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legge n. 136 del 2018

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116 provvedimenti

Definizione agevolata: via libera alla cartella
La Corte di Cassazione chiarisce che la definizione agevolata è applicabile anche alle liti riguardanti cartelle esattoriali emesse a seguito di controllo automatizzato, qualora queste rappresentino il primo atto di contestazione del debito d'imposta. La decisione annulla il diniego dell'Ufficio, confermando l'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
La Corte di Cassazione stabilisce che un avviso di liquidazione, se è il primo atto a comunicare una maggiore pretesa fiscale, ha natura impositiva e non meramente liquidatoria. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha accolto il ricorso di una società, chiarendo che la sostanza dell'atto prevale sulla sua forma, permettendo così l'estinzione del giudizio tramite condono.
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Cessazione materia contendere: debiti annullati
Una società impugnava una cartella di pagamento per vizi di notifica. Durante il giudizio in Cassazione, il debito, inferiore a 1.000 euro e risalente al periodo 2000-2010, è stato annullato automaticamente per effetto del D.L. n. 119/2018. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo la causa e compensando le spese legali.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
Una società si è vista negare la definizione agevolata di una lite fiscale poiché l'atto impugnato era un avviso di liquidazione, considerato dall'Amministrazione Finanziaria un mero atto di riscossione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che quando un avviso di liquidazione è il primo atto a comunicare una pretesa fiscale maggiore, basata su una nuova qualificazione giuridica dei fatti, esso assume natura di atto impositivo e la controversia può essere definita in via agevolata.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che se un coobbligato aderisce alla definizione agevolata di una controversia tributaria, il procedimento si estingue anche per gli altri soggetti coinvolti. Il caso riguardava una richiesta di imposte su un atto di permuta. Durante il giudizio, uno dei soggetti ha saldato la propria posizione tramite definizione agevolata, portando la Corte a dichiarare la cessazione della materia del contendere per tutti.
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Definizione agevolata: come estingue il giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario relativo ad accertamenti IRPEF, IRAP e IVA. Sebbene il contribuente avesse impugnato la sentenza di secondo grado con specifici motivi, la controversia si è conclusa anticipatamente grazie alla sua adesione alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Avendo il contribuente presentato domanda e pagato le somme dovute, e avendo l'Agenzia delle Entrate richiesto la stessa estinzione, la Corte ha preso atto della cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito.
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Inammissibilità ricorso: notifica e prova in Cassazione
Un ricorso dell'Agenzia delle Entrate è dichiarato in parte estinto per definizione agevolata e in parte inammissibile. La Cassazione ha stabilito l'inammissibilità ricorso per il mancato deposito della prova di notifica (avviso di ricevimento), confermando un principio procedurale fondamentale.
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Accertamento bancario professionisti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1937/2026, interviene su un caso di accertamento bancario professionisti. La Corte chiarisce che la presunzione di reddito da prelievi ingiustificati è incostituzionale per i lavoratori autonomi, a differenza degli imprenditori. Tuttavia, la presunzione legale resta pienamente valida per i versamenti non giustificati. La decisione distingue nettamente le posizioni fiscali, sottolineando che il condono dell'associazione non si estende automaticamente ai singoli soci. Il caso di un socio viene rinviato per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento, ha aderito alla definizione agevolata mentre il caso era pendente in Cassazione su ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte Suprema, constatando il perfezionamento della procedura di definizione agevolata, ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Accertamento induttivo: la contabilità in nero basta
Una società del settore edilizio ha impugnato un avviso di accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cosiddetta 'contabilità in nero' costituisce un elemento probatorio sufficiente a legittimare l'accertamento, invertendo l'onere della prova sul contribuente.
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Definizione agevolata: come estingue il giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario relativo a una contestazione sull'IVA per fatture soggettivamente inesistenti. La decisione non è entrata nel merito della frode, ma ha preso atto della cessazione della materia del contendere. Questo perché un altro socio della società, coobbligato in solido, aveva già chiuso la stessa pendenza con il Fisco attraverso la procedura di definizione agevolata, estendendo di fatto i suoi benefici a tutte le parti coinvolte.
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Definizione agevolata: estingue il giudizio in Cassazione
Un socio di una società di persone affrontava un accertamento IVA per presunte fatture false. Mentre il caso era pendente in Corte di Cassazione, un altro socio ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, confermando che il perfezionamento della sanatoria da parte di un coobbligato estende i suoi effetti a tutti gli altri, ponendo fine alla controversia.
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Definizione agevolata: lite estinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario a seguito della domanda di definizione agevolata presentata dalla contribuente. Il caso riguardava un avviso di accertamento per utili extracontabili di una società, imputati alla socia di un'altra società che la controllava al 100%. Nonostante l'Agenzia delle Entrate avesse presentato ricorso per cassazione, la procedura di definizione agevolata, perfezionatasi con il pagamento delle rate, ha prevalso, determinando la fine della controversia senza una decisione nel merito.
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Definizione agevolata: come estingue il giudizio
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato in Cassazione una sentenza favorevole a un contribuente per un accertamento fiscale del 2004. Durante il processo, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente la controversia.
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Atto impositivo: quando la Cassazione lo riconosce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'intimazione di pagamento, pur essendo un atto di riscossione, assume la natura di atto impositivo quando l'ente creditore esercita un potere discrezionale per quantificare per la prima volta una sanzione non determinata da una precedente sentenza. Di conseguenza, la controversia relativa a tale atto rientra nell'ambito della definizione agevolata, portando all'estinzione del giudizio. La decisione sottolinea la prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione degli atti fiscali.
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Definizione agevolata: estinzione del processo fiscale
Una società, in pendenza di un ricorso per cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria, ha aderito alla definizione agevolata prevista da una nuova legge. Avendo pagato integralmente l'importo dovuto, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che il perfezionamento della procedura di sanatoria chiude definitivamente la lite fiscale.
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Notifica PEC appello: ok al cambio da cartaceo
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità della notifica PEC dell'appello tributario anche quando il primo grado di giudizio si è svolto con modalità cartacee. L'ordinanza chiarisce che il passaggio dal cartaceo al telematico tra un grado e l'altro è un'opzione consentita, in virtù del principio di facoltatività che regola il processo tributario telematico. La Corte ha cassato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello dell'Agenzia delle Entrate per questo motivo.
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Interesse ad agire: inammissibile il ricorso fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria per difetto di interesse ad agire. La pretesa originaria, basata su una cartella di pagamento, era venuta meno a seguito dello sgravio totale disposto dalla stessa Amministrazione, che aveva poi emesso una nuova cartella per il medesimo debito. Poiché l'oggetto del giudizio non esisteva più, l'ente non aveva più un interesse concreto a una pronuncia nel merito.
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Cessazione materia del contendere: il caso tributario
Una professionista, a seguito di un accertamento fiscale per presunti ricavi non dichiarati, si è vista annullare l'atto impositivo in appello. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia delle Entrate, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente il dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia della procedura di sanatoria.
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Rottamazione quater: il processo si estingue subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24428/2024, ha stabilito che l'adesione alla rottamazione quater determina l'estinzione immediata del processo tributario pendente. La Corte chiarisce che per l'estinzione non è necessario il pagamento integrale del debito rateizzato, ma è sufficiente il perfezionamento della procedura amministrativa, ovvero la presentazione della domanda con impegno alla rinuncia al giudizio e la successiva comunicazione del piano da parte dell'agente della riscossione. Questa decisione si fonda sul principio della ragionevole durata del processo, separando l'estinzione del giudizio dall'estinzione del debito.
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