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Legge 724/1994

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368 provvedimenti

Rimborso IVA: onere della prova e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13392/2025, ha rigettato il ricorso di una contribuente che chiedeva un rimborso IVA per conto di una società estinta. La Corte ha stabilito che la richiesta è stata correttamente respinta in appello per mancanza di prove adeguate a sostegno del diritto al credito. Il ricorso per cassazione è stato giudicato inammissibile perché generico e non autosufficiente, ribadendo che spetta al contribuente l'onere di dimostrare in modo completo e specifico i fatti a fondamento della propria pretesa.
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Definizione agevolata: sospeso il giudizio in Cassazione
Una società turistica, impugnando un avviso di accertamento per la sua qualifica di 'società di comodo', ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa che le Sezioni Unite si pronuncino sugli effetti della definizione agevolata sui processi tributari in corso, se cioè comporti la sospensione fino al saldo o l'estinzione immediata.
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Rimborso IVA: no se l’attività non è mai iniziata
Una società in liquidazione ha richiesto un rimborso IVA per l'anno 2019, che l'Agenzia delle Entrate ha negato considerandola "non operativa". Dopo due decisioni favorevoli alla società nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha ribaltato la situazione. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al rimborso IVA è strettamente legato all'esistenza di un'"attività economica" effettiva o, quantomeno, all'intenzione di avviarla. La messa in liquidazione volontaria, dovuta all'impossibilità di raggiungere lo scopo sociale, rappresenta una rinuncia definitiva a tale attività, facendo venir meno il presupposto per la detrazione e il conseguente rimborso dell'imposta. Il caso è stato rinviato alla corte di secondo grado per un nuovo esame.
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Società di comodo: prova contraria e disapplicazione
Una holding ha richiesto la disapplicazione della normativa sulle società di comodo, sostenendo di non poter raggiungere i ricavi minimi previsti per il 2013. Dopo una decisione favorevole in appello, l'Amministrazione Finanziaria ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la società non aveva fornito prove specifiche e oggettive per giustificare il mancato raggiungimento dei ricavi, ma solo argomentazioni generiche. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Società di comodo: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle società di comodo, accogliendo parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La sentenza di merito è stata cassata per vizi procedurali e per una non corretta valutazione dei presupposti di inoperatività, soprattutto alla luce dei recenti principi della Corte di Giustizia UE che impongono di disapplicare la normativa nazionale restrittiva in materia di detrazione IVA. Il caso è stato rinviato alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Società di comodo: prova contraria e interpello
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'impresa immobiliare la qualifica di società di comodo. La Corte di Cassazione, pur ribadendo che la prova contraria può essere fornita in giudizio senza preventivo interpello, ha accolto il ricorso dell'Ufficio. Ha stabilito che la prova dell'impossibilità oggettiva di conseguire i ricavi minimi deve essere rigorosa e non può basarsi unicamente su scelte imprenditoriali che si sono rivelate infruttuose. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: legittimità e condono edilizio
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è una misura ripristinatoria che segue il bene ed è opponibile ai terzi acquirenti. Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del condono, che in questo caso appariva ottenuto tramite un frazionamento artificioso dell'immobile per eludere i limiti volumetrici, rendendolo invalido.
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Società di comodo: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle società di comodo, stabilendo che lo status non operativo va verificato anno per anno. Mentre conferma l'illegittimità del diniego di disapplicazione per un anno specifico, cassa la sentenza che ne estendeva automaticamente gli effetti ad anni precedenti e successivi, violando il principio di autonomia dei periodi d'imposta. Il caso è rinviato per un nuovo esame.
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Società di comodo: verifica annuale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualifica di 'società di comodo' deve essere accertata in modo autonomo per ogni singolo periodo d'imposta. Una sentenza favorevole al contribuente per un'annualità non si estende automaticamente agli anni successivi. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del ricorso al controllo automatizzato (art. 36-bis) per liquidare le imposte dichiarate dal contribuente, fermo restando il diritto di quest'ultimo di contestare nel merito la pretesa tributaria.
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Società di comodo: Cassazione sul credito IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15227/2025, ha stabilito che la qualifica di 'società di comodo' non è sufficiente per negare il diritto alla detrazione del credito IVA. Analizzando il caso di un'impresa in liquidazione, la Corte ha applicato i principi del diritto europeo, affermando che la normativa nazionale che prevede tale automatismo deve essere disapplicata in quanto sproporzionata. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione che tenga conto dell'effettiva attività economica e dell'assenza di frode o abuso.
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Società di comodo: il test di operatività fiscale
In un caso di accertamento su una società di comodo, la Corte di Cassazione ha chiarito che per il 'test di operatività' prevale il valore fiscale degli asset rispetto a quello civilistico rivalutato, se la rivalutazione deriva da un'operazione fiscalmente neutra. Tuttavia, ha anche stabilito che la scelta di mantenere un immobile inagibile o a disposizione dei soci non lo esclude automaticamente dal test, rinviando il caso per un nuovo esame su questi specifici aspetti.
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Ingiustificato arricchimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto di servizi di pulizia con proroghe nulle per difetto di forma scritta. Pur confermando il diritto del fornitore a un'indennità per ingiustificato arricchimento, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello. La motivazione è stata giudicata contraddittoria e carente nella parte in cui quantificava l'indennizzo, criticando la perizia tecnica per poi accoglierne acriticamente le conclusioni.
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Accreditamento provvisorio: pagamento garantito
Un'autorità sanitaria locale ha negato il pagamento a una clinica privata per servizi di pronto soccorso erogati nel 2005, adducendo la revoca del servizio e la mancanza di fondi. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della clinica al compenso, stabilendo che essa operava in regime di accreditamento provvisorio ex lege. Tale status, unito alla mancata contestazione da parte dell'autorità sanitaria sull'esistenza di un contratto in sede di appello, ha reso il pagamento obbligatorio nonostante le complessità procedurali.
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Prestazioni sanitarie senza contratto: no pagamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una struttura sanitaria privata che chiedeva il pagamento di prestazioni erogate a un'Azienda Sanitaria Locale in assenza di un contratto scritto. L'ordinanza sottolinea che la mancanza di un accordo formale impedisce il diritto alla remunerazione. Anche la richiesta di indennizzo per arricchimento ingiustificato è stata respinta, poiché la struttura non ha provato il danno emergente, limitandosi a rivendicare un mancato guadagno, non riconoscibile in questi casi. Questa decisione riafferma il principio della necessità della forma scritta per i contratti con la Pubblica Amministrazione nel settore sanitario.
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Ordine di demolizione: vale anche per il terzo acquirente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ordine di demolizione per un immobile abusivo si applica anche al terzo acquirente, anche se in buona fede. Il principio di proporzionalità non può essere invocato per bloccare la demolizione di una parte non essenziale dell'abitazione, come un terrazzo, poiché prevale l'esigenza di ripristinare la legalità urbanistica.
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Ordine di demolizione: legittimità e buona fede
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione per un grande edificio abusivo. Il tribunale aveva basato la sua scelta su un condono edilizio successivo e sulla buona fede dell'acquirente finale. La Suprema Corte ha però stabilito che il giudice dell'esecuzione avrebbe dovuto verificare la legittimità del condono, ottenuto tramite un artificioso frazionamento dell'immobile, riaffermando che l'ordine di demolizione è un atto obbligatorio e non può essere eluso facilmente.
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Ordine di demolizione: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il caso riguardava un grande edificio frazionato artificiosamente per ottenere un condono edilizio. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è un atto dovuto e non può essere annullato invocando il principio di proporzionalità o la buona fede dell'acquirente, specialmente quando il titolo di sanatoria è palesemente illegittimo e basato su un frazionamento fraudolento volto a eludere i limiti volumetrici imposti dalla legge.
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Condono Edilizio Sicilia: limiti e vincolo idrogeologico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva l'annullamento di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza chiarisce che il condono edilizio in Sicilia non è ammissibile per nuove costruzioni realizzate in aree soggette a vincolo idrogeologico. Viene sottolineato che la normativa statale, più restrittiva, prevale su quella regionale, rendendo impossibile la sanatoria anche in assenza di un vincolo di inedificabilità assoluta. La presenza del vincolo è un ostacolo insuperabile.
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Ordine di demolizione: legittimo anche per terzi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo acquistato da terzi. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione ha natura reale, segue il bene e si applica a chiunque ne sia proprietario, indipendentemente dal suo coinvolgimento nell'abuso. Inoltre, il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di verificare la legittimità del condono edilizio, che in questo caso è stato ritenuto ottenuto in modo fraudolento per aggirare i limiti volumetrici. Il principio di proporzionalità non può giustificare la revoca definitiva della demolizione.
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Ordine di demolizione: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione per un vasto immobile abusivo. Il caso riguardava un fabbricato frazionato in più unità, per le quali erano state presentate domande di condono fittizie da promissari acquirenti per aggirare i limiti volumetrici. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è una misura ripristinatoria di natura reale, che segue l'immobile e non la persona, e non può essere paralizzata da condoni illegittimi o dal principio di proporzionalità invocato da terzi acquirenti, la cui tutela risiede in azioni civili contro il venditore.
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