Un imputato, condannato con patteggiamento a quattro anni per reati di natura sessuale contro un minore, ha impugnato l'automatica applicazione della pena accessoria di cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Sosteneva che tale pena fissa fosse illegale e incostituzionale, in quanto non concordata e priva di valutazione discrezionale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interdizione quinquennale è una conseguenza obbligatoria e legale prevista dall'art. 609-nonies cod. pen. per le condanne tra i tre e i cinque anni, non configurando quindi una "pena illegale".
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