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Legge 98/2011

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542 provvedimenti

Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione le annulla
Un professionista, già lavoratore dipendente, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per la sua attività autonoma. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo contributivo ma ha annullato le relative sanzioni. La decisione sulle sanzioni Gestione Separata si fonda su una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della norma che non prevedeva l'esonero per i periodi precedenti alla sua entrata in vigore.
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Gestione Separata INPS: annullate sanzioni per ingegneri
Un professionista, già lavoratore dipendente e iscritto a una cassa previdenziale, è stato chiamato a versare contributi e sanzioni alla Gestione Separata INPS per la sua attività di libero professionista. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34953/2024, ha confermato l'obbligo di versare i contributi, ma ha annullato le sanzioni per i periodi antecedenti al 2011. Questa decisione segue un importante intervento della Corte Costituzionale che ha chiarito la non debenza delle sanzioni a causa dell'incertezza normativa del passato, offrendo un sollievo a molti professionisti.
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Gestione Separata architetti: stop alle sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34952/2024, ha stabilito un punto fermo sulla questione della Gestione Separata architetti. Sebbene abbia confermato l'obbligo di iscrizione per i professionisti già coperti da altra previdenza obbligatoria per lavoro dipendente, ha annullato le sanzioni per l'omessa iscrizione relative al periodo antecedente alla normativa chiarificatrice del 2011. La decisione si fonda su un precedente intervento della Corte Costituzionale che ha riconosciuto l'incertezza normativa del passato, esonerando così i professionisti dal pagamento delle sanzioni civili.
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Gestione Separata: annullate sanzioni per professionisti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34947/2024, ha affrontato il caso di una professionista iscritta a un albo ma già coperta da un'altra forma di previdenza obbligatoria. La Corte ha confermato l'obbligo di iscrizione e versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS, ma ha annullato le sanzioni per l'omessa iscrizione relative a periodi antecedenti alla normativa del 2011, recependo una recente sentenza della Corte Costituzionale. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
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Accertamento bancario: onere prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34722/2024, ha annullato una decisione di merito che aveva parzialmente accolto il ricorso di un contribuente contro un accertamento bancario. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: in caso di indagini bancarie, vige una presunzione legale secondo cui i versamenti su conto corrente costituiscono reddito. Per superare tale presunzione, non basta una difesa generica, ma è necessario che il contribuente fornisca una 'prova analitica' per ogni singola operazione, dimostrando che le somme non sono riferibili a operazioni imponibili. Il solo fatto che i ricavi dichiarati siano superiori all'importo accertato è irrilevante.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Pensione spettacolo: limite retributivo per Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34200/2024, ha stabilito che per la pensione spettacolo, il calcolo della cosiddetta "Quota B" (relativa alle anzianità maturate dal 1° gennaio 1993) deve rispettare il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dall'art. 12 del d.P.R. n. 1420/1971. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso tale limite. Viene così consolidato l'orientamento secondo cui tale massimale non è stato abrogato e costituisce un elemento coessenziale della disciplina pensionistica, più favorevole, per i lavoratori del settore.
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Massimale pensionabile spettacolo: il limite si applica
Un lavoratore del settore dello spettacolo ha contestato l'applicazione di un tetto retributivo al calcolo della sua pensione (quota B). Dopo decisioni favorevoli nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ribaltato la sentenza. L'ordinanza stabilisce che il massimale pensionabile spettacolo, previsto da una norma del 1971, è ancora in vigore e deve essere applicato, in quanto parte integrante di un sistema previdenziale di favore. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo si applica anche alla cosiddetta "quota B" della pensione, ossia quella maturata dopo il 1° gennaio 1993. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, confermando la piena vigenza del limite di retribuzione giornaliera previsto dalla normativa di settore, ritenendolo un elemento coessenziale a un sistema previdenziale complessivamente favorevole per questa categoria di lavoratori.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione conferma
In una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema del calcolo pensionistico per i lavoratori dello spettacolo, focalizzandosi sul massimale pensionabile. La controversia vedeva contrapposti l'ente previdenziale e un lavoratore riguardo l'applicabilità di un tetto massimo alla retribuzione giornaliera per il calcolo della cosiddetta "quota B" della pensione (maturata dopo il 1993). La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile spettacolo previsto da una normativa del 1971 è ancora pienamente in vigore e deve essere applicato. La decisione ribalta la sentenza d'appello, affermando che tale limite non è stato abrogato né superato dalle leggi successive e costituisce un elemento coessenziale del regime previdenziale di favore per la categoria.
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Sanzioni Gestione Separata: Omissione o Evasione?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale relativo a sanzioni sulla Gestione Separata per un professionista. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, i quali avevano distinto tra omissione ed evasione contributiva. A causa dell'incertezza normativa del 2009, la mancata iscrizione alla Gestione Separata non è stata considerata dolosa, giustificando sanzioni per semplice omissione. Il ricorso dell'ente è stato respinto perché non affrontava questa motivazione centrale.
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Iscrizione Gestione Separata: obbligo per professionisti
Un professionista, già contribuente presso un'altra forma di previdenza, è stato obbligato dall'ente previdenziale a versare i contributi alla Gestione Separata per l'attività libero-professionale. Il professionista ha contestato la richiesta, sostenendo che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata e chiarendo che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza del pagamento, che in questo caso era stata posticipata, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva.
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Iscrizione Gestione Separata per professionisti
Un professionista, anche lavoratore dipendente, si opponeva alla richiesta di iscrizione e pagamento dei contributi alla Gestione Separata dell'ente previdenziale per i redditi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, chiarendo che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, accogliendo un motivo di ricorso, ha annullato le sanzioni civili per l'omessa iscrizione, in applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle stesse per i periodi antecedenti a una specifica norma del 2011.
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Massimale pensionabile Quota B: la Cassazione decide
Un pensionato, ex lavoratore dello spettacolo, ha contestato il calcolo della sua pensione, in particolare della "quota B", a causa dell'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31955/2024, ha stabilito due principi chiave: la decadenza triennale si applica solo ai ratei arretrati e non al diritto al ricalcolo per il futuro; il vecchio "massimale pensionabile" previsto dal D.P.R. 1420/1971 è ancora valido per il calcolo della "quota B", non essendo stato abrogato dalle riforme successive. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da una Cassa previdenziale privatizzata sulle pensioni. La Corte ha stabilito che l'introduzione di un tale prelievo spetta solo alla legge e non rientra nei poteri autonomi degli enti, ordinando la restituzione delle somme trattenute al pensionato.
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Contributi malattia enti locali: la Cassazione decide
Un ente locale ha contestato l'obbligo di versare i contributi malattia per dipendenti assunti con CCNL Edilizia. La Corte di Cassazione, con la sentenza 32174/2024, ha accolto il ricorso, stabilendo che la pretesa dell'istituto previdenziale deve essere rivalutata. Il punto cruciale è l'iscrizione obbligatoria di tali lavoratori alla cassa previdenziale dei dipendenti pubblici, che potrebbe rendere illegittima un'ulteriore richiesta di contributi malattia enti locali, evitando così una duplicazione degli oneri. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Quota B pensione spettacolo: il massimale si applica
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ente previdenziale contro la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso l'applicazione del massimale pensionabile sulla cosiddetta "Quota B" per un lavoratore dello spettacolo. La Suprema Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, affermando che il tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile deve essere applicato. Inoltre, ha precisato che in caso di richiesta di ricalcolo, la decadenza triennale si applica solo agli arretrati maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale, senza intaccare il diritto alla pensione stessa.
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Perdite di esercizio: quali regole per la compensazione?
Una società ha cercato di compensare integralmente il reddito del 2011 con le perdite di esercizio maturate tra il 2005 e il 2007, invocando la normativa allora vigente. La Corte di Cassazione ha respinto tale interpretazione, stabilendo che la normativa applicabile è quella in vigore nell'anno di utilizzo delle perdite (2011), non nell'anno della loro formazione. Di conseguenza, la compensazione è stata limitata all'80% del reddito imponibile, come previsto dalla legge più recente.
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Produzione documenti in appello tributario: la Cassazione
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento. Dopo una vittoria in primo grado, la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, confermando la legittimità dell'appello dell'Agenzia fiscale. I giudici hanno chiarito tre punti fondamentali: la tempestività dell'appello grazie alla sospensione dei termini, la validità della rappresentanza legale dell'Agenzia tramite avvocati del libero foro nel contenzioso tributario e, soprattutto, l'ammissibilità della produzione di nuovi documenti in appello, in deroga alle norme del processo civile.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che solo la legge può istituire, riaffermando un orientamento ormai consolidato. La sentenza chiarisce anche che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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