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Legge 119/2018 — Sezione Quinta Civile

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759 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Definizione agevolata: il Fisco recede e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale annullava due avvisi di accertamento IRPEF a carico di un cittadino. Durante lo svolgimento del giudizio, Il Contribuente ha presentato istanza di adesione alla definizione agevolata prevista dalla normativa speciale, provvedendo al saldo completo di quanto dovuto entro le scadenze legali. In assenza di nuove istanze di prosecuzione della causa entro i termini stabiliti, la Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria ed ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese legali sono rimaste interamente a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata della lite tributaria: stop alle imposte
L'Agenzia delle Entrate contestava la cessione di un ramo d'azienda tra due società, ricalcolando il valore dell'avviamento e dell'immobile per richiedere maggiori imposte di registro. La Commissione Tributaria Regionale annullava l'accertamento fiscale ritenendo congrua la valutazione della società cedente. L'amministrazione finanziaria proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, La Società Cedente ha presentato domanda di definizione agevolata della lite tributaria ai sensi della normativa vigente, provvedendo al saldo completo in un'unica rata. L'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. L'efficacia della definizione si estende automaticamente anche alla Società Cessionaria, in qualità di coobbligata in solido per l'imposta.
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Definizione agevolata e debiti con il Fisco: la lite si sospende
A seguito di un controllo fiscale, l'Amministrazione finanziaria contestava a una società e ai relativi soci un maggior reddito tramite accertamento induttivo, scaturito dal presunto smarrimento dei documenti contabili. Dopo l'estinzione della società, la responsabilità fiscale passava ai soci successori. Un socio richiedeva la definizione agevolata per estinguere il debito mediante un piano di rateizzazione, presentando la prova del versamento della prima rata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la pendenza dei termini per i pagamenti e il silenzio del Fisco impongono la sospensione del processo. L'estinzione definitiva del giudizio richiede infatti la prova dell'integrale versamento di tutte le rate concordate. Per questo motivo, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata: ammessa anche sulla cartella prescritta
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'amministrazione finanziaria dopo l'estinzione di un precedente processo non riassunto nei termini. Durante la causa, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata della lite pendente. L'Ufficio Tributario ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella fosse un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo, escludendola così dalla sanatoria. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la cartella di pagamento è definibile tramite definizione agevolata quando la contestazione riguarda la prescrizione del credito d'imposta e non semplici vizi formali. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il diniego e dichiarato estinto il processo.
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Sospensione dei termini di impugnazione: salvo l’appello tardivo
Un contribuente impugna un avviso di liquidazione per l'imposta di registro. I giudici di secondo grado dichiarano il suo appello inammissibile perché presentato oltre il termine ordinario di sei mesi. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso del contribuente. I giudici supremi chiariscono che la sospensione dei termini di impugnazione di nove mesi, prevista dalla legge per le liti definibili in modo agevolato, opera in modo automatico (ope legis) e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, l'appello del contribuente, depositato durante il periodo di proroga, era perfettamente tempestivo. La causa viene rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame del merito.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza pagare nulla
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ottenuta dall'ex Liquidatore di una società cancellata, riguardante una cartella di pagamento emessa dopo un accertamento fiscale. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119/2018, specificando che la lite poteva essere risolta senza alcun pagamento. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la sussistenza dei presupposti per la sanatoria. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco e impugnazione dell’estratto di ruolo: vince il rigore
Il Contribuente impugnava un estratto di ruolo lamentando l'omessa notifica di ventuno cartelle esattoriali. L'Agente della Riscossione proponeva ricorso in Cassazione. Nel frattempo, alcune cartelle venivano annullate per legge. Per le restanti cartelle, la Suprema Corte ha applicato la nuova normativa che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui sussista un concreto interesse ad agire, come la partecipazione a gare d'appalto o la perdita di benefici fiscali. Poiché Il Contribuente non ha dimostrato alcuno di questi pregiudizi specifici, la Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, dichiarando inammissibile l'originario ricorso del cittadino.
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Definizione agevolata: la sanatoria che azzera la lite fiscale
Una società riceve un avviso di accertamento dal Comune per il pagamento della tassa rifiuti (TARSU) relativa agli anni dal 2005 al 2007. Durante la causa in Cassazione, la società decide di aderire alla definizione agevolata dei debiti esattoriali, presentando la documentazione dei pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. L'adesione alla definizione agevolata comporta infatti la rinuncia implicita al ricorso. Le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, e non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale senza sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione favorevole a una Contribuente in merito a sanzioni per dichiarazione infedele. Durante il giudizio di Cassazione, la Contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le spese del processo rimangono a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: ammessa anche sull’avviso di liquidazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per l'imposta di registro proporzionale su una transazione tra due società edili. Una delle società ha richiesto la definizione agevolata della lite pendente, ma il Fisco ha rifiutato, sostenendo che l'avviso di liquidazione non fosse un atto impositivo condonabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'avviso di liquidazione che esprime per la prima volta una maggiore pretesa fiscale ha natura sostanziale di atto impositivo. Di conseguenza, la lite rientra nella definizione agevolata. La Corte ha quindi annullato il diniego del Fisco e dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, estendendo i benefici della sanatoria anche alla società coobbligata.
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Rinvio per la definizione agevolata delle controversie tributarie
Una società vinicola e i suoi soci impugnano gli avvisi di accertamento emessi dal Fisco. Durante il giudizio, i contribuenti richiedono la definizione agevolata delle controversie tributarie per chiudere la lite. L'Agenzia delle Entrate nega il condono, ma i contribuenti contestano la validità della notifica di tale diniego, eccependo la decadenza del potere dell'ufficio. Poiché i contribuenti hanno presentato ricorso contro il diniego e non sono ancora scaduti i termini per consentire all'Agenzia delle Entrate di difendersi con un controricorso, la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco si ferma
Un lavoratore autonomo riceveva un accertamento fiscale basato sugli studi di settore. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha depositato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite tributaria si chiude definitivamente con la sanatoria, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della lite: stop alla causa per frode IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un contribuente l'indebita detrazione IVA per acquisti di autoveicoli tramite operazioni soggettivamente inesistenti e società cartiere, procedendo a un accertamento induttivo. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018, provvedendo al pagamento degli importi dovuti. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società riceve un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presenta istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, dimostrando di aver già versato una somma superiore a quella dovuta per sanare la pendenza. L'Agenzia delle Entrate non si oppone alla richiesta. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla cartella del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento da oltre 141.000 euro contro una società per omessi versamenti IVA e IRES. La società ha impugnato l'atto contestando la carenza di motivazione, l'omessa notifica dell'avviso bonario e la mancata indicazione del responsabile del procedimento. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando quanto dovuto tramite modello F24. Poiché è decorso il termine di legge senza richieste di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Sopravvenuto difetto di interesse: pagare il fisco chiude la lite
Un contribuente impugnava una pretesa fiscale davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, il difensore del contribuente depositava una nota dichiarando l'avvenuta adesione allo stralcio dei debiti tributari e il pagamento integrale delle somme dovute. Di conseguenza, il ricorrente manifestava la perdita di utilità nella decisione. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la rinuncia non rispettasse le formalità dell'articolo 390 del codice di procedura civile, la dichiarazione provava inequivocabilmente il sopravvenuto difetto di interesse. Per questo motivo, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, compensando di fatto le spese processuali che sono state definite irripetibili.
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Notifica della sentenza tributaria: il dubbio che blocca il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava alcuni avvisi di accertamento per difetto di sottoscrizione. I Contribuenti hanno eccepito la tardività del ricorso, sostenendo di aver eseguito la notifica della sentenza tributaria tramite consegna diretta insieme a un'istanza di sgravio. Nel frattempo, i Contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata per alcune annualità. La Corte di Cassazione, rilevando che la validità della consegna diretta ai fini del decorso del termine breve è al vaglio delle Sezioni Unite, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia chiarificatrice.
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Definizione agevolata: stop al processo tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello favorevole a una società e ai suoi soci in merito a un accertamento Irpef. Durante il giudizio di Cassazione, i soci hanno estinto la loro posizione tramite la definizione agevolata prevista dalla legge. La società, a sua volta, ha richiesto la sospensione del processo avendo presentato domanda di definizione agevolata per la propria posizione e pagato la prima rata. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di verificare la documentazione prodotta dalla società e garantire il contraddittorio con il fisco, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, ordinando alla società di notificare all'amministrazione finanziaria l'elenco dei documenti relativi alla sanatoria entro sessanta giorni.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario per le rate
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per Irpef, Irap e Iva relativi agli anni 2006 e 2007. Nonostante la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, il cittadino aveva subito ritenute d'acconto sulle provvigioni percepite. Nel corso del giudizio di Cassazione, il ricorrente ha chiesto l'adesione alla definizione agevolata per estinguere il debito. L'Amministrazione Finanziaria ha approvato un piano di pagamento rateale con scadenza a fine 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta e ha disposto la sospensione del giudizio in attesa del regolare pagamento di tutte le rate, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Presunzione di onerosità del mutuo: bilancio batte il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una società e i suoi soci per il recupero di imposte non dichiarate nel 2008. Tra i rilievi, il Fisco contestava la gratuità di alcuni finanziamenti concessi dalla società al socio, invocando la presunzione di onerosità del mutuo. La società ha dimostrato che il prestito era gratuito poiché compensato dall'uso gratuito di immobili del socio. Una socia ha invece aderito alla definizione agevolata (pace fiscale). La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per la socia e ha rigettato il ricorso del Fisco contro la società e l'altro socio. I giudici hanno stabilito che il contribuente può superare la presunzione di onerosità del mutuo dimostrando la gratuità del prestito tramite la contabilità aziendale, confermando la legittimità dello scambio di utilità senza interessi.
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