L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione fiscale dei costi per organizzazione di eventi, catering, trasporti e gare sportive, originariamente contabilizzati come uscite promozionali. L'amministrazione finanziaria ha riqualificato tali importi distinguendo tra spese di rappresentanza e pubblicità, procedendo al recupero delle imposte IVA e IRAP indebitamente detratte. La Corte di Cassazione ha confermato la correttezza dell'accertamento, ribadendo i criteri di demarcazione tra le due categorie fiscali. Le uscite pubblicitarie richiedono una diretta finalità promozionale e la prova di un'informazione rivolta a incrementare immediatamente le vendite. La rappresentanza mira invece ad accrescere solo il prestigio aziendale. La società non ha dimostrato l'esistenza di trattative commerciali dirette collegate agli eventi organizzati. La Suprema Corte ha dunque rigettato il ricorso, condannando l'impresa al pagamento delle spese processuali.
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