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D.P.R. 917/1986 — Anno 2024

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388 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Deducibilità costi appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10633/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto illecito. La Corte ha stabilito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti come un'interposizione fittizia di manodopera, i costi fatturati non sono deducibili ai fini IRES e l'IVA non è detraibile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dei costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società.
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Costi indeducibili: la Cassazione sui finti appalti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i costi derivanti da un fittizio contratto di appalto di manodopera sono indeducibili. Se l'operazione è oggettivamente inesistente, il contribuente non può dedurre le fatture ricevute, anche se i lavoratori hanno effettivamente prestato servizio. La Corte ha però annullato la ripresa a tassazione per l'IRAP, poiché per tale imposta non si applica il raddoppio dei termini di accertamento.
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Specificità dei motivi: appello inammissibile
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati. Il suo appello in secondo grado è stato giudicato inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale per la mancanza di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso del contribuente, poiché quest'ultimo non aveva contestato la pronuncia processuale sull'inammissibilità, concentrandosi invece su questioni di merito ormai superate dalla decisione in rito.
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Tremonti Ambiente: quando spetta l’agevolazione?
Una società energetica ha richiesto il rimborso IRES per un investimento ambientale, ripartendo la deduzione su più anni. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11868/2024, ha stabilito che l'agevolazione fiscale nota come Tremonti Ambiente deve essere richiesta per l'intero importo nell'anno di realizzazione dell'investimento, annullando la possibilità di 'spalmare' il beneficio su più periodi d'imposta. La Corte ha però confermato la legittimità della singola società a richiedere il rimborso anche se parte di un consolidato fiscale.
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Cessione fabbricato da demolire: no plusvalenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la vendita di un immobile, anche se destinato alla demolizione e successiva ricostruzione da parte dell'acquirente, non può essere riqualificata come cessione di area edificabile ai fini della tassazione della plusvalenza IRPEF. Secondo la Corte, per le imposte dirette, rileva la natura oggettiva del bene al momento della vendita. Se si tratta di un fabbricato posseduto da oltre cinque anni, la plusvalenza non è tassabile. Questa decisione conferma un orientamento consolidato, distinguendo nettamente la disciplina IRPEF da quella dell'imposta di registro, dove invece è possibile una riqualificazione basata sull'intento delle parti.
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Costi Irap e manutenzione: le regole di deducibilità
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi importanti: la deducibilità dei costi Irap segue regole autonome rispetto all'Ires, non essendo soggetta al limite del 20% per i beni strumentali; inoltre, ha chiarito che interventi come la sostituzione di pavimenti e serramenti rientrano nella manutenzione ordinaria, con costi interamente deducibili nell'anno e non da ammortizzare.
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Inammissibilità ricorso tardivo: la Cassazione decide
Una co-erede ha impugnato in Cassazione una sentenza della Commissione Tributaria Regionale sfavorevole. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito la tardività del ricorso. La Corte ha accolto l'eccezione, dichiarando l'inammissibilità del ricorso tardivo perché notificato oltre il termine perentorio di 60 giorni dalla ricezione della sentenza via PEC, condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Accertamento induttivo: legittimo se non rispondi
Un professionista ha ricevuto un accertamento induttivo per IRPEF, IRAP e IVA a seguito della sua mancata risposta a un questionario fiscale e della dichiarazione di un reddito inferiore a quello di un suo dipendente. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità dell'accertamento induttivo, che in questi casi consente all'Amministrazione Finanziaria di utilizzare anche presunzioni semplici per ricostruire il reddito.
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Cessione area edificabile: Cassazione sulla tassazione
Una contribuente ha venduto un'area con un fabbricato destinato alla demolizione e ricostruzione. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una plusvalenza tassabile, riqualificando la vendita come cessione di area edificabile. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la vendita di un terreno su cui insiste un edificio, anche se da demolire, non può essere assimilata alla cessione di area edificabile ai fini della tassazione della plusvalenza, poiché la legge non prevede una categoria intermedia tra 'terreno edificato' e 'terreno non edificato'.
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Operazioni inesistenti: prova e onere del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12261/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazioni per operazioni inesistenti. Spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi, anche presuntivi, che facciano dubitare della veridicità delle fatture. Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione si sposta sul contribuente. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto legittima la contestazione basata su un quadro indiziario solido, respingendo il ricorso della società.
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Plusvalenza immobiliare: calcolo e onere della prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12189/2024, ha annullato con rinvio la decisione di una Commissione Tributaria Regionale in un caso di accertamento di plusvalenza immobiliare. La controversia nasceva dalla vendita di un complesso immobiliare, per la quale l'Amministrazione Finanziaria aveva determinato una maggiore plusvalenza basandosi sul valore accertato ai fini dell'imposta di registro. Sebbene l'Agenzia avesse parzialmente annullato l'atto in autotutela, riducendo la pretesa, la Cassazione ha accolto i motivi della contribuente relativi all'omessa pronuncia del giudice di merito su punti specifici del calcolo della plusvalenza, come la determinazione del costo storico del diritto di superficie e la valutazione dei costi inerenti all'immobile. La Corte ha quindi rinviato il caso per un nuovo esame che tenga conto di queste contestazioni.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società e i suoi soci ricorrono in Cassazione contro un avviso di accertamento per Ires, Irap e Iva. La controversia verte sulla legittimità del raddoppio termini accertamento in presenza di reati tributari. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, escludendo l'applicazione del raddoppio per l'IRAP, poiché le relative violazioni non sono penalmente sanzionate. Respinge gli altri motivi relativi a vizi procedurali e all'accertamento induttivo. Accoglie inoltre il ricorso incidentale dell'Agenzia, chiarendo che una proposta di adesione non perfezionata non vincola l'ufficio.
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Cessione fabbricato da demolire: no plusvalenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12129/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenze immobiliari. Il caso riguardava una contribuente che aveva venduto un fabbricato, di sua proprietà da oltre cinque anni, a una società che intendeva demolirlo e ricostruirlo. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'operazione come cessione di area edificabile, tassando la relativa plusvalenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la cessione fabbricato da demolire deve essere considerata vendita di un edificio e non di un terreno. Di conseguenza, se l'immobile è posseduto da più di un quinquennio, la plusvalenza non è tassabile ai fini IRPEF.
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Onere della prova: la contestazione specifica nel ricorso
Una associazione sportiva, accusata di essere un'entità commerciale, ricorre contro un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione chiarisce che l'onere della prova per l'Agenzia delle Entrate è limitato ai soli fatti specificamente contestati dal contribuente. Se la contestazione è generica, i fatti allegati dall'amministrazione finanziaria si considerano provati, anche in assenza della produzione del processo verbale di constatazione (PVC). Di conseguenza, il ricorso dell'associazione è stato respinto.
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Rimborso spese medici: tassabile se per sede fissa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12087/2024, ha stabilito che il rimborso spese medici per gli spostamenti tra il comune di residenza e una sede di lavoro fissa è da considerarsi reddito imponibile. Il caso riguardava una specialista che chiedeva il rimborso delle ritenute IRPEF su tali somme, sostenendone la natura risarcitoria. La Corte ha ribaltato le decisioni dei gradi inferiori, chiarendo che tali emolumenti non rientrano nelle esenzioni previste per le trasferte occasionali, ma nel principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente, essendo legati al raggiungimento della sede di lavoro e non a spostamenti temporanei nell'interesse del datore.
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Rimborso spese di accesso: tassazione confermata
Una dottoressa specialista, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto il rimborso delle ritenute IRPEF applicate sulle somme percepite come indennità per gli spostamenti dalla sua residenza a diverse sedi ambulatoriali. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12075/2024, ha stabilito che tale emolumento non costituisce un'indennità di trasferta esente, bensì un "rimborso spese di accesso" alla sede di lavoro. Di conseguenza, rientra nel principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente ed è pienamente soggetto a tassazione fiscale, respingendo la richiesta della contribuente.
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Costi deducibili: la Cassazione sul canone di locazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12031/2024, ha stabilito che i costi deducibili per canoni di locazione di un immobile usato dall'amministratore sono legittimi se inerenti all'attività. Spetta all'Agenzia delle Entrate provare la non inerenza con prove concrete, non mere presunzioni.
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Onere della prova: Cassazione su fatture inesistenti
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova in caso di contestazioni fiscali per operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato la deducibilità di costi per 40.000 euro, ritenendo le fatture fittizie. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione al contribuente, la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha riaffermato che, una volta forniti dall'Ufficio indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà, spetta al contribuente l'onere della prova circa l'effettiva esistenza delle operazioni, non essendo sufficiente la mera esibizione di fatture o contratti.
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Operazioni inesistenti: l’onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11988/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria può basarsi su presunzioni per contestare la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare l'effettività delle operazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale della contabilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Cessione d’azienda: i debiti fiscali del venditore
Una società acquirente un ramo d'azienda impugnava un avviso di intimazione per debiti fiscali della società cedente, lamentando la mancata notifica della prodromica cartella esattoriale. I giudici di merito accoglievano la tesi, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha chiarito che in caso di cessione d'azienda, la responsabilità solidale della cessionaria sorge per legge. Pertanto, è sufficiente notificare a quest'ultima l'avviso di intimazione o la cartella, senza che sia necessaria la previa notifica dell'avviso di accertamento, legittimamente inviato solo al debitore originario. La cessionaria può difendersi eccependo il beneficio di preventiva escussione, ma non può invocare la nullità dell'atto per questo motivo.
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