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Legge 119/2018 — Sezione Quinta Civile

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759 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Definizione agevolata: processo estinto se il fisco tace
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Società Contribuente in merito a un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, dimostrando il pagamento delle rate previste. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono state poste a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente la lite fiscale.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e il processo si estingue
Una società contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per tasse non pagate. Durante la causa, la società ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto e chiedendo la sospensione del processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato la richiesta per riprendere il giudizio entro la scadenza di legge del 31 dicembre 2020. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per inattività, compensando le spese tra le parti. La definizione agevolata ha così chiuso definitivamente la controversia fiscale senza ulteriori strascichi giudiziari.
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Definizione agevolata: sì alla sospensione, no all’estinzione
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale e, durante il giudizio in Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo per aver aderito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali. L'azienda ha dimostrato di aver pagato interamente le rate di una cartella, ma per una seconda cartella il piano di rateizzazione era ancora in corso, con diverse rate residue da saldare. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può dichiarare l'estinzione del giudizio finché non viene fornita la prova dell'integrale pagamento di tutte le rate previste. Di conseguenza, i giudici hanno deciso di non chiudere definitivamente la causa, ma di disporre la sospensione del processo fino al completo perfezionamento dei pagamenti.
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Definizione agevolata: negata per cartelle di mera riscossione
Una socia impugna una cartella di pagamento derivante da un avviso di accertamento personale non opposto nei termini. La Commissione Tributaria Regionale annulla la cartella ritenendo che l'annullamento degli accertamenti della società travolga anche quello della socia. L'Amministrazione Finanziaria nega la definizione agevolata richiesta dalla contribuente e ricorre in Cassazione. La Suprema Corte rigetta l'impugnazione contro il diniego di sanatoria, chiarendo che la definizione agevolata non si applica alle cartelle di mera riscossione basate su atti ormai definitivi. Inoltre, accoglie il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria poiché il giudice d'appello ha deciso oltre le richieste delle parti (extra petita), annullando la sentenza senza rinvio e dichiarando inammissibile il ricorso originario della contribuente.
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Definizione agevolata della lite: fisco ko e processo estinto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di accertamento e una cartella di pagamento emessi contro i soci di una società cessata. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto e ottenuto la definizione agevolata della lite ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese di giudizio rimangono a carico di chi le ha anticipate. I contribuenti ottengono così la chiusura definitiva della controversia fiscale.
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Definizione agevolata: il ritardo non cancella la pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente per il possesso di alcuni veicoli. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla pace fiscale, pagando quanto dovuto. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per depositare l'istanza di sospensione non è perentorio ma ordinatorio. Di conseguenza, non essendoci stata richiesta di trattazione entro i termini di legge e in assenza di diniego da parte dell'ufficio, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
Un contribuente e l'Agenzia delle Entrate si scontravano in giudizio per accertamenti relativi a Irpef, Irap e Iva. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti tributarie, pagando quanto dovuto e depositando la documentazione. Poiché l'ufficio finanziario non ha sollevato obiezioni, la Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, con compensazione delle spese processuali che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Rivalutazione dei terreni: la vendita sotto costo non fa perdere il bonus
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società e ai suoi soci la plusvalenza derivante dalla vendita di terreni edificabili. I contribuenti avevano effettuato la rivalutazione dei terreni pagando l'imposta sostitutiva sulla base di una perizia giurata, ma avevano poi venduto i beni a un prezzo inferiore rispetto al valore periziato. L'ufficio pretendeva di calcolare la plusvalenza partendo dal vecchio valore storico di acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che la vendita a un prezzo inferiore rispetto a quello della perizia non fa perdere l'agevolazione fiscale. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria non può ignorare il valore rivalutato, a meno che non dimostri che la stima iniziale fosse falsa. La società ha quindi vinto la causa, mentre per i soci è stata dichiarata l'estinzione del giudizio per adesione alla pace fiscale.
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Definizione agevolata: il Fisco tace e il contribuente vince
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole a un contribuente in materia di IRPEF, IRAP e IVA. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata e depositando la relativa documentazione. L'amministrazione finanziaria non ha presentato obiezioni. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese di lite a carico di chi le ha anticipate. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della pendenza tributaria.
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Definizione agevolata: l’Azienda cancella il debito tributario
L'Azienda ha impugnato un atto di recupero crediti emesso dall'Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità nei pagamenti IVA. Durante la causa, L'Azienda ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata per chiudere la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento delle somme previste dal condono e ha dichiarato l'estinzione del giudizio principale per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, il ricorso collegato contro il precedente diniego è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese del giudizio estinto restano a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato per i ricorrenti.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite col Fisco
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare un avviso di accertamento sulle imposte sui redditi. Durante il giudizio, la società si è avvalsa della definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, pagando quanto dovuto secondo le norme di favore. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata: il socio salva anche il collega dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza che annullava un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso contro una società estinta. Durante il processo in Cassazione, uno dei soci ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018. L'ufficio tributario ha validato la richiesta e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che gli effetti della definizione agevolata si estendono anche all'altro socio, poiché l'atto impositivo riguardava direttamente la società e non le posizioni personali dei singoli componenti.
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Definizione agevolata: no al condono se la cartella segue l’accertamento
Il Contribuente impugnava il diniego di definizione agevolata opposto dall'Amministrazione Finanziaria in relazione a una cartella di pagamento per IVA. L'ufficio riteneva la lite non definibile poiché la cartella era preceduta da un avviso di accertamento, qualificandosi come mero atto di riscossione. Il Contribuente sosteneva che l'annullamento definitivo dell'accertamento presupposto mutasse la natura della cartella, rendendola definibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cartella di pagamento è ammessa alla definizione agevolata solo se costituisce il primo e unico atto di comunicazione della pretesa tributaria. L'eventuale successivo annullamento dell'avviso di accertamento non trasforma un atto di riscossione in un atto impositivo autonomo. Il Contribuente perde la causa.
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Definizione agevolata: la cartella esattoriale non la blocca
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un contribuente il pagamento di ILOR e IRPEF per gli anni 1990 e 1991 tramite una cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato. Il contribuente ha impugnato l'atto chiedendo l'applicazione della definizione agevolata per le liti pendenti. L'amministrazione finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella esattoriale non fosse un atto impositivo ma una mera riscossione, esclusa dalla sanatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che anche la cartella emessa per controllo automatizzato, se rappresenta il primo atto con cui il fisco comunica la pretesa, ha natura impositiva ed è quindi ammessa alla definizione agevolata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pace tra fisco e contribuente
La Società Contribuente impugnava una cartella di pagamento da oltre 65.000 euro per imposta sostitutiva sulla rivalutazione di immobili. Durante il giudizio, presentava domanda di definizione agevolata, rifiutata dall'Agenzia delle Entrate poiché ritenuta mero atto di riscossione. Dopo la conferma del diniego in appello, la società proponeva ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la contribuente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'amministrazione finanziaria con accordo sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle tasse prima casa
Una contribuente rischiava di perdere le agevolazioni per l'acquisto della prima casa perché non aveva trasferito la residenza nei termini di legge. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto per sanare la lite fiscale. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle agevolazioni, e le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’acquirente d’azienda batte il fisco
Un'azienda acquista un ramo d'azienda da un'altra società. Successivamente, riceve dal fisco una cartella di pagamento per debiti IVA non pagati dal venditore. L'acquirente chiede di accedere alla definizione agevolata per chiudere la pendenza. L'Agenzia delle Entrate rifiuta la richiesta, sostenendo che la cartella sia un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente. I giudici stabiliscono che se la cartella è il primo e unico atto con cui il fisco comunica la pretesa al coobbligato, essa ha valore di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia è definibile e il giudizio principale viene dichiarato estinto.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza vincitori
Un geometra impugnava due avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per gli anni 2008 e 2009, relativi a presunte irregolarità nelle fatturazioni e deduzioni di costi. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando il pagamento degli importi dovuti e delle prime rate. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e cancella la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di autotrasporti e ai suoi soci per presunti maggiori ricavi basati su studi di settore. Dopo i primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, la società e i soci hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura e i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: il nodo delle prove
Una società in liquidazione, ammessa al concordato preventivo, ha impugnato due cartelle esattoriali emesse dall'Agenzia delle Entrate. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del contribuente, ritenendo illegittima la riscossione dopo l'omologazione del concordato. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, la società ha richiesto l'estinzione del processo dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato la mancanza di prove documentali nel fascicolo riguardanti l'effettiva presentazione dell'istanza di sanatoria. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, concedendo alle parti sessanta giorni di tempo per depositare la documentazione necessaria a dimostrare l'avvenuta definizione della controversia.
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