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Legge 724/1994

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368 provvedimenti

Società non operative: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare impugna un accertamento fiscale basato sulla disciplina delle società non operative. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità della delega di firma tramite ordine di servizio e l'inapplicabilità del reddito catastale ai beni merce. Sottolinea inoltre l'inammissibilità di nuove questioni in Cassazione e la necessità di provare le circostanze oggettive che impediscono il raggiungimento del reddito minimo.
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Società di comodo: terreno non edificabile non basta
Una società, inattiva dalla sua costituzione, ha chiesto di non essere considerata una 'società di comodo' sostenendo un impedimento oggettivo: l'impossibilità di edificare un albergo su un terreno acquistato a causa della mancata adozione dei necessari piani attuativi. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che l'acquisto di un terreno la cui edificabilità è subordinata a futuri atti amministrativi costituisce una scelta imprenditoriale e un rischio d'impresa, non un impedimento oggettivo. Di conseguenza, l'inattività della società non è giustificata e la stessa rientra nella disciplina delle società di comodo.
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Società in perdita fiscale: diritto al rimborso IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33427/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la società in perdita fiscale. Conformemente al diritto europeo, il rimborso del credito IVA non può essere negato a una società solo perché ha registrato perdite per più anni consecutivi. La normativa nazionale che equipara tali società a quelle 'di comodo' deve essere disapplicata, a meno che l'amministrazione finanziaria non provi l'esistenza di una frode o di un abuso.
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Giudicato esterno: l’effetto sulla sanzione fiscale
Una società ha impugnato un atto di irrogazione di sanzioni per omesso versamento di ritenute, derivante da un precedente avviso di accertamento. L'avviso contestava l'indebita fruizione di agevolazioni fiscali per un'imbarcazione usata a scopo personale anziché commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, applicando il principio del giudicato esterno: poiché una precedente sentenza passata in giudicato aveva già confermato la legittimità dell'accertamento fiscale, anche la conseguente sanzione deve ritenersi legittima, senza possibilità di riesaminare il merito della questione.
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Società di comodo e controllo automatizzato: i limiti
Una società contesta una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato per imposte non versate relative alla sua qualifica di "società di comodo". L'azienda aveva dichiarato l'adeguamento al reddito minimo previsto dalla legge ma non aveva effettuato il versamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il controllo automatizzato è legittimo in questi casi, poiché non si tratta di un accertamento presuntivo, ma della semplice verifica del mancato pagamento di un importo autodichiarato dal contribuente.
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Giudicato interno: l’ASL non può contestare i fatti
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per l'applicazione di uno sconto tariffario ritenuto illegittimo su prestazioni erogate tra il 2010 e il 2013. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda della struttura, sollevando la mancata prova dell'accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'esistenza sia dell'accreditamento sia dei contratti di servizio era coperta da giudicato interno, poiché l'ASL non aveva mai contestato questi punti nei gradi di merito precedenti. Di conseguenza, la Corte d'Appello ha commesso un errore nel rimetterli in discussione.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano accolto le ragioni di una società, ritenuta 'non operativa' dall'Agenzia delle Entrate, senza però spiegare il percorso logico-giuridico seguito e senza confutare le argomentazioni dell'Amministrazione finanziaria. Secondo la Suprema Corte, una decisione che si limita ad affermazioni tautologiche, senza un'analisi concreta dei fatti e delle prove, equivale a una mancata motivazione e deve essere cassata.
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Giudicato interno: se il fatto non è contestato
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per l'applicazione illegittima di uno sconto tariffario. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, sollevando la mancata prova del rapporto di accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che la questione era coperta da giudicato interno, poiché mai contestata dall'azienda sanitaria, e non poteva quindi essere riesaminata dal giudice.
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Indennità rischio radiologico: spetta agli infermieri?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11310/2025, ha stabilito che l'indennità rischio radiologico spetta anche al personale sanitario non tecnico, come gli infermieri di sala operatoria, che svolgono la loro attività in modo abituale in una 'zona controllata'. La Corte ha chiarito che il parere negativo della commissione interna di valutazione del rischio non è vincolante per il giudice, il quale può accertare autonomamente i presupposti del diritto. È sufficiente che il lavoratore provi lo svolgimento abituale dell'attività in tale zona, senza dover dimostrare la specifica dose di radiazioni assorbita, poiché la legge equipara le due condizioni.
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Trasferimento lavoratore: l’orario part-time resta
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, ha visto confermato il suo diritto a mantenere l'orario di lavoro part-time. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del nuovo datore di lavoro, stabilendo che il trasferimento del lavoratore configura una cessione di contratto. Pertanto, qualsiasi modifica dell'orario da part-time a tempo pieno richiede il consenso esplicito del dipendente, rendendo illegittima l'azione disciplinare intrapresa dall'ente per il suo rifiuto.
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Indennità risarcitoria: 24 mesi anche per fatti pregressi
La Cassazione chiarisce che il limite di 24 mensilità per l'indennità risarcitoria da licenziamento illegittimo (art. 63, d.lgs. 165/2001) si applica a tutti i licenziamenti intimati dopo l'entrata in vigore della riforma (d.lgs. 75/2017), anche se i fatti disciplinari sono anteriori. La Corte ha accolto il ricorso di un ente pubblico, riducendo l'indennità dovuta a una dipendente.
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Società di comodo: no a diniego rimborso IVA
Una società immobiliare si è vista negare un ingente rimborso IVA perché considerata fiscalmente una "società di comodo" a causa di ricavi insufficienti. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, ha cassato la decisione. Ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base del mancato superamento di una soglia di ricavi presunta, a condizione che l'impresa svolga un'effettiva attività economica e non vi siano frodi o abusi.
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Società di comodo: no al diniego del rimborso IVA
Una società si è vista negare il rimborso IVA in quanto ritenuta "società di comodo" per non aver raggiunto le soglie di ricavi previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando la decisione precedente. Basandosi su una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo è in contrasto con i principi europei in materia di IVA. Il diritto al rimborso non può essere negato solo per bassi ricavi, ma unicamente in presenza di frode o abuso, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Società di comodo: no al diniego IVA senza frode
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego di un rimborso IVA a un contribuente, cessionario del credito di una società di comodo. Applicando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la qualifica di 'società non operativa', basata solo su ricavi insufficienti, non può giustificare la perdita del diritto alla detrazione o al rimborso IVA, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Accreditamento temporaneo: serve un atto formale?
Una struttura sanitaria si è vista negare il pagamento per prestazioni erogate in regime di accreditamento temporaneo perché priva di un formale decreto regionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per le strutture già convenzionate nel periodo di transizione legislativa, tale accreditamento era quasi automatico e non necessitava di un nuovo atto formale. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Società di comodo: Diritto alla detrazione IVA garantito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14167/2025, ha accolto il ricorso di un'impresa edile. L'impresa si era vista negare la detrazione di un credito IVA perché considerata una 'società di comodo' a causa dei bassi ricavi. La Corte, allineandosi a una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa italiana è incompatibile con il diritto europeo. Il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base di soglie di reddito predefinite, ma solo in caso di provata frode o abuso. La sentenza precedente è stata quindi annullata con rinvio.
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Ordine di demolizione: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un vasto immobile abusivo. La sentenza chiarisce che l'ordine, avendo natura reale, si applica anche ai successivi acquirenti, indipendentemente dalla loro buona fede. Viene inoltre sancita l'illegittimità del frazionamento artificioso delle domande di condono per eludere i limiti volumetrici e si ribadisce il carattere vincolato e non discrezionale dell'ordine di demolizione, che non può essere revocato invocando un generico principio di proporzionalità.
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Ordine di demolizione: legittimo se l’abuso persiste
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Nonostante i nuovi proprietari avessero ottenuto un condono, la Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del titolo sanante. In questo caso, il condono era viziato da un frazionamento artificioso delle domande, ideato per eludere i limiti volumetrici di legge, rendendo l'ordine di demolizione pienamente efficace.
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Ordine di demolizione: quando la revoca è illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La decisione si basava su un permesso in sanatoria ottenuto successivamente. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a prendere atto del condono, ma deve verificare la sua piena legittimità, specialmente in presenza di indizi di un frazionamento artificioso delle domande per eludere i limiti volumetrici. Viene ribadita la natura vincolata dell'ordine di demolizione, che non può essere superato dal principio di proporzionalità o dal diritto all'abitazione di terzi acquirenti consapevoli del rischio.
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Società non operative: sì al rimborso IVA dalla Cassazione
Una società agricola si è vista negare un rimborso IVA in quanto ritenuta 'non operativa' per non aver raggiunto le soglie di ricavo minime previste dalla legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione. In linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che il diritto alla detrazione e al rimborso dell'IVA non può essere negato solo sulla base del mancato superamento di un test di operatività. Ciò che conta è l'esercizio effettivo di un'attività economica, a prescindere dal volume dei ricavi generati. Di conseguenza, la normativa nazionale sulle società non operative che prevede la perdita del diritto alla detrazione è in contrasto con la direttiva IVA europea.
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