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legge n. 136 del 2018

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116 provvedimenti

Difesa Agenzia Entrate: Avvocato privato o dello Stato?
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla difesa dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. L'ordinanza stabilisce che, nei giudizi tributari di merito, l'Agenzia può avvalersi di avvocati del libero foro senza necessità di una delibera specifica, a differenza di quanto previsto per i giudizi in Cassazione, dove il patrocinio è riservato all'Avvocatura dello Stato, salvo eccezioni. Il ricorso della contribuente, basato sulla presunta nullità del mandato difensivo, è stato rigettato. La Corte ha inoltre dichiarato cessata la materia del contendere per alcune cartelle di importo inferiore a mille euro, annullate per legge.
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Termine impugnazione: no alla doppia sospensione
Un contribuente ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione speciale di nove mesi del termine impugnazione, prevista per le liti pendenti, non si cumula con la sospensione feriale. Secondo la Corte, una 'doppia sospensione' non è ammissibile in assenza di una specifica previsione normativa, rendendo così tardivo il ricorso presentato oltre la scadenza calcolata senza il cumulo.
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Definizione agevolata: processo estinto per notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo tributario relativo a un accertamento IRPEF a carico di una socia. La contribuente aveva richiesto la definizione agevolata della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, ma non è riuscita a provare la corretta notifica del diniego. Secondo la Corte, la mancata prova della notifica rende la definizione agevolata perfezionata, con conseguente estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario relativo a un accertamento IRPEF. La controversia riguardava la presunta distribuzione di utili extra-contabili a una socia di una s.r.l. a ristretta base azionaria. Decisiva è stata l'adesione della contribuente alla definizione agevolata prevista dalla legge, che, una volta perfezionata, determina la chiusura della lite pendente.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Un contribuente, socio di una S.r.l., impugna un avviso di accertamento IRPEF. Durante il giudizio in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata, pagando la prima rata. La Corte, constatato il mancato diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiara l'estinzione del processo tributario.
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Estinzione del processo tributario: il caso della lite
Un contribuente, socio di una s.r.l. a ristretta base, impugnava un avviso di accertamento IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario poiché il contribuente aveva aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, pagando la prima rata, e l'Agenzia delle Entrate non aveva notificato alcun diniego nei termini di legge.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario relativo a un accertamento IRPEF a carico di una socia di una S.r.l. a ristretta base. Nonostante le sentenze sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo presentato domanda e pagato la prima rata, e in assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini, il processo si è estinto per legge, senza alcuna pronuncia sul merito della controversia.
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Definizione agevolata cartella: quando è possibile?
Una società che ha acquisito un ramo d'azienda ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti tributari della società cedente. La richiesta di definizione agevolata della cartella è stata respinta dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la società acquirente, tale cartella costituisce il primo atto con cui viene formalizzata la pretesa fiscale nei suoi confronti, assumendo quindi natura di atto impositivo. Di conseguenza, la cartella è ammissibile alla definizione agevolata, portando all'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: cartella e cessione d’azienda
La Cassazione chiarisce che la cartella di pagamento notificata al cessionario di un ramo d'azienda, per debiti del cedente, è un atto impositivo. Pertanto, la controversia è ammissibile alla definizione agevolata. Il ricorso della società contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate viene accolto e il giudizio dichiarato estinto.
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Cartella di pagamento atto impositivo: la Cassazione
Una società, cessionaria di un ramo d'azienda, ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti della cedente. L'Agenzia delle Entrate ha negato la definizione agevolata, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione. La Cassazione ha stabilito che, per il cessionario, la cartella di pagamento è il primo atto che impone il debito, qualificandosi quindi come atto impositivo. Di conseguenza, il diniego è stato annullato e il giudizio dichiarato estinto, confermando l'accesso della società alla definizione agevolata.
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Imposta di registro: la base imponibile è il lordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per l'imposta di registro su una sentenza che determina un'indennità di esproprio, la base imponibile è l'importo totale accertato dal giudice. Non si possono detrarre gli acconti già versati, poiché la tassa si applica al valore giuridico espresso nell'atto stesso. La sentenza è di accertamento (aliquota 1%) e non di condanna.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società di costruzioni e i suoi soci impugnano un accertamento fiscale. Dopo una vittoria in primo grado, la corte d'appello ribalta la decisione. La Cassazione, tuttavia, annulla la sentenza d'appello per 'motivazione apparente', ritenendo il ragionamento del giudice inesistente e incomprensibile. Il caso viene rinviato a un nuovo collegio per una nuova valutazione. La parola chiave è motivazione apparente.
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Definizione Agevolata: come estingue il processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo alla valutazione di un immobile. I contribuenti, durante il processo, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge sulla "pace fiscale". Avendo completato la procedura e i pagamenti, la Corte ha stabilito che la materia del contendere è cessata, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito e lasciando le spese a carico della parte che le aveva anticipate.
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Cessazione materia del contendere per debiti annullati
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un processo tributario. La lite, originata da una cartella di pagamento, è stata estinta poiché il debito sottostante, inferiore a 1.000 euro e relativo al periodo 2000-2010, è stato annullato automaticamente per legge ai sensi del D.L. n. 119/2018. La Corte ha stabilito che l'annullamento 'ope legis' rende nullo l'atto impugnato e fa venir meno l'oggetto del giudizio, con conseguente compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società impugnava un atto di recupero di un credito d'imposta. Dopo aver perso in appello per un vizio di notifica, ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte Suprema, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, senza esaminare il merito dei motivi di ricorso.
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Inammissibilità ricorso cassazione: le regole da seguire
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e una cartella di pagamento relativa a IVA e altre imposte per l'anno 2009. Dopo il rigetto in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione per una serie di vizi procedurali. In particolare, ha rilevato la novità delle questioni sollevate, non discusse nei precedenti gradi di giudizio, la mancanza di autosufficienza del ricorso, che non riportava gli atti processuali necessari alla comprensione delle censure, e l'errata formulazione dei motivi, che mescolavano violazioni di legge e vizi di motivazione. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione termini processuali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la speciale sospensione dei termini processuali di 9 mesi, introdotta dal D.L. 119/2018 per la definizione agevolata delle controversie, si applica anche ai termini lunghi di impugnazione. L'ordinanza chiarisce che un appello, ritenuto tardivo in secondo grado, era in realtà tempestivo proprio grazie a tale sospensione, portando alla cassazione della sentenza e al rinvio del caso al giudice di merito.
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Delega di firma: onere della prova sull’Agenzia
Una società impugna due avvisi di accertamento, contestando tra l'altro il difetto di delega di firma del funzionario sottoscrittore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8505/2025, dichiara estinto il giudizio per il primo avviso grazie a una definizione agevolata. Per il secondo avviso, accoglie il ricorso, stabilendo che in caso di contestazione della delega di firma, spetta all'Amministrazione Finanziaria e non al contribuente fornire la prova della sua esistenza. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: i termini per agire
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'impugnazione di un preavviso di iscrizione ipotecaria. La Corte ha confermato che il ricorso del contribuente era inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Ha inoltre dichiarato la cessazione della materia del contendere per le cartelle di importo inferiore a 1.000 euro, in virtù dell'annullamento automatico previsto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza di agire tempestivamente contro gli atti della riscossione.
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Rinuncia al ricorso: quando è revocabile? La Cassazione
Una società presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione, credendo di aver completato con successo la "rottamazione-ter" a seguito di una comunicazione errata dell'amministrazione. Scoperto l'errore, la società revoca la rinuncia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al ricorso è revocabile se la procedura di definizione agevolata non si perfeziona, poiché la rinuncia è condizionata al buon esito della stessa. La Corte ha quindi annullato la sentenza di merito per un vizio procedurale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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