per le quote non adibite ad abitazione principale dal singolo proprietario. La Commissione Tributaria Regionale aveva riconosciuto l'esenzione ICI abitazione principale, basandosi su una "realtà sostanziale". La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha ribadito che l'esenzione si applica solo se il proprietario e il suo nucleo familiare risiedono e dimorano stabilmente in quella specifica unità immobiliare. Non si estende a quote di immobili usate da parenti collaterali. Il ricorso del Comune è stato accolto.
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Esenzione IMU abitazione principale: contesa sulla residenza
Un ex appartenente alle Forze di Polizia in pensione ha impugnato un avviso di accertamento comunale relativo al mancato pagamento del tributo immobiliare per l'anno 2012. L'amministrazione comunale contestava l'assenza della residenza anagrafica nell'immobile, negando il beneficio fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al Comune, sottolineando il cambio di residenza del contribuente. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver diritto alle agevolazioni previste per il personale di servizio e sollevando la questione di legittimità costituzionale sulle norme applicabili. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di questioni di rilievo costituzionale relative all'esenzione IMU abitazione principale, non ha deciso immediatamente la controversia ma ha rinviato la causa alla sezione tributaria ordinaria per la trattazione in pubblica udienza.
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Esenzione ICI abitazione principale e fondo di famiglia
Un contribuente ha impugnato tre avvisi di accertamento ICI per gli anni 2010, 2011 e 2012 relativi a un immobile di sua proprietà, chiedendo l'esenzione ICI abitazione principale. Il proprietario sosteneva che l'immobile fosse destinato ai bisogni familiari perché inserito in un fondo patrimoniale, sebbene la moglie e i figli risiedessero anagraficamente in un'altra abitazione. Egli eccepiva inoltre la nullità degli atti per vizi nella procedura di accertamento con adesione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che il fondo patrimoniale non dimostra l'uso dell'immobile come dimora abituale della famiglia. L'agevolazione spetta solo se l'intero nucleo familiare risiede e dimora nell'immobile, salvo prova rigorosa di separazione.
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Esenzione ICI abitazione principale: coniugi divisi, fisco in attesa
Una Contribuente ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2011, rivendicando l'esenzione ICI abitazione principale. La donna risiedeva a Viareggio, mentre il coniuge aveva residenza e dimora in un comune diverso. I giudici tributari precedenti avevano negato l'esenzione, ritenendo necessaria la contestuale residenza e dimora dell'intero nucleo familiare. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, ha rinviato la causa a nuovo ruolo. Questa decisione è in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha sollevato dubbi sulla legittimità della norma che limita l'esenzione quando i coniugi hanno residenze diverse.
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Esenzione IMU abitazione principale tra rigetto e Consulta
Un contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento comunali per il mancato pagamento dell'IMU sugli anni 2012 e 2013, rivendicando l'agevolazione per la prima casa. L'ente locale negava il beneficio eccependo la mancanza dei presupposti anagrafici e di convivenza dell'intero nucleo familiare. Nelle more del giudizio di legittimità, la Corte Costituzionale ha eliminato i vincoli restrittivi legati al nucleo familiare per l'esenzione IMU abitazione principale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo dinanzi alla sezione ordinaria tributaria per valutare l'impatto della nuova disciplina sul caso concreto.
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Plusvalenza immobiliare: vendita entro 5 anni e inquilino moroso
La controversia riguarda un avviso di accertamento notificato a una contribuente per il recupero a tassazione della plusvalenza immobiliare generata dalla vendita di un appartamento entro cinque anni dall'acquisto. La venditrice ha giustificato la mancata adibizione dell'immobile ad abitazione principale adducendo la presenza di un inquilino moroso come causa di forza maggiore. Ha inoltre richiesto lo scomputo delle spese di ristrutturazione prive di idonee autorizzazioni edilizie. I giudici di merito hanno respinto le doglianze della contribuente, accertando che l'immobile era già locato al momento del rogito e che i costi non erano univocamente dimostrati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della parte privata, confermando la legittimità della tassazione sul guadagno realizzato e ribadendo che l'occupazione preesistente non costituisce evento imprevedibile.
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Abitazione Principale vs Prima Casa: Indebita Percezione di Contributi
L'Imputata ha ricevuto contributi pubblici per la ricostruzione post-sisma, dichiarando falsamente che un immobile distrutto fosse la sua abitazione principale. In realtà, l'immobile era affittato e lei risiedeva altrove. La Corte ha confermato la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche, chiarendo che "abitazione principale" non è sinonimo di "prima casa" fiscale. Ha escluso l'errore incolpevole, poiché l'Imputata era consapevole della falsità delle sue dichiarazioni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e l'obbligo di risarcire le spese al Comune.
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Esenzione IMU abitazione principale: negata per due case unite
Un Comune ha emesso avvisi di rettifica per il mancato versamento delle imposte su un appartamento contiguo a quello di residenza del proprietario. Il cittadino sosteneva di aver unito i due immobili nei fatti per usarli come unica casa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. L'Esenzione IMU abitazione principale spetta infatti esclusivamente per una singola unità immobiliare iscritta in catasto. L'unificazione di fatto non basta per ottenere lo sconto fiscale su entrambi gli spazi. Per godere del beneficio sull'intero immobile occorre procedere prima all'accatastamento unitario. Il contribuente perde la causa e deve pagare le imposte dovute oltre alle spese legali.
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Agevolazione IMU prima casa e immobili contigui senza fusione
Un Comune ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta municipale propria relativa all'anno 2013. Il proprietario aveva unito di fatto due appartamenti contigui, destinandoli a propria dimora, ma mantenendo distinti i dati catastali. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto impositivo ritenendo sufficiente la potenziale unificabilità dei due alloggi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente locale. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione IMU prima casa presuppone l'effettivo accatastamento unitario dell'immobile al momento dell'imposizione. La semplice unione di fatto tra due unità contigue non consente di estendere i benefici fiscali a entrambe le particelle.
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Esenzione ICI abitazione principale: stop se non si risiede
Una contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento comunali per il mancato pagamento dell'imposta sugli immobili relativa alla propria quota di comproprietà. La donna sosteneva di aver concesso la propria quota in comodato gratuito alle due sorelle comproprietarie, le quali risiedevano stabilmente nell'immobile e beneficiavano già del trattamento agevolato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, confermando che l'esenzione ICI abitazione principale spetta unicamente a chi risiede anagraficamente e dimora in via continuativa nell'immobile. Il comodato stipulato tra comproprietari non permette di estendere il beneficio fiscale a chi vive altrove, permanendo l'obbligo tributario sulla propria quota.
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Esenzione IMU prima casa: valida anche tra coniugi divisi
La società di riscossione comunale ha contestato alla contribuente l'esenzione IMU prima casa per due anni di imposta. La donna risiedeva e dimorava in un Comune diverso rispetto a quello del marito per esigenze lavorative, pur senza una separazione legale. I giudici tributari di merito hanno riconosciuto il beneficio fiscale alla contribuente. L'ente creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la necessità della compresenza dei coniugi nello stesso immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del concessionario e confermato la spettanza dell'agevolazione. Il verdetto si fonda sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma precedente, consentendo il beneficio a ciascun coniuge nella propria effettiva dimora.
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Esenzione IMU abitazione principale e coniugi con doppie dimore
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso dal Comune. L'amministrazione comunale contestava la spettanza dell'agevolazione fiscale per l'abitazione principale. I coniugi mantenevano residenze e dimore abituali distinte in due differenti unità immobiliari situate nello stesso comune, richiedendo ciascuno l'esonero per la propria quota. La commissione regionale ha escluso l'agevolazione ritenendo necessaria la coabitazione dell'intero nucleo familiare. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione per difendere la legittimità del beneficio. La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui non ha chiuso il giudizio ma ha disposto la trasmissione degli atti alla sezione ordinaria tributaria. I giudici hanno stabilito la trattazione unificata con altri ricorsi pendenti sulla stessa questione per garantire un'applicazione omogenea del diritto tributario in tema di esenzione IMU abitazione principale.
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Esenzione IMU prima casa: coniugi con residenze diverse salvi
Il Comune di Cesinali ha emesso un avviso di accertamento IMU contro un contribuente, negando l'agevolazione per l'abitazione principale poiché la moglie risiedeva in un altro comune. Gli eredi del contribuente hanno impugnato l'atto. La Corte di Cassazione, applicando la storica sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, ha rigettato il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che spetta l'esenzione IMU prima casa a ciascun coniuge che abbia la residenza anagrafica e la dimora abituale in un immobile, anche se l'altro coniuge risiede altrove. Questa decisione elimina ogni discriminazione fiscale tra coppie sposate e conviventi di fatto, tutelando la mobilità lavorativa e l'unione familiare.
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Agevolazione IMU abitazione principale: coniugi divisi e fisco
Un contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU emessi da una società concessionaria per gli anni dal 2012 al 2014. La concessionaria aveva negato l'agevolazione IMU abitazione principale poiché il nucleo familiare del contribuente risiedeva in un altro Comune rispetto a quello dell'immobile in questione. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla concessionaria, ritenendo necessaria la coabitazione dell'intero nucleo familiare. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle norme tributarie e costituzionali, sostenendo che l'agevolazione spetti anche ai coniugi con residenze diverse. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione di legittimità costituzionale sulla norma è già al vaglio della Corte Costituzionale, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia della Consulta.
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Abitazione principale IMU: niente sconti se i coniugi vivono divisi
Un contribuente ha richiesto l'agevolazione per l'abitazione principale IMU su un immobile di sua proprietà dove risiedeva. Tuttavia, la moglie non separata viveva e risiedeva in un altro comune per motivi di lavoro. Il concessionario della riscossione ha negato il beneficio emettendo avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del concessionario, stabilendo che per ottenere l'esenzione sia il possessore sia il suo nucleo familiare devono dimorare abitualmente e risiedere anagraficamente nello stesso immobile. Poiché la famiglia non condivideva la stessa dimora, l'agevolazione non spettava.
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Esenzione IMU abitazione principale: no se il coniuge vive altrove
Un Comune ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente per il recupero dell'imposta municipale del 2012. L'ente sosteneva che l'immobile non potesse beneficiare dell'esenzione IMU abitazione principale poiché il marito della donna, non legalmente separato, risiedeva e dimorava in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'agevolazione richiede la coincidenza della residenza anagrafica e della dimora abituale dell'intero nucleo familiare nello stesso immobile. Poiché il marito viveva altrove, l'immobile non poteva considerarsi abitazione principale della famiglia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione favorevole alla contribuente, rigettando il suo ricorso originario e condannandola al pagamento delle spese di giudizio.
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Esenzione IMU abitazione principale: bollette contro residenza
Il Comune ha contestato l'esenzione IMU per l'anno 2017 richiesta da un cittadino su un immobile di sua proprietà. Sebbene il contribuente dimostrasse di vivere stabilmente nell'appartamento tramite le bollette delle utenze, la sua residenza anagrafica ufficiale è stata trasferita in quell'indirizzo solo nel 2018. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per ottenere l'esenzione IMU abitazione principale devono coesistere contemporaneamente sia la dimora abituale sia l'iscrizione anagrafica. Di conseguenza, il contribuente è stato condannato a pagare l'imposta per il 2017 e a rimborsare le spese legali di tutti i gradi di giudizio.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi divisi ma esentati
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune che negava l'esenzione IMU abitazione principale per un suo immobile, poiché la moglie risiedeva in un altro appartamento. Inoltre, il Comune negava l'esenzione per una cappella privata (cat. B/7) ritenendo necessaria la destinazione al culto pubblico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Sulla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, l'esenzione spetta al possessore che dimora e risiede nell'immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge. Riguardo alla cappella privata, la Corte ha chiarito che l'esenzione IMU spetta anche per i luoghi destinati al culto privato, essendo la categoria catastale B/7 un indice presuntivo di tale utilizzo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e riconosciuto entrambe le esenzioni.
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Esenzione IMU prima casa: coniugi divisi ma tasse azzerate
Un proprietario ha impugnato l'accertamento del Comune che gli negava l'esenzione IMU prima casa per un appartamento in cui risiedeva, motivando il rifiuto col fatto che la moglie e il figlio risiedevano in un altro immobile di proprietà. La Corte di Cassazione, applicando i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta a ciascun coniuge che dimori e risieda effettivamente in un immobile, a prescindere da dove risieda il resto del nucleo familiare. Di conseguenza, il proprietario ha ottenuto il riconoscimento del beneficio fiscale e l'annullamento della tassazione illegittima.
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Esenzione IMU abitazione principale: coniugi distanti ma esenti
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Comune negava l'esenzione IMU abitazione principale per un immobile a Napoli, contestando che il coniuge risiedeva in un'altra casa. Il Comune negava anche l'esenzione per una cappella privata accatastata come B/7. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, i giudici hanno stabilito che l'esenzione spetta a ciascun coniuge che dimori e risieda effettivamente nel proprio immobile, a prescindere dalla residenza dell'altro. Inoltre, l'esenzione spetta anche alla cappella privata, poiché la categoria catastale B/7 fa presumere la destinazione esclusiva al culto, senza necessità di apertura al pubblico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente, riconoscendo entrambe le esenzioni fiscali.
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