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legge n. 136 del 2018

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116 provvedimenti

Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società di produzione dolciaria ha ottenuto l'estinzione del processo tributario in Cassazione grazie all'adesione alla definizione agevolata. L'Ordinanza 7705/2024 chiarisce che, in assenza di un'istanza di trattazione entro i termini di legge, il perfezionamento della sanatoria comporta la fine del contenzioso. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, con spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: estinzione lite coobbligato
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta di registro relativo a una sentenza di primo grado, successivamente annullata in appello a seguito di una transazione. Durante il giudizio in Cassazione, un coobbligato ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. La Corte Suprema ha dichiarato estinto l'intero processo, affermando che il perfezionamento della definizione agevolata da parte di un coobbligato giova anche agli altri, risolvendo così la controversia per tutti i soggetti coinvolti.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti dal 2021
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6032/2024, ha ribadito l'inammissibilità dell'impugnazione dell'estratto di ruolo per cartelle di pagamento non notificate, applicando retroattivamente le nuove norme introdotte nel 2021. Il ricorso è consentito solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come la perdita di un appalto pubblico. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile per carenza di interesse ad agire, ma il contribuente potrà difendersi impugnando il successivo atto della riscossione.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una controversia tributaria su costi di sponsorizzazione, giunta in Cassazione, viene dichiarata estinta. La Corte ha applicato la normativa sulla definizione agevolata (d.l. 119/2018), poiché il contribuente ha aderito alla sanatoria e l'Amministrazione Finanziaria non ha presentato istanza di prosecuzione del giudizio entro i termini previsti, rendendo superflua la discussione nel merito del ricorso.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a un avviso di accertamento. La contribuente, durante il giudizio, aveva aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. 119/2018. Avendo presentato la domanda e pagato la prima rata, e in assenza di un'istanza di prosecuzione da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini, il procedimento si è estinto, rendendo superflua la discussione dei motivi di ricorso.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Un contribuente, coinvolto in una controversia fiscale per redditi non dichiarati su conti esteri, ha ottenuto l'estinzione del processo in Cassazione. Durante l'iter giudiziario, l'adesione alla definizione agevolata e il relativo pagamento hanno fatto cessare la materia del contendere, portando la Corte Suprema a dichiarare estinto il giudizio senza pronunciarsi nel merito.
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Definizione agevolata: ok anche con indagini penali
Dei contribuenti richiedevano la definizione agevolata di una lite fiscale dopo due sentenze a loro favorevoli. L'Agenzia delle Entrate negava la richiesta, citando un'indagine penale in corso sulla correttezza di tali sentenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che un procedimento penale non ancora concluso non impedisce la definizione agevolata, poiché questa si basa sullo stato attuale del giudizio. La lite è stata quindi dichiarata estinta.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo basato su una gestione antieconomica, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. L'ordinanza chiarisce che l'amministrazione finanziaria può utilizzare presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti per determinare il reddito, spostando sul contribuente l'onere di provare la correttezza del proprio operato. Il contraddittorio preventivo non è sempre un requisito di validità dell'atto.
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Estinzione del processo tributario per definizione lite
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo tributario in un caso di accertamento fiscale. La decisione si fonda sull'adesione del contribuente alla definizione agevolata della lite e sulla mancata presentazione di un'istanza di trattazione da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini di legge, rendendo definitiva la chiusura del contenzioso.
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Definizione agevolata cartella: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, può rientrare nella definizione agevolata. Se la cartella è il primo atto con cui si comunica la pretesa fiscale, essa assume natura di atto impositivo, rendendo legittima l'istanza di condono da parte del contribuente. La sentenza respinge il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la lite non era fittizia e la cartella era definibile.
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Cessazione materia del contendere: annulla la lite temeraria
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso tributario a seguito dell'annullamento automatico di un debito inferiore a 1.000 euro, come previsto dal D.L. 119/2018. La Corte ha chiarito che questa cancellazione, operando 'ope legis', estingue l'intero processo e annulla anche la precedente condanna del contribuente al pagamento di una somma per lite temeraria, cassando la sentenza impugnata senza rinvio.
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Estinzione giudizio tributario: basta aderire
Un contribuente, socio di una società di persone, si vede negare l'accesso al 'saldo e stralcio' per debiti societari. In pendenza del ricorso in Cassazione, aderisce alla nuova definizione agevolata (rottamazione-quater). La Corte dichiara l'estinzione giudizio tributario, affermando che è sufficiente la presentazione dell'istanza e la documentazione dei primi pagamenti, senza necessità di saldare l'intero importo per chiudere il contenzioso.
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Operazioni inesistenti: Cassazione conferma onere prova
Una società impugnava un avviso di accertamento per costi indeducibili derivanti da operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la corretta cumulabilità tra la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 e quella per la definizione delle liti fiscali. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo relativo al riesame delle prove, ribadendo che spetta al contribuente fornire una prova rigorosa dell'effettività delle operazioni contestate quando l'Amministrazione Finanziaria ha presentato un quadro indiziario solido.
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Annullamento debiti fiscali: la dichiarazione va motivata
Una società ha richiesto l'annullamento di debiti fiscali ai sensi della Legge 228/2012. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché presentata in ritardo. La Corte di Cassazione, pur confermando il rigetto, ha corretto la motivazione: l'annullamento dei debiti fiscali non può avvenire se il contribuente, nella sua dichiarazione, non specifica quale delle cause tassativamente previste dalla legge (es. prescrizione, pagamento già effettuato) giustifichi la richiesta. La mancanza di questa motivazione rende l'istanza infondata a prescindere dalla sua tempestività.
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Definizione agevolata: quando è ammessa?
Un contribuente, ritenuto coobbligato per un debito IVA di un'associazione sportiva, ha impugnato un'intimazione di pagamento chiedendo di accedere alla definizione agevolata. La Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata è applicabile solo agli atti impositivi. Se il contribuente ha già ricevuto una valida notifica dell'avviso di accertamento (atto presupposto), la successiva intimazione di pagamento è un mero atto riscossivo e non può essere oggetto di condono. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare la regolarità della prima notifica, passaggio cruciale per determinare la natura dell'atto impugnato.
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Notifica atto presupposto: quando è nulla la cartella
Una contribuente impugna un'ipoteca iscritta su un suo immobile, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento originaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32031/2024, ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se la notifica dell'atto presupposto (la cartella di pagamento) è invalida o omessa, tutti gli atti successivi che si fondano su di essa sono nulli. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado, che aveva erroneamente ritenuto superato il vizio di notifica iniziale in virtù di successive intimazioni di pagamento. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà verificare la regolarità della prima e cruciale notifica.
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Atto enunciato: la Cassazione sull’imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31829/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su un atto enunciato, come una cessione di credito menzionata in un decreto ingiuntivo, non è dovuta se non vi è piena identità soggettiva tra le parti dell'atto enunciante e quelle dell'atto enunciato. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento dell'imposta sulla cessione, ma la Corte ha annullato tale pretesa, confermando però la debenza dell'imposta in misura fissa sull'atto principale, ovvero il decreto ingiuntivo.
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Accollo Fiscale: no compensazione con crediti altrui
Una società cooperativa ha utilizzato crediti fiscali di terzi, che avevano assunto il suo debito tramite un accollo fiscale, per compensare le proprie imposte. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha confermato l'illegittimità di tale compensazione. Il principio stabilito è che l'accollo fiscale non permette di estinguere un debito d'imposta utilizzando crediti di un soggetto diverso dal contribuente, poiché la legge richiede la coincidenza tra debitore e creditore.
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Cumulo sospensioni termini: COVID e liti fiscali
La Cassazione stabilisce il principio del cumulo sospensioni termini processuali. La sospensione per emergenza COVID si aggiunge a quella prevista per la definizione agevolata delle liti fiscali, rendendo tempestivo un appello altrimenti tardivo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, cassando la decisione di merito che aveva erroneamente escluso la cumulabilità.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se acritica
Un ente riscossore impugna una sentenza tributaria per motivazione apparente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la decisione d'appello è nulla se si limita a un rinvio acritico alla pronuncia di primo grado, senza analizzare specificamente i motivi di gravame e le prove prodotte, come quelle relative all'interruzione della prescrizione. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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