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Diritto Fallimentare

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Accordo di ristrutturazione e fallimento: le sorti
Una società creditrice ha impugnato il decreto di ammissione al passivo che riconosceva solo una parte del credito originario, in virtù di un precedente accordo di ristrutturazione. Il Tribunale aveva ritenuto che tale accordo rimanesse vincolante nonostante il successivo fallimento del debitore. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione, ha deciso di rimettere la causa in pubblica udienza per stabilire se l'accordo di ristrutturazione perda efficacia automaticamente con l'insolvenza o se sia necessaria una specifica azione di risoluzione.
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Rinvio per trattative in Cassazione: la guida
L'ordinanza in esame riguarda un contenzioso tra l'ente della riscossione e il fallimento di una società cooperativa. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno presentato un'istanza congiunta richiedendo un rinvio per trattative in corso. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti di giungere a un accordo stragiudiziale, ha ritenuto necessario sospendere il procedimento. Di conseguenza, il collegio ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per permettere il perfezionamento della transazione, evitando così una decisione immediata nel merito.
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Rinvio per trattative: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in merito a un ricorso che vedeva contrapposti l'amministrazione finanziaria e una procedura concorsuale. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno presentato un'istanza congiunta richiedendo un rinvio per trattative. Il Collegio, preso atto della pendenza di negoziazioni volte a definire bonariamente la lite, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Tale decisione mira a favorire il buon esito delle trattative in corso, sospendendo temporaneamente la decisione giudiziale per permettere una risoluzione stragiudiziale del conflitto.
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Opposizione allo stato passivo: i termini di ricorso
Un professionista ha presentato ricorso per cassazione contro il decreto che dichiarava inammissibile la sua opposizione allo stato passivo perché ritenuta tardiva. Il Tribunale aveva calcolato il termine di trenta giorni dalla prima comunicazione del decreto di esecutività, nonostante questo fosse ambiguo e successivamente oggetto di correzione per errore materiale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se la correzione incide su elementi sostanziali del credito, il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre dalla notifica del decreto di correzione.
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Cartella esattoriale: notifica valida in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale è pienamente legittima anche nei confronti di una società ammessa alla procedura di concordato preventivo. La decisione ribalta l'orientamento dei giudici di merito, chiarendo che la cartella esattoriale non costituisce l'inizio di un'azione esecutiva, vietata dall'art. 168 l.fall., bensì un atto preliminare assimilabile al precetto. Poiché la cartella accorpa le funzioni di titolo esecutivo e precetto senza avviare materialmente l'esecuzione, essa si sottrae al divieto di azioni individuali dei creditori sul patrimonio del debitore concordatario.
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Data certa: inopponibilità contratti bancari
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dei pagamenti incassati da un istituto bancario tramite compensazione dopo l'apertura di un concordato preventivo poi sfociato in fallimento. Il punto focale della decisione risiede nella mancanza di data certa dei contratti di sconto e cessione del credito. Tale carenza documentale rende gli accordi inopponibili alla curatela fallimentare, impedendo alla banca di trattenere le somme riscosse dai clienti della società fallita durante la procedura concorsuale.
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Concordato preventivo: revoca e pagamenti vietati
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'ammissione al concordato preventivo per una società operante nel settore ambientale. La decisione scaturisce da due ragioni fondamentali: l'esecuzione di pagamenti non autorizzati a creditori antecedenti e la manifesta inattuabilità del piano economico. Quest'ultima è stata determinata dalla crisi finanziaria del soggetto terzo che avrebbe dovuto garantire l'apporto di capitali. La Corte ha ribadito che, nel giudizio di rinvio, è legittimo esaminare fatti sopravvenuti che rendono la proposta irrealizzabile, confermando così la dichiarazione di fallimento della società debitrice.
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Rinvio per trattative in Cassazione: le regole
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso presentato dall'Ente della Riscossione contro una procedura fallimentare. Durante il procedimento, le parti hanno presentato un'istanza congiunta richiedendo un rinvio per trattative. La Corte ha riconosciuto la validità della richiesta, finalizzata al raggiungimento di un accordo transattivo stragiudiziale. Di conseguenza, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente il giudizio per favorire la conclusione positiva delle negoziazioni in corso.
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**Prededucibilità**: stop ai compensi per negligenza
La Corte ha negato la Prededucibilità dei crediti a professionisti che hanno avallato un piano di concordato incompleto, omettendo di segnalare rimborsi illeciti ai soci. La negligenza professionale esclude il diritto al compenso prioritario.
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Decreto ingiuntivo e fallimento: guida alla notifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva è opponibile al fallimento anche se la notifica è avvenuta presso la residenza dell'amministratore non ancora iscritto nel registro delle imprese. Tale vizio costituisce una semplice nullità e non l'inesistenza della notifica. Di conseguenza, il curatore non può contestare il credito tramite eccezione, poiché l'unico rimedio esperibile dalla società debitrice sarebbe stato l'opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., mai proposta.
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Prededuzione: negata se il concordato è inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito del professionista per l'assistenza in un concordato preventivo non gode di **Prededuzione** se la procedura viene dichiarata inammissibile. La Corte ha inoltre chiarito che una transazione tra curatore e professionista volta a riconoscere tale priorità è nulla, poiché la prededuzione è una materia sottratta alla disponibilità delle parti e regolata esclusivamente da norme di legge eccezionali.
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Concordato fallimentare ed estinzione del giudizio
Un ricorrente ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione a seguito dell'intervenuta omologazione di un concordato fallimentare, che ha comportato la chiusura della procedura concorsuale e il conseguente difetto di interesse a proseguire la lite. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la mancata accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, i giudici hanno disposto la compensazione delle spese legali, motivata proprio dalla sopravvenuta chiusura della procedura fallimentare.
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Cessione d’azienda: limiti alla compensazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della cessione d'azienda in ambito fallimentare, focalizzandosi sulla sorte dei depositi cauzionali e sulla compensazione dei crediti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'acquirente subentri nei contratti di locazione acquisendo il diritto alla restituzione delle cauzioni, tale debito verso la procedura sorge solo dopo il trasferimento. Di conseguenza, non è possibile operare una compensazione tra questo debito 'post-fallimentare' e i crediti che l'acquirente vantava verso la società prima del fallimento, poiché manca il requisito dell'anteriorità del fatto genetico richiesto dalla legge fallimentare.
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Rinvio per trattative in Cassazione: guida pratica
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio per trattative in un giudizio che vedeva contrapposti l'amministrazione finanziaria e una procedura concorsuale. A seguito di un'istanza congiunta presentata dalle parti, i giudici hanno rilevato la pendenza di negoziazioni volte a definire la lite in via stragiudiziale. La Corte ha ritenuto necessario sospendere il procedimento, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento dell'accordo tra le parti.
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Concordato preventivo: i limiti del reclamo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva accolto il reclamo contro la dichiarazione di fallimento di una società, omettendo di valutare criticamente la proposta di Concordato preventivo. Il Tribunale aveva inizialmente dichiarato inammissibile il piano per l'esclusione di asset patrimoniali rilevanti e per l'incertezza sulla prosecuzione dell'attività. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del reclamo ha il dovere di esaminare tutte le ragioni di inammissibilità, comprese le possibili dissimulazioni dell'attivo o sottostime del passivo, in virtù dell'effetto devolutivo pieno della procedura.
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Rinvio per trattative: stop al processo in Cassazione
L'ordinanza interlocutoria n. 35435/2023 della Corte di Cassazione affronta la richiesta di rinvio per trattative presentata congiuntamente dalle parti. Un ente pubblico di riscossione e una procedura fallimentare, coinvolti in un giudizio di legittimità, hanno manifestato la volontà di sospendere il processo per definire bonariamente la controversia. La Suprema Corte, preso atto dell'istanza e della necessità di favorire l'esito positivo delle negoziazioni, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, evitando così una decisione immediata che avrebbe potuto precludere un accordo stragiudiziale.
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Concordato preventivo: ricorso e chiusura procedura
Una società creditrice ha impugnato l'omologazione di un concordato preventivo, sostenendo che l'aumento di capitale previsto dal piano dovesse essere sottoposto a gara competitiva secondo la disciplina delle offerte concorrenti. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la procedura di concordato preventivo è stata dichiarata chiusa a seguito dell'avvenuto riparto finale. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, in quanto l'eventuale annullamento dell'omologazione non avrebbe prodotto alcun beneficio pratico per il ricorrente in una procedura ormai conclusa.
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Rinuncia al ricorso: effetti e spese legali
Una società acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava l'inefficacia dell'acquisto di uno stabilimento industriale appartenente a una società fallita. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso a seguito di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, precisando che la rinuncia al ricorso non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace e determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Le spese sono state compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Promessa di pagamento e fallimento: la prova del debito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società immobiliare esclusa dallo stato passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva ritenuto che le cambiali e la scrittura ricognitiva non provassero il credito, gravando il creditore dell onere di dimostrare il rapporto sottostante. La Suprema Corte ha invece stabilito che la promessa di pagamento contenuta in titoli con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa. Tale titolo genera una presunzione di esistenza del debito, spostando sul curatore l onere di provare l eventuale inesistenza o invalidità del rapporto fondamentale.
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Data certa e opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società estera che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per canoni di noleggio. Il cuore della controversia riguarda la mancanza di data certa del contratto di vendita e contestuale utilizzo dei macchinari. Secondo i giudici, i documenti bancari prodotti non erano sufficienti a dimostrare l'anteriorità del contratto rispetto al fallimento, rendendo la pretesa creditoria non opponibile alla massa dei creditori.
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