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Legge 98/2011 — Anno 2026

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70 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Ricalcolo della pensione: no alla decadenza totale per gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione per escludere alcuni contributi meno favorevoli e ottenere le differenze arretrate. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile applicando una decadenza totale (tombale) di tre anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che per le richieste di ricalcolo della pensione già riconosciuta si applica la decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde il diritto al ricalcolo in sé, ma perde solo la possibilità di chiedere gli arretrati maturati più di tre anni prima dell'avvio della causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: il ritardo cancella i diritti
Un pensionato ha contestato la decorrenza della propria pensione di anzianità stabilita dall'Inps, chiedendo la riliquidazione della pensione per ottenere le mensilità arretrate. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando l'azione inammissibile per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che la decadenza triennale si applica anche alle azioni di riliquidazione della pensione già in essere. Poiché il trattamento era decorso prima dell'entrata in vigore della riforma del 2011, il termine di tre anni ha iniziato a decorrere dal 6 luglio 2011 ed è scaduto prima del deposito del ricorso giudiziario, avvenuto solo nell'ottobre 2014. Il pensionato perde definitivamente la causa.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva i ratei arretrati
Il Pensionato ha chiesto il ricalcolo della pensione per includere alcune indennità nei periodi di contribuzione figurativa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendola interamente prescritta per decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pensionato, stabilendo che la decadenza triennale introdotta nel 2011 non cancella il diritto al ricalcolo della pensione in sé. Essa colpisce esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale (cosiddetta decadenza mobile). Di conseguenza, il diritto a ottenere l'adeguamento della pensione per il futuro rimane intatto, e il Pensionato perde solo le differenze economiche più vecchie di tre anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: il diritto non scade del tutto
Un pensionato ha chiesto la ricostituzione del proprio trattamento pensionistico per escludere dal calcolo alcune settimane di mobilita non vantaggiose. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda dichiarando la decadenza totale del diritto per il decorso del termine triennale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza prevista dalla legge non estingue il diritto alla riliquidazione della pensione in modo definitivo. Essa si applica solo come decadenza mobile, limitando la perdita esclusivamente ai ratei mensili maturati prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Il pensionato conserva quindi il diritto al ricalcolo per il futuro e per i tre anni antecedenti alla causa.
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Riliquidazione del trattamento pensionistico: salvi gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'INPS la ricostituzione della propria pensione di anzianità per escludere dal calcolo alcune settimane di mobilità svantaggiose. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo prescritto l'intero diritto per decorso del termine triennale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza prevista dalla legge non estingue il diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico in sé. Al contrario, essa opera come decadenza mobile, limitando la perdita economica esclusivamente ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti la domanda giudiziale. Di conseguenza, il pensionato conserva il diritto al ricalcolo della pensione per il futuro e al recupero delle differenze relative all'ultimo triennio.
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Riliquidazione del trattamento pensionistico: arretrati salvi
Un pensionato ha chiesto all'INPS la riliquidazione del trattamento pensionistico per escludere dal calcolo alcune settimane di mobilità svantaggiose. La Corte d'appello ha respinto la domanda, ritenendo che il pensionato fosse decaduto dal diritto per aver superato il termine di tre anni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato. I giudici hanno stabilito che il decorso del termine di tre anni non cancella del tutto il diritto a ricalcolare la pensione. La decadenza colpisce unicamente le singole rate mensili scadute prima del triennio precedente alla causa. Il pensionato conserva quindi il diritto a ottenere l'adeguamento della pensione per il futuro e a recuperare gli arretrati degli ultimi tre anni. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio.
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Imposta unica sulle scommesse: stop al calcolo retroattivo
Un bookmaker estero e il titolare di una ricevitoria affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2015 per il pagamento dell'Imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione finanziaria aveva quantificato l'imposta applicando un criterio forfettario basato sul triplo della raccolta media provinciale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti limitatamente a questo punto: ha stabilito che il nuovo e più gravoso criterio di calcolo induttivo si applica solo a partire dal 1° gennaio 2016, e non per l'annualità 2015. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sardegna per una nuova valutazione della base imponibile.
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Definizione agevolata: Cassazione batte il Fisco sulle cartelle
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un contribuente la definizione agevolata per una cartella di pagamento IRPEF derivante da un controllo automatizzato. Secondo il Fisco, l'atto non era un vero accertamento ma una semplice liquidazione, escludendo così la possibilità di condono. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che la cartella di pagamento, rappresentando la prima comunicazione formale della pretesa fiscale, costituisce a tutti gli effetti una lite fiscale sanabile. Di conseguenza, il contribuente ha diritto alla definizione agevolata e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Ricalcolo della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per neutralizzare la contribuzione finale meno favorevole. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo interamente prescritto il diritto per il decorso del termine triennale di decadenza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza non estingue il diritto alla rideterminazione dell'assegno. L'effetto della decadenza si limita esclusivamente ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. Di conseguenza, il pensionato conserva il diritto a ottenere l'adeguamento della prestazione per il futuro e il recupero delle somme arretrate relative all'ultimo triennio. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per escludere la contribuzione finale meno favorevole. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo che il diritto fosse interamente prescritto per il decorso del termine triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza non estingue il diritto alla riliquidazione ma colpisce solo i ratei maturati prima del triennio antecedente alla domanda giudiziale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: Fisco vince se taci
Il Contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti per chiudere una controversia fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la domanda emettendo un provvedimento di diniego. Il Contribuente non ha impugnato questo diniego nei termini di legge, ma ha successivamente contestato una nuova cartella esattoriale basata sullo stesso debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata impugnazione del diniego di sanatoria rende il rifiuto definitivo per acquiescenza. Di conseguenza, il Contribuente decade dal beneficio del condono e non può contestare la successiva cartella di pagamento. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Fisco, annullando la decisione favorevole al contribuente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Imposta unica sulle scommesse: tassa dovuta ma calcolo errato
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2015 nei confronti di un Bookmaker Estero e del titolare di una ricevitoria affiliata, richiedendo il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. L'ufficio ha calcolato l'importo con il metodo induttivo forfettario, pari al triplo della raccolta media provinciale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo che tale criterio fosse applicabile solo dal 2016. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto: una legge successiva ha prorogato l'efficacia del nuovo calcolo al 1° gennaio 2016. Per l'anno 2015 si applica la disciplina precedente, meno penalizzante. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la somma dovuta.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione la applica anche ai vecchi diritti
Un pensionato, titolare di un trattamento maturato prima del 2011, aveva chiesto il ricalcolo del suo assegno. L'Ente Previdenziale si era opposto, invocando il termine di tre anni introdotto da una legge del 2011. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: la decadenza ricalcolo pensione si applica anche ai trattamenti pensionistici sorti prima dell'entrata in vigore della norma. Il termine di tre anni, però, non cancella il diritto in sé, ma limita la possibilità di recuperare gli arretrati ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente che favoriva il pensionato.
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Iscrizione Gestione Separata: Reddito Basso Non Salva l’Avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'obbligo di iscrizione Gestione Separata avvocati. Un avvocato, con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro, si era opposto alla richiesta di contributi da parte dell'Ente Previdenziale. I giudici di merito gli avevano dato ragione, considerando il basso reddito come prova di un'attività occasionale. La Cassazione ha ribaltato la decisione: il superamento della soglia dei 5.000 euro non è l'unico criterio per determinare l'abitualità di una professione. Altri elementi, come l'iscrizione all'albo o la titolarità di una Partita IVA, sono indizi importanti. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto il ricorso e il caso dovrà essere riesaminato tenendo conto di tutti questi fattori, non solo del reddito percepito.
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Sanzioni Gestione Separata: Avvocato vince, ma paga i contributi
Una professionista si oppone alla richiesta di pagamento di contributi e sanzioni per l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: mentre l'obbligo di versare i contributi previdenziali rimane valido, le sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata non sono dovute per i periodi antecedenti a una legge chiarificatrice del 2011. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la precedente incertezza normativa. Di conseguenza, la professionista ha ottenuto una vittoria parziale: deve pagare i contributi ma è stata liberata dalle pesanti sanzioni.
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Revoca opzione fiscale per legge cambiata? La Cassazione dice no
Una società, dopo aver scelto di rateizzare in cinque anni le tasse su una cospicua plusvalenza, tenta la revoca opzione fiscale a seguito di una modifica normativa che rendeva svantaggiosa la sua strategia. La nuova legge limitava la possibilità di usare le perdite passate per ridurre le tasse future, vanificando il piano dell'azienda. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la revoca, ritenendo la scelta iniziale vincolante. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che l'opzione esercitata nella dichiarazione dei redditi è una scelta definitiva e non una semplice comunicazione che si può correggere. Di conseguenza, la società ha perso la causa e le sono state confermate sia le imposte che le sanzioni, non essendo stata riconosciuta alcuna incertezza della legge.
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Decadenza ricalcolo pensione: diritto salvo ma arretrati persi
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo di una pensione con decorrenza dal 1997. L'Istituto Previdenziale si è opposto, invocando la perdita del diritto per il decorso di un termine. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza ricalcolo pensione. Ha chiarito che il termine di decadenza triennale, introdotto nel 2011, si applica anche alle pensioni nate prima di tale data. Tuttavia, questa decadenza non estingue completamente il diritto al ricalcolo. Il suo effetto si limita a impedire il recupero degli arretrati maturati oltre tre anni prima della domanda giudiziale. Il diritto a una pensione ricalcolata correttamente per il futuro e per l'ultimo triennio è salvo.
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Condono su Condono: Fisco Perde, Azienda Vince Grazie alle Sanzioni
Un'azienda ha tentato di usare una nuova sanatoria fiscale per chiudere un debito derivante da un precedente condono. L'Agenzia delle Entrate ha negato questa possibilità, definendola un illegittimo 'condono su condono'. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: se la cartella di pagamento successiva al primo condono contiene non solo l'imposta ma anche nuove sanzioni, essa diventa un 'atto impositivo' autonomo. In quanto tale, può essere oggetto di una nuova e successiva definizione agevolata. Il divieto di 'condono su condono' non si applica in questo caso.
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Vincitori di concorso senza posto: la mancata assunzione è lecita
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione può legittimamente procedere alla mancata assunzione dei vincitori di un concorso se, dopo l'approvazione della graduatoria, una nuova legge sopprime l'ente e ne modifica l'assetto organizzativo. Nel caso specifico, due architetti vincitori di concorso non sono stati assunti perché l'ente originario è stato soppresso e le nuove entità non avevano più bisogno di quella specifica figura professionale. Il diritto all'assunzione non è assoluto e cede di fronte al dovere dell'amministrazione di agire secondo i principi di efficienza e buon andamento, evitando assunzioni non più corrispondenti a oggettive necessità.
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Definizione Agevolata: Sì per Cartelle da Controllo Automatico
Una contribuente chiede la definizione agevolata delle liti pendenti per una controversia nata da una cartella di pagamento, emessa a seguito di un controllo automatico. L'Agenzia delle Entrate nega la possibilità, sostenendo che tali atti non rientrino tra quelli definibili. La Corte di Cassazione dà ragione alla contribuente. Stabilisce che anche una cartella di pagamento derivante da controllo automatico può essere oggetto di definizione agevolata, se rappresenta il primo atto con cui il Fisco comunica la sua pretesa. La semplice pendenza del giudizio contro la cartella è sufficiente per accedere al beneficio. L'Agenzia delle Entrate perde quindi il ricorso.
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