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Legge 98/2011 — Anno 2023

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147 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Decadenza previdenziale: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando la decisione della Corte d'Appello a favore di una lavoratrice agricola. Il caso verteva sulla decadenza previdenziale per l'impugnazione di un provvedimento di disconoscimento di giornate lavorative. La Suprema Corte ha ribadito che, nel periodo tra il 21 dicembre 2008 e il 5 luglio 2011, la norma che prevedeva tale termine di decadenza era stata abrogata, rendendo tempestiva e legittima l'azione della lavoratrice, il cui provvedimento era stato emesso proprio in quel lasso di tempo.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Errore di fatto Cassazione: come si revoca la sentenza?
La Corte di Cassazione revoca una propria ordinanza a causa di un 'errore di fatto'. I giudici avevano erroneamente dichiarato un ricorso tardivo, non accorgendosi che nell'atto di appello era stato indicato un domicilio digitale (PEC) per le notifiche. La sentenza chiarisce che la notifica al domicilio fisico, in presenza di un domicilio digitale eletto, è inefficace ai fini del decorso del termine breve per impugnare. Corretto l'errore, la Corte ha accolto il ricorso originario, cassando la decisione d'appello e rinviando la causa al giudice di merito.
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Settore finanziario e surtax: definizione estesa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31080/2023, ha stabilito che la nozione di 'settore finanziario' ai fini dell'applicazione della surtax del 10% su bonus e stock option è ampia e non limitata ai soli intermediari vigilati dal Testo Unico Bancario. Di conseguenza, anche le società di consulenza finanziaria rientrano nell'ambito di applicazione della norma, in quanto le loro politiche retributive possono generare effetti distorsivi per il mercato. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva escluso tale applicabilità, basandosi su una interpretazione teleologica e socio-economica della norma, volta a prevenire rischi per la stabilità finanziaria.
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Definizione agevolata: sì al condono per art. 36-bis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30693/2023, ha stabilito che una lite fiscale originata da una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato (ex art. 36-bis) è ammissibile alla definizione agevolata. Il punto cruciale non è la natura formale dell'atto, ma il fatto che esso sia il primo provvedimento con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Di conseguenza, avendo il contribuente perfezionato una precedente sanatoria, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata e giudicato interno parziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28168/2023, ha stabilito che ai fini della definizione agevolata di una lite pendente, il valore della controversia deve essere calcolato al netto delle parti coperte da giudicato interno o acquiescenza. Nel caso di specie, un'azienda aveva ottenuto un annullamento parziale di un avviso di accertamento in primo grado e aveva prestato acquiescenza alla parte sfavorevole. La Corte ha ritenuto che la controversia proseguisse solo per l'importo residuo, rispetto al quale l'Agenzia delle Entrate risultava soccombente nei gradi precedenti. Di conseguenza, il contribuente aveva diritto ad accedere alla definizione agevolata con l'aliquota più favorevole del 5%, vedendosi accolto il ricorso contro il diniego dell'Amministrazione Finanziaria e dichiarato estinto il giudizio.
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Assegno ad personam: quali voci nel calcolo?
Un gruppo di dipendenti, trasferiti da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha contestato il calcolo del proprio assegno ad personam, chiedendo l'inclusione di varie voci retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che, in base alla normativa speciale applicabile, solo le componenti fisse e continuative della retribuzione concorrono a formare l'assegno, escludendo premi di produttività, contributi previdenziali e fringe benefit.
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