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Legge 724/1994

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368 provvedimenti

Società in perdita sistematica: guida alla sentenza
Una società si è vista negare un rimborso IVA perché considerata una società in perdita sistematica. La Corte di Cassazione ha stabilito che per calcolare i tre anni di perdita consecutivi si deve fare riferimento al 'periodo d'imposta' (anno solare) e non all''esercizio sociale' della società, anche se questa è stata costituita a fine anno. La decisione ribalta la sentenza di secondo grado, specificando un principio cruciale per le nuove imprese.
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Vittime del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2664/2025, ha stabilito un principio fondamentale per le vittime del dovere. Il diritto al riconoscimento dello status di "vittima del dovere" è imprescrittibile, in quanto si tratta di una condizione personale permanente. Tuttavia, i singoli ratei dei benefici economici che derivano da tale status sono soggetti alla prescrizione decennale. La Corte ha respinto il ricorso di un'Amministrazione statale che sosteneva la prescrizione totale del diritto, confermando le decisioni dei giudici di merito favorevoli a un dipendente pubblico.
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Società di comodo e IVA: la Cassazione si adegua all’UE
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento che la qualificava come società di comodo per l'anno 2014. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha cassato la sentenza di merito. La decisione è fondamentale perché, allineandosi a una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può automaticamente precludere il diritto alla detrazione dell'IVA, a meno che l'Amministrazione finanziaria non provi una frode o un abuso. Per le imposte dirette, invece, ha ribadito che il contribuente può sempre fornire la prova contraria dimostrando l'esistenza di situazioni oggettive che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi minimi.
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Holding pura: quando non è una società di comodo
Una società holding pura è stata oggetto di un avviso di accertamento da parte dell'Amministrazione Finanziaria, che la considerava una società di comodo per il mancato raggiungimento di ricavi minimi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo un principio fondamentale: per una holding pura, la verifica sull'operatività non va fatta sulla holding stessa, ma sulle società da essa partecipate. Se le società controllate sono operative, anche la holding deve considerarsi tale. Inoltre, la mancata distribuzione di utili da parte di una partecipata, se dovuta a ragioni oggettive come la copertura di perdite pregresse, costituisce una causa di disapplicazione della normativa sulle società di comodo.
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Contratti PA: no a proroghe senza impegno di spesa
Una casa di cura ha fornito servizi a un Comune dopo la scadenza della convenzione, chiedendone il pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nei contratti PA la prestazione di un servizio non è sufficiente per creare un obbligo di pagamento. È indispensabile un contratto scritto e un formale impegno di spesa preventivo, principi inderogabili a tutela delle finanze pubbliche. La cosiddetta "proroga di fatto" o la tolleranza dell'ente non possono superare queste rigide regole.
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Società di comodo e IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, conformandosi a una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa sulle società di comodo non può giustificare il diniego automatico del diritto alla detrazione IVA. Il mancato superamento del test di operatività non è sufficiente per presumere l'assenza di attività economica o un abuso, che devono essere invece provati dall'Ente Fiscale caso per caso. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Società di comodo agricole: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la disciplina sulle società di comodo si applica anche alle imprese agricole per gli anni d'imposta precedenti alla loro esclusione normativa. Con l'ordinanza in esame, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che la natura agricola di un'impresa non è di per sé sufficiente a superare la presunzione di non operatività. Per vincere tale presunzione, la società contribuente deve fornire la prova di specifiche e oggettive circostanze che hanno reso impossibile il raggiungimento dei ricavi minimi previsti dalla legge, non essendo sufficienti generici riferimenti a fattori climatici o di mercato. La Corte ha inoltre confermato la non retroattività della norma del 2012 che ha escluso le società agricole da tale disciplina.
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Società di comodo: la Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro un avviso di accertamento che la qualificava come società di comodo. L'Agenzia delle Entrate aveva rideterminato il reddito imponibile applicando la disciplina delle società non operative. La Corte ha confermato la validità dell'accertamento, chiarendo che la delega di firma del funzionario non necessita di motivazione specifica, che il contraddittorio è stato rispettato e che spetta al contribuente l'onere di superare la presunzione legale di non operatività, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Contratto scritto sanità: nullo senza forma scritta
Una società di factoring ha citato in giudizio un complesso ospedaliero e un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie fornite da una struttura privata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando che l'assenza di un formale contratto scritto in sanità tra la struttura privata e l'ente pubblico comporta la nullità della pretesa di pagamento. Tale requisito è obbligatorio e non può essere sostituito né dal semplice accreditamento né dall'effettiva erogazione delle prestazioni. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Retribuzione di risultato e principio di diritto
Una pubblica amministrazione ha impugnato una sentenza che la condannava al pagamento di differenze sulla retribuzione di risultato ai propri dirigenti. L'ente sosteneva che dovesse applicarsi un nuovo orientamento della Cassazione, ma la Corte ha respinto questa tesi, riaffermando il carattere vincolante del principio di diritto precedentemente stabilito per il caso specifico. Ha però corretto la decisione sul calcolo degli accessori, confermando il divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria per i crediti di lavoro pubblico.
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Giudicato interno: ASL non può contestare i contratti
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il pagamento di prestazioni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda sollevando d'ufficio questioni sulla validità dei contratti e sull'accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che su questi punti si era formato un 'giudicato interno', poiché non erano stati oggetto di specifica contestazione da parte dell'ASL nell'atto di appello, impedendo al giudice di riesaminarli.
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Contratti sanitari retroattivi: la Cassazione decide
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il mancato pagamento di prestazioni fornite, a seguito dell'applicazione di uno sconto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, dubitando della validità retroattiva dei contratti e della prova dell'accreditamento della struttura. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando la legittimità dei contratti sanitari retroattivi, che possono cioè coprire prestazioni già erogate prima della firma, e riconoscendo la formazione di un giudicato interno sulla questione dell'accreditamento, che non poteva essere riesaminata. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Notifica ricorso cassazione: quando è nulla e sanabile
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riunito diversi giudizi tributari riguardanti una società. La Corte ha dichiarato la nullità della notifica ricorso cassazione effettuata presso l'Avvocatura dello Stato, poiché quest'ultima non aveva rappresentato l'Amministrazione Finanziaria nel grado di appello. Tuttavia, ha qualificato il vizio come sanabile, ordinando la rinnovazione della notifica entro 90 giorni per permettere al processo di proseguire nel merito.
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Rottamazione-quater e cause pendenti: la Cassazione
Una società contesta avvisi di accertamento fiscale, ma durante il giudizio in Cassazione aderisce alla rottamazione-quater. La Corte Suprema, di fronte alla questione se tale adesione estingua il processo, decide di sospendere il giudizio in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite, creando un importante precedente procedurale.
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Vittime del dovere: interessi e rivalutazione cumulabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16197/2025, ha stabilito un importante principio in materia di benefici per le vittime del dovere. Ha rigettato il ricorso del Ministero della Difesa, confermando che la rivalutazione annuale degli assegni e gli interessi legali per tardivo pagamento sono due istituti distinti e cumulabili. Il primo adegua il valore del beneficio all'inflazione, mentre i secondi risarciscono il danno da ritardo. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile un motivo di ricorso per violazione del principio di autosufficienza.
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Oblazione Condono Edilizio: quando è irripetibile?
Un professionista del settore edile ha versato una somma a titolo di oblazione per un condono edilizio come misura precauzionale, chiedendone poi la restituzione poiché non era mai stato avviato un procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento dell'oblazione per condono edilizio è una scelta volontaria finalizzata proprio a evitare le conseguenze penali dell'abuso. Di conseguenza, la somma versata ha una sua causa giuridica e non può essere considerata un pagamento indebito, rendendola quindi irripetibile (non rimborsabile).
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Definizione agevolata: stop al ricorso per carenza d’interesse
Una società impugna il rigetto di un'istanza per disapplicare la normativa sulle società di comodo. Mentre il ricorso è pendente in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata per l'avviso di accertamento conseguente. La Corte dichiara inammissibile il primo ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la lite principale è stata definita.
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Contratti retroattivi sanità: sì alla validità
Un laboratorio di analisi ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato pagamento di prestazioni fornite, a causa di uno sconto ritenuto illegittimo. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per mancanza di prova dell'accreditamento e di contratti per gli anni in questione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo la piena validità dei contratti retroattivi sanità, precisando che il diritto al compenso deriva dalla legge (in presenza di autorizzazione e accreditamento) e che gli accordi possono regolarizzare prestazioni già effettuate. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Giudicato esterno: onere della prova per il ricorrente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che invocava un precedente giudicato esterno a suo favore. La Corte ha stabilito che, per far valere una sentenza definitiva in un altro giudizio, non è sufficiente produrla, ma è necessario provarne il passaggio in giudicato tramite un'apposita certificazione di cancelleria. L'onere di questa prova grava interamente sulla parte che eccepisce il giudicato esterno.
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Definizione agevolata: stop a dinieghi ipotetici
Una società contesta una cartella esattoriale e, durante il giudizio in Cassazione, richiede la definizione agevolata della lite. L'Amministrazione Finanziaria nega la richiesta, adducendo motivazioni ipotetiche legate a un separato processo penale che potrebbe invalidare la sentenza di merito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente, annullando il diniego perché basato su presupposti futuri, incerti ed estranei alle cause di esclusione previste dalla legge. Di conseguenza, il giudizio tributario viene dichiarato estinto.
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