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D.P.R. 639/1970

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237 provvedimenti

Riliquidazione della pensione: salvi i ricalcoli oltre i tre anni
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale la riliquidazione della pensione per includere nel calcolo i contributi figurativi del periodo di disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al pensionato, sostenendo che il ritardo di oltre tre anni facesse perdere interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la decadenza triennale non cancella il diritto alla riliquidazione della pensione per il futuro. La decadenza opera in modo mobile, colpendo esclusivamente i singoli ratei mensili scaduti prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Il pensionato conserva quindi il diritto all'adeguamento dell'assegno e alle differenze arretrate non prescritte.
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Ricostituzione della pensione: la Cassazione frena l’INPS
Due pensionati hanno richiesto la ricostituzione della pensione all'Ente Previdenziale, lamentando l'erroneo accredito dei contributi nell'Assicurazione Generale Obbligatoria anziché nel Fondo Marittimi per i periodi di navigazione svolti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo decisivo l'inquadramento aziendale del datore di lavoro nel settore del trasporto acque interne. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'iscrizione alla gestione marittimi dipenda dalla natura della nave e non dall'inquadramento formale dell'azienda. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare rilevanza e complessità, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Massimale pensionabile: l’Inps vince sul ricalcolo della pensione
L'Ente Previdenziale ha impugnato la sentenza che riconosceva a un lavoratore dello spettacolo il diritto al ricalcolo della pensione senza l'applicazione del limite massimo di retribuzione giornaliera sulla quota B. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il massimale pensionabile previsto dalla legge speciale del 1971 rimane pienamente operativo anche per la quota B della pensione dei lavoratori dello spettacolo iscritti prima del 1996, non essendo stato abrogato dalle riforme successive. Rigettato invece il ricorso del pensionato sulla decadenza dei ratei ultra-triennali.
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Indebito previdenziale: il lavoratore vince contro l’INPS
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un lavoratore la restituzione di oltre settemila euro per un presunto indebito previdenziale, sostenendo che l'indennità di mobilità mensile fosse incompatibile con l'attività di artigiano avviata dal beneficiario. Il lavoratore si è difeso dimostrando di aver avviato un'attività autonoma, il che gli dava diritto all'anticipazione dell'indennità stessa. L'ente pubblico ha eccepito la decadenza del diritto a richiedere l'anticipazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito: la decadenza impedisce di chiedere somme aggiuntive, ma non vieta al lavoratore di trattenere quanto già ricevuto, poiché la causa del pagamento era legittima. Il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile, confermando l'inesistenza dell'indebito.
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Mobilità in deroga: il sussidio non scade se c’è disoccupazione
Un lavoratore si dimette nel dicembre 2011 e percepisce la disoccupazione ordinaria fino ad agosto 2012. Successivamente, richiede l'indennità di mobilità in deroga. La Corte d'Appello dichiara la domanda fuori termine, calcolando la scadenza di 90 giorni dalle dimissioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore: l'accordo regionale prevedeva che il termine potesse decorrere anche dalla fine del sostegno al reddito ordinario (la disoccupazione). La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto della reale data di fine del sussidio precedente.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per includere voci retributive precedentemente escluse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, escludendo la decadenza. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il termine di decadenza di tre anni si applica anche alle richieste di ricalcolo della pensione già in godimento. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto alla riliquidazione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati prima del triennio precedente alla causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Pensione integrativa negata dopo la ricongiunzione dei contributi
Un gruppo di ex lavoratori del settore riscossione tributi ha chiesto all'ente previdenziale l'accertamento del diritto alla pensione di vecchiaia con la liquidazione della pensione integrativa a carico del Fondo Esattoriali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che il termine di decadenza per avviare l'azione giudiziaria decorre anche in mancanza di un provvedimento esplicito dell'ente previdenziale. Inoltre, avendo i lavoratori scelto di trasferire e ricongiungere i propri contributi nell'assicurazione generale obbligatoria, non possono più pretendere prestazioni autonome o una pensione integrativa dal fondo speciale, venendo meno il principio di unitarietà dei versamenti. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Rivalutazione contributiva per amianto: arretrati persi
Il Pensionato ha richiesto la rivalutazione contributiva per amianto per ottenere un aumento del proprio trattamento pensionistico. Il Tribunale ha accolto la domanda ma ha limitato gli arretrati al triennio precedente la causa, applicando la decadenza. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto gli arretrati fin dall'origine della pensione. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il Pensionato non aveva impugnato la limitazione dei tre anni in appello, rendendo quel punto definitivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che la mancata contestazione ha creato un giudicato interno. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata senza rinvio e il Pensionato ha perso il diritto agli arretrati ultratriennali.
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Rivalutazione contributiva amianto: no a nuove domande tardive
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributiva amianto per l'esposizione professionale alla sostanza nociva. L'uomo ha presentato una prima domanda all'ente previdenziale nel 2008 e una seconda nel 2015, avviando la causa solo nel 2016. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo tempestivo il ricorso rispetto alla seconda richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza di tre anni per avviare l'azione giudiziaria decorre tassativamente dalla presentazione della prima domanda amministrativa. Di conseguenza, la successiva ripresentazione della domanda non riapre i termini. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta del lavoratore.
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Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto negata
Un gruppo di lavoratori ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto per ottenere benefici pensionistici. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per intervenuta decadenza, non avendo i lavoratori presentato la preventiva domanda amministrativa all'INPS nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che la domanda giudiziale è improponibile se non è preceduta da una formale richiesta all'INPS, e che la domanda all'INAIL non può sostituirla. Inoltre, la decadenza dall'azione giudiziaria è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio poiché tutela l'interesse pubblico alla certezza dei conti dello Stato. I lavoratori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Ricalcolo della pensione: salvi i diritti ma persi gli arretrati
Alcuni pensionati ex dipendenti Enel hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per includere tutte le voci retributive variabili. L'INPS ha eccepito la decadenza triennale introdotta nel 2011. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione, ritenendo la norma inapplicabile alle pensioni antecedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle pensioni già in corso, decorrendo dall'entrata in vigore della nuova legge. Tuttavia, tale decadenza non cancella l'intero diritto al ricalcolo della pensione, ma colpisce solo le differenze sui singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rivalutazione contributi amianto: doppia domanda e decadenza
Un lavoratore in pensione ha richiesto la rivalutazione contributi amianto per l'attività svolta in condizioni di rischio. Dopo una prima domanda all'INPS nel 2008 non coltivata in giudizio nei termini, il pensionato ha presentato una seconda domanda nel 2015, seguita da ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale decorre inderogabilmente dalla prima richiesta amministrativa. La presentazione di una seconda istanza non riapre i termini scaduti, poiché la decadenza previdenziale è di ordine pubblico e tutela la stabilità dei bilanci dello Stato. Di conseguenza, la domanda del pensionato è stata definitivamente rigettata.
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Decadenza mobile: pensione ricalcolata anche dopo tre anni
Un pensionato ha chiesto all'Inps la riliquidazione della propria pensione per neutralizzare alcune settimane di mobilità svantaggiose. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo che il termine di decadenza triennale avesse estinto interamente il diritto al ricalcolo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che in questi casi si applica il principio della decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde definitivamente il diritto alla corretta determinazione della pensione, ma perde unicamente il diritto a percepire le differenze sui singoli ratei maturati più di tre anni prima della domanda giudiziale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Massimale pensionabile ex ENPALS: INPS vince in Cassazione
Un pensionato dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della propria pensione ex ENPALS (Quota B), sostenendo che non si dovesse applicare il limite massimo di retribuzione giornaliera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ma ha applicato la decadenza triennale per i ratei più vecchi. L'ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale pensionabile ex ENPALS continua ad applicarsi anche al calcolo della Quota B per le anzianità maturate dopo il 1992. Ha inoltre confermato che la decadenza triennale si applica alle richieste di ricalcolo delle pensioni già in godimento, limitando il recupero delle somme arretrate ai soli tre anni precedenti la domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Riliquidazione della pensione: limiti temporali per gli arretrati
L'erede di un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione per ottenere un importo maggiore basato su una retribuzione più alta riconosciuta in precedenza. La Corte d'Appello aveva escluso la decadenza triennale poiché la pensione era stata liquidata prima del 2011. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la decadenza triennale si applica anche ai trattamenti già in corso prima del 6 luglio 2011. Tuttavia, tale decadenza opera secondo il criterio della decadenza mobile: l'interessato perde solo il diritto ai ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale, mentre conserva intatto il diritto al ricalcolo per il futuro e per le mensilità più recenti.
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Riliquidazione della pensione: la decadenza blocca il ricalcolo
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione di vecchiaia, già liquidata nel 2012, pretendendo la retrodatazione al 2007 tramite il computo di contributi versati in altre gestioni. L'ente previdenziale ha eccepito la decadenza del diritto all'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che, in caso di riliquidazione della pensione per prestazioni riconosciute solo parzialmente, il termine di decadenza inizia a decorrere unicamente dal momento del parziale riconoscimento della prestazione stessa. Di conseguenza, i tempi della procedura amministrativa precedente non sospendono né rinviano questo termine, rendendo tardiva l'azione giudiziaria avviata oltre i limiti di legge.
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Ricalcolo della pensione: no alla decadenza totale per gli arretrati
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione per escludere alcuni contributi meno favorevoli e ottenere le differenze arretrate. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile applicando una decadenza totale (tombale) di tre anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che per le richieste di ricalcolo della pensione già riconosciuta si applica la decadenza mobile. Questo significa che il pensionato non perde il diritto al ricalcolo in sé, ma perde solo la possibilità di chiedere gli arretrati maturati più di tre anni prima dell'avvio della causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Riliquidazione della pensione: il ritardo cancella i diritti
Un pensionato ha contestato la decorrenza della propria pensione di anzianità stabilita dall'Inps, chiedendo la riliquidazione della pensione per ottenere le mensilità arretrate. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando l'azione inammissibile per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che la decadenza triennale si applica anche alle azioni di riliquidazione della pensione già in essere. Poiché il trattamento era decorso prima dell'entrata in vigore della riforma del 2011, il termine di tre anni ha iniziato a decorrere dal 6 luglio 2011 ed è scaduto prima del deposito del ricorso giudiziario, avvenuto solo nell'ottobre 2014. Il pensionato perde definitivamente la causa.
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Ricalcolo della pensione: stop alla decadenza tombale
Un pensionato ha chiesto all'Inps il ricalcolo della pensione lamentando l'uso di un massimale errato e un numero inferiore di contributi. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile per intervenuta decadenza triennale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza triennale non cancella definitivamente il diritto alla rideterminazione dell'assegno. Essa colpisce esclusivamente le differenze sui ratei maturati prima del triennio precedente alla domanda giudiziale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame, salvaguardando il diritto del pensionato a ottenere l'adeguamento per il futuro.
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Decadenza ratei pensionistici: l’INPS perde contro il cittadino
Un cittadino ha richiesto all'ente previdenziale il pagamento dei ratei arretrati della pensione di reversibilità spettante in quanto figlio inabile. L'ente previdenziale ha rifiutato il pagamento, sostenendo che il mancato rispetto dei termini del procedimento amministrativo avesse comportato la perdita totale del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che, in assenza di un ricorso amministrativo, non si applica la perdita totale del diritto. Al contrario, opera la decadenza ratei pensionistici calcolata singolarmente per ciascuna quota mensile a partire dal giorno della sua specifica maturazione. Di conseguenza, il cittadino ha diritto a ricevere le somme arretrate non ancora prescritte.
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