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Legge 98/2011 — Anno 2026

70 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Niente compenso aggiuntivo per reggenza e rimborso dovuto
Un Giudice Tributario, con qualifica di presidente di sezione, ha svolto per diversi anni la reggenza della Commissione Tributaria a causa della vacanza del posto del titolare. Il magistrato ha richiesto in sede giudiziaria il pagamento del compenso aggiuntivo per reggenza e la dichiarazione di irripetibilità delle somme già percepite, di cui il Ministero dell'Economia e delle Finanze richiedeva il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che al presidente di sezione che sostituisce il presidente di commissione non spetta alcun compenso aggiuntivo per reggenza, poiché le funzioni vicarie rientrano tra i suoi compiti ordinari. Di conseguenza, l'Amministrazione ha il diritto e dovere di recuperare gli importi errati, pur garantendo modalità di restituzione proporzionate e sostenibili per il debitore.
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Sanzioni civili Gestione Separata: la Cassazione le annulla
Un avvocato si è opposto a un avviso di addebito dell'ente previdenziale per contributi e sanzioni civili Gestione Separata relativi all'anno 2010. Il professionista, non iscritto alla cassa forense a causa del mancato raggiungimento delle soglie minime di reddito, ha impugnato la pretesa sanzionatoria. La Corte di Cassazione, recependo la sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2024, ha stabilito che per i periodi precedenti al 2011 non sono dovute le sanzioni civili Gestione Separata né i relativi accessori. Poiché la materia sanzionatoria era ancora oggetto di discussione e non si era formato il giudicato, i giudici hanno annullato le penali, confermando la compensazione delle spese legali per la complessità della questione.
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Prescrizione Gestione separata: quadro RR vuoto e pretese INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un ingegnere il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione Gestione separata, accolta in primo grado. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando erroneamente il professionista come avvocato e ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR integrasse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione della dichiarazione fiscale non sospende automaticamente la prescrizione. L'istituto previdenziale deve provare l'effettivo dolo del contribuente e l'impossibilità di scoprire il debito tramite i propri controlli ordinari.
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Incentivo smaltimento arretrato: spetta anche per uffici chiusi
Un gruppo di dipendenti pubblici lavorava presso un ufficio giudiziario speciale destinato alla soppressione, occupandosi esclusivamente di definire i vecchi ricorsi pendenti. L'Amministrazione statale ha rifiutato di versare loro l'incentivo smaltimento arretrato per gli anni 2011 e 2012, sostenendo che tale premio spettasse solo agli uffici che riscuotevano le tasse sui nuovi ricorsi. I lavoratori hanno ricorso al giudice d'appello, che ha riconosciuto il loro diritto al compenso. L'Amministrazione ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno respinto il ricorso statale, stabilendo che la legge premi il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione delle pendenze, senza distinguere tra uffici con nuovi ingressi e uffici dedicati allo smaltimento del pregresso. L'Amministrazione è stata condannata a pagare le somme dovute e le spese di giudizio.
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Gestione separata avvocati: contributi validi ma sanzioni nulle
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali e delle relative sanzioni per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio. La professionista ha impugnato l'avviso eccependo la prescrizione quinquennale del credito e contestando l'applicazione delle sanzioni civili. La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi per la Gestione separata avvocati restano dovuti perché la proroga governativa dei termini di versamento ha reso tempestivo l'atto interruttivo dell'ente. Tuttavia, i giudici hanno annullato integralmente le sanzioni civili in forza della pronuncia di incostituzionalità che tutela il legittimo affidamento dei professionisti per le annualità precedenti al 2011.
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Disoccupazione agricola: la notifica online è valida per il passato
Alcuni lavoratori agricoli hanno impugnato la richiesta dell'ente previdenziale di restituire le somme ricevute per la disoccupazione agricola dal 1998 al 2010. L'ente aveva cancellato le loro giornate lavorative tramite la pubblicazione telematica degli elenchi di variazione sul proprio sito internet tra il 2014 e il 2015. I lavoratori hanno presentato ricorso in tribunale solo nel 2016, ritenendo che la notifica telematica non fosse valida per i periodi di lavoro antecedenti al 2011 e che fosse necessaria una comunicazione individuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che la pubblicazione online sul sito dell'ente costituisce una notifica valida ed efficace per tutti. Di conseguenza, il termine di decadenza di 120 giorni per presentare ricorso era ampiamente scaduto, rendendo tardiva l'azione giudiziaria dei lavoratori.
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Riliquidazione della pensione: salvi i ricalcoli oltre i tre anni
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per includere nel calcolo i contributi figurativi del periodo di disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al pensionato, sostenendo che il ritardo di oltre tre anni facesse perdere interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la decadenza triennale non cancella il diritto alla riliquidazione della pensione per il futuro. La decadenza opera in modo mobile, colpendo esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Il pensionato conserva quindi il diritto all'adeguamento dell'assegno e alle differenze arretrate non prescritte.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Imposta unica sulle scommesse: no al triplo forfettario nel 2015
Un bookmaker estero e il gestore di un centro scommesse locale hanno impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2015 relativo all'imposta unica sulle scommesse. L'Agenzia delle Dogane aveva calcolato la tassa triplicando la raccolta media provinciale, applicando una norma del 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno chiarito che la legge del 2015 ha rinviato l'applicazione di questo metodo di calcolo penalizzante al primo gennaio 2016. Di conseguenza, per l'anno 2015, l'ufficio tributario deve calcolare l'imposta basandosi sulle giocate effettive documentate o, in mancanza, sulla media provinciale semplice, senza triplicarla. La sentenza di secondo grado è stata annullata con rinvio per ricalcolare la somma dovuta.
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Prescrizione contributi Gestione separata: no al dolo automatico
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. La Corte d'Appello ha ritenuto che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificando tale omissione come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR non comporta un automatismo nella sospensione del termine. Per configurare l'occultamento doloso, è necessario un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, rendendo impossibile l'accertamento. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso. La decisione chiarisce un aspetto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione separata.
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Sanzioni Gestione separata INPS: la Cassazione salva gli avvocati
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi nel 2010 alla Gestione separata. I giudici di merito hanno confermato l'obbligo di iscrizione e rigettato la prescrizione. La Corte di Cassazione, applicando una storica sentenza della Corte Costituzionale, ha accolto parzialmente il ricorso del professionista. Sebbene l'obbligo di versare i contributi rimanga valido, l'avvocato non deve pagare le sanzioni civili. La Corte Costituzionale ha infatti annullato la norma che imponeva le sanzioni ai professionisti sotto soglia di reddito prima del 2011. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione sulle sanzioni, stabilendo che per il 2010 non sono dovute sanzioni Gestione separata INPS.
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Iscrizione alla Gestione separata: stop se il reddito è minimo
Un libero professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'Ente Previdenziale per l'anno 2011. L'Ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione alla Gestione separata sulla base della sola titolarità di partita IVA e iscrizione all'albo, nonostante un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'esiguità del reddito è un forte indizio di occasionalità dell'attività e che l'onere di provare l'abitualità spetta all'Ente. Inoltre, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del credito, poiché la richiesta di pagamento è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del versamento originario. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Massimale pensionabile ex ENPALS: INPS vince in Cassazione
Un pensionato dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione ex ENPALS (Quota B), sostenendo che non si dovesse applicare il limite massimo di retribuzione giornaliera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ma ha applicato la decadenza triennale per i ratei più vecchi. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile ex ENPALS continua ad applicarsi anche al calcolo della Quota B per le anzianità maturate dopo il 1992. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale si applica alle richieste di ricalcolo delle pensioni già in godimento, limitando il recupero delle somme arretrate ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Riliquidazione della pensione: limiti temporali per gli arretrati
L'erede di un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione per ottenere un importo maggiore basato su una retribuzione più alta riconosciuta in precedenza. La Corte d'Appello aveva escluso la decadenza triennale poiché la pensione era stata liquidata prima del 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale si applica anche ai trattamenti già in corso prima del 6 luglio 2011. Tuttavia, tale decadenza opera secondo il criterio della decadenza mobile: l'interessato perde solo il diritto ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale, mentre conserva intatto il diritto al ricalcolo per il futuro e per le mensilità più recenti.
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Riliquidazione della pensione: la decadenza blocca il ricalcolo
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione di vecchiaia, già liquidata nel 2012, pretendendo la retrodatazione al 2007 tramite il computo di contributi versati in altre gestioni. L'ente previdenziale ha eccepito la decadenza del diritto all'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che, in caso di riliquidazione della pensione per prestazioni riconosciute solo parzialmente, il termine di decadenza inizia a decorrere unicamente dal momento del parziale riconoscimento della prestazione stessa. Di conseguenza, i tempi della procedura amministrativa precedente non sospendono né rinviano questo termine, rendendo tardiva l'azione giudiziaria avviata oltre i limiti di legge.
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Compenso aggiuntivo: negato al presidente facente funzioni
Un Presidente di sezione di una Commissione tributaria ha richiesto un compenso aggiuntivo per aver svolto temporaneamente le funzioni di Presidente della Commissione stessa. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto la domanda, distinguendo tra compiti amministrativi e giurisdizionali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero dell'Economia e delle Finanze, negando qualsiasi compenso aggiuntivo. I giudici di legittimità hanno chiarito che la sostituzione del presidente rientra già nei doveri e nella qualifica del presidente di sezione, le cui funzioni sono omogenee. Pertanto, l'attività di supplenza non dà diritto a indennità extra, in quanto già coperta dal trattamento economico ordinario previsto per il ruolo di provenienza. La Cassazione ha così rigettato definitivamente la domanda del magistrato tributario.
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Sanzioni civili Gestione separata: niente stangata senza dolo
Un professionista ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi alla gestione separata per l'anno 2008, contestando le sanzioni per evasione applicate a causa della mancata compilazione del quadro RR. La Corte di Cassazione, pur confermando l'obbligo contributivo principale, ha accolto il ricorso sulle sanzioni. Applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 55/2024, i giudici hanno stabilito che il professionista non è tenuto al pagamento delle sanzioni civili Gestione separata per l'anno 2008, poiché l'omessa compilazione del quadro RR per periodi precedenti al 2011 non costituisce un occultamento doloso automatico.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense per mancato raggiungimento delle soglie di reddito, veniva iscritto d'ufficio alla Gestione Separata INPS per gli anni 2009 e 2010. Mentre i contributi del 2010 venivano dichiarati prescritti, l'ente previdenziale pretendeva il pagamento dei contributi del 2009 e delle relative sanzioni civili. Il professionista ricorreva in Cassazione contestando unicamente l'addebito delle sanzioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022. I giudici hanno stabilito che, per i periodi precedenti all'entrata in vigore della norma di interpretazione autentica del 2011, l'affidamento del professionista va tutelato. Di conseguenza, pur restando fermo l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, il lavoratore è totalmente esonerato dal pagamento delle sanzioni civili per l'anno 2009.
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