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Diritto Fallimentare

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Liquidazione controllata: guida al sovraindebitamento
Il Tribunale di Trieste ha accolto la domanda di liquidazione controllata presentata da una consumatrice in stato di grave sovraindebitamento. La crisi economica è stata causata dal divorzio e da problemi di salute che hanno compromesso la sua capacità lavorativa. La sentenza analizza la gestione del patrimonio residuo, inclusa una quota di immobile già espropriata, per soddisfare parzialmente i creditori.
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Esdebitazione L. 3/2012: guida alla liberazione
Il Tribunale ha decretato l'esdebitazione L. 3/2012 per un debitore che, al termine della liquidazione dei beni, ha dimostrato meritevolezza e cooperazione. Avendo soddisfatto i creditori in misura non irrisoria (circa il 50%), il giudice ha dichiarato inesigibili i debiti residui.
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Esdebitazione L. 3/2012: come ottenere il beneficio
Il Tribunale di Trieste ha concesso l'esdebitazione L. 3/2012 a una debitrice che, dopo una crisi aziendale e familiare, ha completato con successo la liquidazione del patrimonio. Il giudice ha dichiarato inesigibili i debiti residui, riconoscendo la cooperazione e la meritevolezza del soggetto, nonostante il parziale soddisfacimento dei creditori.
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Correzione errore materiale: la procedura in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un'istanza di correzione errore materiale riguardante un provvedimento che disponeva il pagamento delle spese legali a favore di una curatela fallimentare anziché dell'Erario, nonostante la parte fosse ammessa al patrocinio statale. La Corte ha sospeso la decisione per garantire il contraddittorio, ordinando la notifica alle controparti.
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Esdebitazione del fallito: confermato il beneficio
La Corte d'Appello di Torino ha confermato il beneficio dell'esdebitazione del fallito per un socio di una società dichiarata fallita nel 2016. Nonostante il reclamo di un creditore che contestava l'esiguità del soddisfacimento dei debiti (circa l'8%) e il mancato pagamento dei crediti tributari, i giudici hanno ribadito che non esiste una soglia minima matematica per l'accesso al beneficio, purché il pagamento non sia meramente simbolico e il debitore risulti meritevole.
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Revocatoria fallimentare: delegazione di pagamento
La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado riguardante una procedura di revocatoria fallimentare. Al centro della disputa vi sono pagamenti effettuati tramite delegazione di pagamento da terzi committenti direttamente a un subappaltatore. La Corte ha stabilito che tale modalità, coinvolgendo soggetti non bancari nel periodo sospetto, costituisce un mezzo anormale di pagamento, rendendo l'atto revocabile per tutelare la par condicio creditorum.
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Estinzione del processo civile: guida pratica
La sentenza analizza l'estinzione del processo civile nel contesto di un contenzioso bancario. Dopo l'interruzione del giudizio dovuta al fallimento della società appellante, le parti non hanno provveduto alla riassunzione nei termini previsti dalla legge. La Corte ha dunque dichiarato l'estinzione d'ufficio, stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha anticipate.
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Liquidazione giudiziale start-up: la sentenza
La Corte d'Appello di Torino ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale start-up verso una società che rivendicava lo status di impresa innovativa per evitare il fallimento. La decisione si fonda sulla perdita dei requisiti di legge, sul superamento del termine dei cinque anni e sulla manifesta insolvenza derivante da debiti bancari non onorati, nonostante la presunta esistenza di brevetti immateriali.
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Sovraindebitamento del consumatore: piano negato
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto di un piano di ristrutturazione perché il sovraindebitamento del consumatore è stato causato da colpa grave. I debitori hanno fatto ricorso sistematico al credito per spese ordinarie, senza valutare la propria capacità di rimborso.
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Estinzione del processo: mancata riassunzione
La Corte d’Appello di Torino ha dichiarato l'estinzione del processo relativo a un contratto di mutuo. A seguito dell'interruzione del giudizio per il fallimento della parte appellante, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione nei termini di legge, portando alla chiusura del caso ai sensi degli artt. 305 e 307 c.p.c.
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Equa riparazione: risarcimento per processi lunghi
La Corte d'Appello ha accolto il ricorso per equa riparazione presentato da un creditore a causa della durata eccessiva di una procedura fallimentare protrattasi per oltre otto anni. Il tribunale ha riconosciuto un indennizzo calcolato sulla base del superamento del termine ragionevole di tre anni, applicando i parametri della Legge Pinto.
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Liquidazione coatta amministrativa: rito obbligatorio
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado dichiarando improcedibili le domande di alcuni clienti contro una banca in liquidazione coatta amministrativa. Il cuore della decisione risiede nell'obbligo di far valere ogni pretesa, inclusa l'inesistenza di debiti, esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo, escludendo così la giurisdizione del giudice ordinario per garantire l'unitarietà della procedura concorsuale.
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Equa riparazione per la durata del fallimento
La Corte d'Appello di Venezia ha riconosciuto il diritto all'equa riparazione a una società creditrice coinvolta in un fallimento durato oltre nove anni. Superato il termine ragionevole di tre anni, è stato liquidato un indennizzo per il danno non patrimoniale subito a causa dei ritardi della giustizia.
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Giurisdizione bonifica aree: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite intervengono sulla giurisdizione bonifica aree in pendenza di fallimento. Una società in liquidazione contestava la competenza del Giudice Amministrativo riguardo a obblighi di decontaminazione assunti in una convenzione urbanistica. La Corte ha confermato che l'accertamento di tali obblighi spetta al Giudice Amministrativo in via esclusiva, poiché derivanti da accordi con la Pubblica Amministrazione, superando la tesi dell'attrazione universale del tribunale fallimentare.
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Indennità sostitutiva preavviso: fuori dal calcolo TFR
Un fondo di previdenza ha agito per ottenere il versamento di contributi calcolati anche sull'indennità sostitutiva del preavviso di un ex dirigente di una società fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il principio secondo cui tale indennità, avendo natura risarcitoria e non retributiva, non rientra nella base di calcolo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), in quanto si riferisce a un periodo non lavorato.
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Credito contributivo prededucibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito contributivo vantato dall'ente previdenziale sull'indennità sostitutiva del preavviso è da considerarsi prededucibile. Ciò accade quando il rapporto di lavoro prosegue dopo la dichiarazione di fallimento e viene successivamente interrotto dal curatore. Secondo la Corte, tale debito sorge dalla gestione della procedura fallimentare e non dalla precedente attività dell'impresa, garantendogli così la massima priorità nel pagamento.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un ente previdenziale aveva impugnato in Cassazione il decreto di omologazione di un concordato preventivo di una società in liquidazione. Tuttavia, in pendenza di giudizio, l'ente ha presentato una formale rinuncia al ricorso a seguito dell'integrale pagamento del debito, a cui la società ha aderito. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia al ricorso e dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese legali.
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Risarcimento danni fallimento: a chi spetta il denaro?
In un caso di errata perizia di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento danni fallimento ottenuto in giudizio spetta alla massa fallimentare e non direttamente alla persona fallita. Anche se è il fallito ad agire in giudizio a causa dell'inerzia del curatore, la somma recuperata deve essere destinata a soddisfare i creditori, rispettando i principi della procedura concorsuale. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato la somma direttamente al soggetto fallito, è stata annullata con rinvio.
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Istanza istruttoria: decisività, la chiave in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di un imprenditore agricolo contro un'ordinanza di pagamento. La decisione si fonda su un principio cruciale di procedura civile: per contestare la mancata ammissione di un'istanza istruttoria in Cassazione, non basta riproporla, ma è necessario dimostrare in modo specifico come quella prova sarebbe stata decisiva per cambiare l'esito del giudizio, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Credito privilegiato per garanzie PMI: la Cassazione
Una società in concordato preventivo ha contestato la natura privilegiata di un debito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica su finanziamenti anteriori alla legge istitutiva del privilegio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33369/2023, ha stabilito che il credito del Fondo di Garanzia è un credito privilegiato se la liquidazione delle somme (il pagamento al creditore) è avvenuta dopo l'entrata in vigore della norma, indipendentemente dalla data del finanziamento originario. La Corte ha chiarito che la legge speciale del 2015 ha creato una nuova fattispecie di credito privilegiato legata al momento del pagamento da parte del Fondo.
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